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Milano, Teatro alla Scala – Nona Sinfonia di Mahler diretta da Daniele Gatti

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Un festante e meritato successo ha accolto, in un Teatro alla Scala quasi esaurito, il quarto appuntamento della Stagione sinfonica. Sul podio della Filarmonica della Scala ritorna una delle bacchette più rinomate del panorama internazionale, il milanesissimo Daniele Gatti. Attualmente direttore principale del Maggio Musicale Fiorentino e, da agosto 2024 a luglio 2030, della prestigiosa Sächsische Staatskapelle Dresden, secondo alcune anticipazioni Gatti dovrebbe dirigere, nella prossima stagione scaligera, il Concerto di Natale e Falstaff nello storico allestimento di Strehler; il Cda ha, inoltre, fatto il suo nome per succedere dal 2026 a Riccardo Chailly come direttore musicale del Piermarini.

Sensibile e acclamato interprete della musica mitteleuropea, per l’occasione il Maestro propone uno dei compositori a lui più congeniali, Gustav Mahler. E così, dopo aver diretto su queste tavole la Prima (nel 2007 e, nel 2023, con la Gustav Mahler Jugendorchester, assieme all’Adagio dalla Decima), la Sesta (2008), i Rückert-Lieder (2013), la Seconda (2017), la Quarta (nel 2021, alla guida dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia), la Terza (2022), ecco ricomparire la Sinfonia n. 9 in re maggiore, da Gatti già eseguita alla Scala nel 2006 nel suo primo incontro con la Filarmonica.

La Nona fu composta nell’estate del 1909 in Tirolo, tra Carbonin e Dobbiaco, e debuttò postuma il 26 giugno 1912 a Vienna, sul podio Bruno Walter; in essa, il compositore Alban Berg vide l’espressione all’ennesima potenza del presentimento della morte, tema costante nel catalogo di Mahler, la morte come certezza vissuta e conquistata razionalmente, non una riflessione artistica e filosofica sulla sua inevitabilità. Per tale motivo, e per la scansione in quattro movimenti, è stata spesso accostata alla Sinfonia n. 6 in si min. op. 74 “Patetica”, il testamento sinfonico di Čajkovskij.

Dirigendo a memoria, senza spartito, Gatti attua un lavoro sopraffino di cesello, enucleando con scrupolo e nitidezza ogni singolo particolare, adottando un’agogica perlopiù comoda e dilatata, ottenendo da una Filarmonica compatta e partecipe sonorità livide, corpose e frastagliate. Quella del direttore milanese è una lettura intensa, insolita, mai banale o che sappia di déjà-vu; un’interpretazione personalissima, meditata, se vogliamo a tratti spiazzante, ricca di fascino e magnetismo, che soggioga l’ascoltatore con scelte e intenzioni radicali.

L’iniziale Andante comodo è reso con tempi ampi e ben scanditi, un suono robusto e un piglio gagliardo. Gatti domina con sicurezza la complessa architettura formale del movimento, giustapponendo rigore e libertà espressiva, coesione e frammentarietà, intimismo e vigoria. Il successivo Im Tempo eines gemächlichen Ländlers, nel quale si intrecciano i temi popolari del Ländler e del valzer, è improntato a un’ironia schietta, sardonica e graffiante, data anche da dinamiche maggiormente guizzanti e pungenti. Segue l’energia impetuosa, tracotante e tagliente del Rondo-Burleske (Allegro assai. Sehr trotzig), cadenzato con nerbo, in un disordine ordinato (ci sia concesso l’ossimoro) controllato dall’artista milanese con tecnica ferrea.
Il punto più alto della serata lo si raggiunge, però, con il conclusivo Adagio (Sehr langsam und noch zurückhaltend), nel quale Gatti e la Filarmonica della Scala rasentano la perfezione per trasporto, emotività, intensità, sintonia d’intenti e d’esecuzione. Vi traspare un dolore puro e lancinante, che si fa via via scarnificato, sublimato e sublimante. Con coraggio e intelligenza, Gatti adotta un’agogica dilatata quasi all’estremo, sonorità sempre più impalpabili e struggenti, dando vita a una lettura asciutta, catartica, purificatrice. Un momento di altissima, cocente spiritualità, solo in minima parte rovinato dallo squillo di un cellulare proprio sulle ultime battute (e sull’inciviltà di alcuni spettatori si potrebbe scrivere un libro, tra caramelle scartate, colpi di tosse a sproposito e telefonini accesi, ma sorvoliamo).

Al termine, come già si è detto, successo entusiastico, con prolungati e sentiti applausi per la Filarmonica e, per il Maestro, ripetute grida di “Bravo!” provenienti da tutti gli ordini del teatro. Anche in questa occasione, Gatti ha dimostrato di essere un gigante del podio.

Teatro alla Scala – Stagione sinfonica 2023/24

Gustav Mahler
Sinfonia n. 9 in re maggiore

Filarmonica della Scala
Direttore Daniele Gatti

Milano, 24 aprile 2024

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