Chiudi

Milano, Teatro alla Scala – Recital di Lisette Oropesa

Condivisioni

Lisette Oropesa è tornata alla Scala per un acclamato recital. Difficile, se non addirittura antipatico, mettersi a fare i dovuti distinguo quando si è dinanzi a dive come lei, ma è evidente che la prova del soprano americano, oltre a confermare gli indubbi meriti che l’hanno resa una delle cantanti più glamour del momento, lasci margini di spazio per una ragionevole disamina dei motivi per cui oggi non si possa, dopo aver ascoltato questo recital, gridare al miracolo, sposando le tesi di chi da tempo la osanna sopra le reali qualità mostrate dalle sue prestazioni. Credo fosse al suo primo recital scaligero, ma le presenze operistiche nel teatro milanese sono già molte e vanno dai Masnadieri di Verdi alla Theodora di Händel, da I Capuleti e i Montecchi di Bellini alla Lucia di Lammermoor di Donizetti dell’anno passato. Si è proposta al pubblico con un raffinato e ben congegnato programma cameristico, accompagnata al pianoforte da Beatrice Benzi, che con passo felpato e una quasi timida attenzione all’espressività delle pagine scelte, l’ha sostenuta senza mai cedere al protagonismo pianistico.

Lisette Oropesa si presenta al pubblico ingioiellata con finezza e veste un bell’abito bianco scollato con scialle rosso, poi lo cambia per la seconda parte della serata indossandone un altro altrettanto raffinato, screziato di toni turchesi. La bellezza della figura, il modo di porsi sul palco con eleganza, lo sguardo, talvolta il sorriso, sono certo quelli di chi sa conquistare platea e palchi.
La serata si apre all’insegna di Mercadante, con due gradevoli pagine salottiere, La stella e La primavera, intrise di un melodismo che nell’involo lirico patetico legato a suggestioni di natura evoca universi operistici. Inizia a cantare e, da subito, scopriamo il suo meglio. La voce corre in sala ben proiettata, luminosa e capace di trovare nella melodia un naturale sfogo attrattivo. Ma dopo le due pagine di Mercadante si arriva a Bellini, avvicinato con le celebri Sei ariette per camera. Sembra che tutto quello che si è fin qui ascoltato non evolva, e non per demerito del carisma dell’interprete, che è innegabile, ma perché la voce non si piega a un canto abile nell’avvolgere la melodia belliniana di quel respiro che è riflesso dell’anima e deve partire, per essere ben definito nel suo intimo significato, dalla voce stessa, cercando nei colori il segreto di un flusso sonoro quasi ipnotico da tradursi in parola per divenire semplice effluvio poetico-musicale. Subito si percepisce che non è solo questione di timbro, che sappiano essere non propriamente bello, oltre che attraversato da un vibrato stretto che spesso le impedisce di piegare l’emissione con maggior levigatezza nel colorire le frasi ammorbidendole nelle messe di voce, ma anche di predisposizione a rendere la melodia uno strumento d’espressività da risolversi non solo in buon canto. Da qui a negare che Lisette Oropesa sia una ottima cantante il passo è lungo, anche perché il bagaglio della virtuosa non fatica certo a farsi strada nel corso della serata attraverso l’utilizzo, quando richiesto, di bei trilli, picchettati e note che nel settore medio acuto hanno riflessi argentei di indubbio fascino, ma l’emozione, ascoltandola, resta come ingessata in uno stile espressivo che sembra uniformarsi di pagina in pagina sui medesimi cliché. Si passa poi a Donizetti, con il Lamento per la morte di Bellini e a Schubert, con Vedi quanto adoro ancora, ingrato su testo di Metastasio, scena drammatica ritagliata dalla celebre Didone abbandonata, che conclude la prima parte della serata e richiederebbe forse maggior vigore nel canto aulico anche se la sensibilità dell’interprete la sostiene sempre.

La seconda è tutta dedicata alla musica vocale da camera ispanica del tardo Ottocento e primo Novecento, in un percorso che la vede impegnata nei Quattro madrigali amorosi di Joaquín Rodrigo, in due canti popolari di Joaquín Nin (Montañesa e Tonada del Conde Sol), nella funerea melodia drammatica di Manuel de Falla che dà anima musicale al noto testo del poeta romantico Gustavo Adolfo Bécquer, Dios mío, qué solos se quedan los muertos!, fino a due pagine tratte dalle zarzuelas La tabernera del puerto di Pablo Sorozábal, con “En un país de fábula” e El barberillo de Lavapiés di Francisco Asenjo Barbieri, con “Canción de la paloma”, che fu cavallo di battaglia di Teresa Berganza, Victoria de los Ángeles e Montserrat Caballé. Nella prima, Oropesa sa far vibrare la corda della nostalgia malinconica in salsa spagnoleggiante con aerea finezza, nella seconda abbina alla ballabile freschezza ritmica del brano il giusto tocco folcloristico fatto di gesti e movimenti che rendono il suo canto estremamente comunicativo.

Detto questo, è ovvio che siamo dinanzi a un’artista di valore, ma il suo calibro non eguaglia la fama della vocalista, tanto che i bis giungono a confermarlo. Si inizia con lo Stornello di Verdi, risolto con croccante incisività, e si prosegue con il recitativo e l’aria di Susanna dall’ultimo atto dalle mozartiane Nozze di Figaro, una bella prova di fresco lirismo, anche se privo di screziature erotiche, posposte a una visione del brano un po’ troppo apollinea. Infine la diva saluta il pubblico osannante nientemeno che con la scena finale del primo atto di Traviata. La esegue da par suo, perché si vede che è calata nello spirito della pagina e di un’opera che le ha donato celebrità in diversi palcoscenici del mondo, ma nella cabaletta, eseguita senza da capo, l’ebbrezza virtuosistica non è così trascinante, resta più nella resa artistica che in quella vocale, e il mi bemolle, appena toccato, piuttosto problematico. Non importa. Il pubblico la acclama, perché nella Oropesa riconosce, forse, il valore di una cantante che ha scalato le vette della fama con scrupolosa determinazione e un impegno di musicista integro e assoluto, da premiare al di là di ogni perplessità sulla voce.

Teatro alla Scala – Stagione 2023/24
RECITAL DI CANTO
Musiche di Mercadante, Bellini, Chopin,
Donizetti, Schubert, Rodrigo, Nin,
de Falla, Granados, Sorozabal, Barbieri

Lisette Oropesa, soprano
Beatrice Benzi, pianoforte

Milano, 19 maggio 2024

image_print
Connessi all'Opera - Tutti i diritti riservati / Sullo sfondo: National Centre for the Performing Arts, Pechino