Milano, Teatro alla Scala – Concerto diretto da Riccardo Chailly, soprano Marlis Petersen

La Seconda Scuola di Vienna approda al Teatro alla Scala. Come quinto appuntamento della Stagione sinfonica, viene proposto un programma per nulla scontato o di routine con, protagoniste, l’estetica e la musica dell’Austria fin de siècle, ben incarnate dai loro tre corifei per eccellenza: Schönberg, Berg e Webern. Un plauso a prescindere, quindi, per il maestro Riccardo Chailly che, alla testa della Filarmonica della Scala, ha scelto un simile, prezioso impaginato, di raro ascolto sui palcoscenici italiani.

La serata si apre nel nome di Arnold Schönberg, guida del sodalizio viennese, del quale si esegue il poema sinfonico Verklärte Nacht op. 4, concepito inizialmente per sestetto nel 1899, trascritto per orchestra d’archi nel 1919 e riveduto nel 1943 (quest’ultima è la versione qui recensita). Ispirata a una poesia dello scrittore e poeta tedesco Richard Dehmel, la Notte trasfigurata narra dell’incontro, avvenuto al chiaro di luna, in un parco, tra una donna e il suo amante, nel quale quest’ultima confessa di non amare il marito, sebbene sia incinta di lui, e venendo perciò consolata e accolta dall’uomo che veramente ama. Nel poema, Schönberg miscela sapientemente atonalità, una scrittura contrappuntistica, Leitmotive di ascendenza wagneriana, il principio brahmsiano della variazione-sviluppo. Alla guida di una Filarmonica compatta e precisa, con gesto incisivo Chailly confeziona una lettura vibrante, dinamica, venata di lucori lunari e accenti morbosi; il suono di puro smalto è denso, corposo, di colore scuro, all’occorrenza alleggerito in sonorità diafane e trasparenti, l’incedere è incalzante. Il maestro milanese scandaglia a fondo la partitura, enucleando con cristallina meticolosità i vari motivi che costellano le sue cinque sezioni contigue, dal sinfonismo tedesco alla Tristan und Isolde alle intricate melodie cromatiche, dall’incipit tetro e rigoroso al culmine dell’espansione conclusiva, venata di misticismo.

Segue la Passacaglia op. 1 di Anton Webern, del 1908, brano con il quale il compositore terminò il proprio apprendistato presso Schönberg. Il pezzo, incentrato sulla rigorosa forma barocca della passacaglia, si basa sul principio schönberghiano di una continua e mutevole variazione di ritmo, dinamiche, timbrica e incisi, presentando un tema ostinato di otto battute e un complesso di ventiquattro variazioni. Dopo il pizzicato degli archi in apertura, Chailly procede speditamente ed energicamente verso una direzione espressionista e palpitante, robusta nel suono, vertiginosa nell’agogica, miscelando sapientemente sensualità decadente e inebriamento.

La serata termina con i Drei Bruchstücke aus Wozzeck, i Tre frammenti dal Wozzeck per soprano e orchestra di Alban Berg. Composti nel 1923 ed eseguiti per la prima volta a Francoforte nel 1924, essi fecero sì che il direttore d’orchestra Erich Kleiber proponesse a Berg di rappresentare a Berlino l’opera Wozzeck; la sua prima mondiale avvenne alla fine del 1925, ricevendo non poche stroncature per lo scandalo suscitato nel pubblico e nella critica. La versione da concerto che qui si ascolta comprende alcuni frammenti sinfonici e cantati; nella fattispecie, dal I atto sono tratte la Marcia militare e la toccante Berceuse, dal III atto la lettura della Bibbia da parte di Marie, la moglie di Wozzeck, e le due allucinanti, tragiche scene conclusive dell’opera. Per l’occasione, torna finalmente sul palco della Scala un’artista assente da queste tavole da ventitré anni (la sua unica apparizione scaligera risale, difatti, al 2001, quando Lorin Maazel e la Symphonieorchester des Bayerischen Rundfunks proposero Ein deutsches Requiem di Brahms): Marlis Petersen.

Il soprano tedesco, di casa nelle più rinomate piazze internazionali, da Salisburgo a Monaco di Baviera, da Zurigo a Vienna, da Aix-en-Provence a New York, ha all’attivo un repertorio molto variegato, che include fra gli altri titoli di Mozart, Strauss, Berg, Lehár, Korngold, Verdi, Janáček (chi scrive, ricorda la sua deliziosa Susanna mozartiana al Salzburger Festspiele 2011, diretta da Robin Ticciati nell’iconica produzione di Claus Guth del 2006). Petersen esibisce una vocalità controllata ed educata, non debordante, di tinta chiara, emessa con pulizia, tecnica ferrea e musicalità sopraffina; il registro acuto risuona agile, penetrante e svettante. Il soprano si distingue, altresì, per una cocente espressività, riscontrabile nel trasporto nel fraseggio, nella dizione nitida e in una mimica facciale eloquente. La accompagna con intensità Chailly, che dà dei tre frammenti una lettura profonda e d’impatto, ben diversificata nelle atmosfere e nelle cromie: si susseguono così le trasparenze alienanti dell’incipit, quando Wozzeck e il commilitone Andres raccolgono la legna in un bosco; la grottesca e caustica marcia militare guidata dallo sfrontato Tamburmaggiore, esposta dalla tromba e dai corni; l’accorata e tormentata ninna nanna che Marie canta al figlioletto; la pregnante scena nella quale la donna legge nel Vangelo gli episodi dell’adultera e di Maria Maddalena, giocata sull’alternanza di denso declamato, squarci drammatici e oasi di lirismo; il raggelante straniamento della morte per annegamento di Wozzeck; la potenza deflagrante del successivo interludio, dominato da sonorità taglienti e dall’acuminata penetranza delle percussioni; la puntuta e beffarda petulanza del girotondo conclusivo, in cui brilla il breve intervento degli Allievi del Coro di voci bianche dell’Accademia Teatro alla Scala, sotto l’affettuosa guida di Bruno Casoni. Dopo un’esecuzione di siffatto livello, l’auspicio è che Riccardo Chailly voglia proporre alla Scala integralmente Wozzeck e, perché no, anche Lulu di Berg.
La serata, accolta da un successo festante e da ovazioni per Chailly e la Filarmonica da parte di un folto pubblico che assiepava un teatro esaurito in ogni suo ordine, fa ben sperare per i Gurre-Lieder che il Maestro dirigerà a settembre 2024, e per il concerto in programma a ottobre 2025, con pagine di Schönberg, Mahler e Berg, solisti Elīna Garanča e Christopher Maltman. [Rating:4.5/5]

Teatro alla Scala – Stagione sinfonica 2023/24

Arnold Schönberg
Verklärte Nacht op. 4
versione per orchestra d’archi

Anton Webern
Passacaglia op. 1

Alban Berg
Tre frammenti dal Wozzeck
per soprano e orchestra

Filarmonica della Scala
Allievi del Coro di voci bianche
dell’Accademia Teatro alla Scala
Direttore Riccardo Chailly
Maestro del coro Bruno Casoni
Soprano Marlis Petersen

Milano, 30 maggio 2024