Milano, Teatro alla Scala – Don Pasquale

Mozart, nel film Amadeus di Milos Forman, aveva sempre lo sguardo del padre Leopold addosso. Don Pasquale, quello della madre. Il Teatro alla Scala rimette in scena il bellissimo allestimento del capolavoro di Donizetti firmato da Davide Livermore nel 2018. Quello dove il regista torinese immagina che la condizione di celibato del protagonista sia, non troppo freudianamente, dovuta alla presenza ingombrante di una madre che si è sempre opposta a qualsiasi possibile liaison del figlio, sin dalla sua infanzia. Proprio questo ci racconta il regista, con l’ausilio di bravissimi mimi, mentre l’orchestra esegue l’ouverture. Vero è che lo spettacolo si apre sul funerale dell’anziana madre, ma la sua presenza, proprio come accade in alcune scene del film su Mozart, è plasticamente restituita da grandi ritratti che campeggiano nelle stanze dell’austera magione del protagonista; ritratti che, all’occorrenza, si animano anche.
La felice lettura registica ci trasporta nel mondo bianco e nero di una Cinecittà felliniana, abitata dai personaggi di alcuni grandi capolavori del cinema, con un gioco di citazioni che culmina in un onirico volo di Norina in una Giulietta decappottabile su Roma. Livermore firma anche le scene dello spettacolo con Giò Forma, con uno stile elegantemente déco, in bel contrasto cromatico con i preziosi costumi di Gianluca Falaschi, mentre le luci fredde di Nicolas Bovey e i video di D-Wok confermano la rodata collaborazione di un team creativo che ha regalato al pubblico più di uno spettacolo memorabile in questi ultimi anni.
Diversi i momenti emozionanti e le situazioni divertenti, restituite tuttavia sempre con garbo e nel segno di quella amara ironia che è cifra distintiva del capolavoro donizettiano. Coro e protagonisti si muovono con disinvoltura, affiancati talvolta da un gruppo di mimi/danzatori che rendono la narrazione sempre viva e teatrale.

Peccato che il fronte musicale non trovi adeguato riscontro. Dal podio, Evelino Pidò non va oltre una pur apprezzabile correttezza. Il canto è sostenuto adeguatamente, soprattutto nei magnifici momenti elegiaci, affidati per lo più a Ernesto; non mancano argute sottolineature nella conversazione brillante (che è carattere precipuo di quest’opera e la distingue da tante altre di soggetto analogo). Tuttavia, i contrasti dinamici sono a volte troppo sottolineati e non sempre la frizzante ironia della partitura spumeggia come dovrebbe.

Nel cast, si impone senza riserve il solo Mattia Olivieri, Malatesta di voce chiara e duttile, accompagnata a un’istrionica presenza scenica. Ambrogio Maestri non appare troppo convinto nei panni del protagonista: la voce è certo bella, ma la dizione è carente e l’interprete poco incisivo, spesso sopra le righe. Pregevole voce avrebbe anche Lawrence Brownlee, ma non per questo repertorio, dove ci vuole più volume. Restano una certa qual eleganza nel porgere la frase musicale e un apprezzabile gioco di sfumature. Delude la Norina di Andrea Carroll che, seppur spigliata in scena, ha una voce piccola, che si fatica a percepire: quando qualcosa giunge, al netto di uno smalto di bel colore, non mancano pericolose incrinature in acuto. Andrea Porta (un notaro) è più efficace come attore che come cantante. Di qualità il contributo del coro istruito da Alberto Malazzi.
Alla fine, vivo successo per tutti (ma in teatro c’erano tanti turisti…). [Rating:2.5/5]

Teatro alla Scala – Stagione 2023/24
DON PASQUALE
Dramma buffo in tre atti
Libretto di Giovanni Ruffini
Musica di Gaetano Donizetti

Don Pasquale Ambrogio Maestri
Dottor Malatesta Mattia Olivieri
Ernesto Lawrence Brownlee
Norina Andrea Carroll
Un notaro Andrea Porta

Orchestra e coro del Teatro alla Scala
Direttore Evelino Pidò
Maestro del coro Alberto Malazzi
Regia Davide Livermore
Scene Davide Livermore e Giò Forma
Costumi Gianluca Falaschi
Luci Nicolas Bovey
Video D-Work

Produzione Teatro alla Scala
Milano, 17 maggio 2024