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Milano, Teatro alla Scala – Concerto diretto da Ingo Metzmacher

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Il centenario della nascita del compositore Luigi Nono, nato a Venezia il 29 gennaio 1924, il decennale della scomparsa di Claudio Abbado, spentosi il 20 gennaio 2014: per commemorare queste due importanti ricorrenze, il Teatro alla Scala propone, come secondo appuntamento della Stagione sinfonica, un interessante e ricercato concerto imperniato su due significative partiture del Novecento, di raro ascolto (almeno la prima). A guidare la Filarmonica della Scala, uno dei più accreditati interpreti del repertorio del XX e XXI secolo, assente da queste tavole dal 2017 e qui distintosi nel 2015 per Die Soldaten di Zimmermann, spettacolo di inaudita potenza proveniente da Salisburgo, e Wozzeck di Berg con l’ormai storico allestimento del 1997 di Jürgenn Flimm: Ingo Metzmacher.

Tedesco della Bassa Sassonia, classe 1957, dal 2016 direttore artistico del KunstFestSpiele Herrenhausen di Hannover, festival interdisciplinare nel quale la musica gioca un ruolo di primo piano, nel corso degli anni Metzmacher è emerso come esecutore di opere e composizioni di Strauss, Berg, Schönberg, Rihm, Šostakovič, Hartmann, Messiaen, Pfitzner, Henze, Cage, solo per citarne alcuni. Di casa nelle più rinomate piazze internazionali, dal 1990 intrattiene un’assidua frequentazione con il prestigioso Salzburger Festspiele, dove ha diretto, fra gli altri, Prometeo (1993), Al gran sole carico d’amore (2009) e Intolleranza 1960 (2021) di Luigi Nono, Dionysos (2010) e Die Eroberung von Mexico (2015) di Wolfgang Rihm, Die Soldaten di Bernd Alois Zimmermann (2012), Gawain di Harrison Birtwistle (2013), Fierrabras di Franz Schubert (2014), Œdipe di George Enescu (2019), Falstaff di Verdi (2023).

In apertura di serata troviamo un lavoro di Luigi Nono che ha debuttato proprio al Piermarini, il 28 giugno 1972, sul podio Claudio Abbado, al pianoforte Maurizio Pollini e, come voce solista, Slavka Taskova Paoletti, da allora mai più eseguito alla Scala: Como una ola de fuerza y luz per soprano, pianoforte, orchestra e nastro magnetico. Il brano, della durata di circa mezz’ora, è – come lo definì il musicologo e critico musicale Luigi Pestalozza nel programma di sala del 1972 – “una ‘lunga marcia’ di liberazione attraverso l’udibile, il campo sonoro”. Dedicatario della composizione è il giovane Luciano Cruz, militante marxista del MIR cileno, Movimiento de Izquierda Revolucionaria (Movimento della Sinistra Rivoluzionaria), nonché amico di Nono, morto accidentalmente e misteriosamente nell’agosto del 1971 a soli ventisette anni. L’impegno civile e politico è stato, come sappiamo, una costante nella musica di Nono: basti pensare, per esempio, alla cantata del 1955/1956 Il canto sospeso; al lavoro per soprano, tenore e orchestra Canti di vita e d’amore: Sul ponte di Hiroshima del 1962; alla composizione del 1964 La fabbrica illuminata. Il pezzo, che mostra affinità con l’opera Al gran sole carico d’amore, è basato sul testo di una poesia di Julio Huasi, dedicata dal poeta argentino a Luciano Cruz. Dirigendo tutto il tempo senza bacchetta, Metzmacher tiene ben salde le redini di una partitura estremamente affascinante e, al contempo, straniante e ostica, ottenendo da una Filarmonica in gran spolvero sonorità livide e veementi, roboanti e corrusche nelle percussioni, quasi stridenti negli archi. La sua è una lettura nitida, profonda, solida e scultorea, di forte impatto. Protagonista indiscusso del pezzo è il pianoforte nel registro medio-grave, affrontato da uno specialista del repertorio novecentesco e contemporaneo come Pierre-Laurent Aimard con balenante drammaticità e intensità: le martellanti cadenze pianistiche sono, infatti, rese dall’artista francese con impeto magmatico e tagliente, ferrea penetranza, in un avvincente, incandescente botta e risposta con l’orchestra. Un ruolo fondamentale lo ha, poi, la voce di cristallina, limpida purezza del soprano spagnolo Serena Sáenz, che canta e recita con puntuta espressività il poema di Huasi, conferendo efficace vigoria a parole e frasi quali “Lusiano” o “joven como la revolución”, inerpicandosi con fluida, vaporosa naturalezza in acuti e sovracuti di siderale altezza. Il tutto si amalgama alla perfezione con la componente registrata, amplificata e diffusa con altoparlanti posti alle spalle della compagine orchestrale (direttore regia del suono Paolo Zavagna, esperto di musica elettroacustica e arte sonora), riverberando e replicando l’intonazione e il canto del soprano in una specie di immateriale, etereo coro femminile, per poi frantumare il suono in visionarie, acuminate, spettrali cellule.

Dopo la pausa, prosegue il nostro viaggio nella musica del Novecento, spostandoci dal Cile del rivoluzionario Luciano Cruz alla Russia di Dmitrij Šostakovič e alla sua monumentale Sinfonia n. 4 in do min. op. 43, composta tra 1935 e 1936 ma eseguita in prima assoluta a Mosca solamente il 30 dicembre 1961, a causa dell’ostracismo staliniano che colpì il compositore e le sue opere per circa una trentina d’anni. Ritenuta (a ragione) dal musicologo e saggista Franco Pulcini “l’inizio del vero grande sinfonismo”, la Quarta si contraddistingue principalmente per un’orchestrazione esondante e per l’imprevedibilità delle scelte musicali adottate da Šostakovič. Seguito con puntiglio nei propri intenti da una Filarmonica compatta e a ranghi serrati, Metzmacher opta per un’interpretazione robusta, concreta e schematica, improntata a sonorità rigogliose e imponenti, di consistenza marmorea. Nel primo movimento, Allegretto poco moderato, aperto dalle sonorità graffianti dello xilofono e dei legni, il maestro tedesco sbalza con incisività le ampie sezioni, di sapore fantasmagorico, che lo caratterizzano, assecondando il concitato andamento rapsodico e rendendo un clima via via guizzante, marziale, solenne, agrodolce, in una rutilante e sfaccettata polifonia. Nel successivo Moderato con moto si apprezzano evidenti influssi mahleriani, con un’atmosfera agreste affine al Ländler, la danza tipica dell’Austria, della Germania meridionale e della Svizzera tedesca, il tutto improntato al carattere di scherzo. Versatilità e dinamismo si ritrovano anche nel maestoso Largo – Allegretto conclusivo, suddiviso in cinque sezioni, dove si susseguono con naturalezza una plumbea marcia funebre, a tratti bizzarra, affidata specialmente ai fiati; un succinto inciso ostinato; un’oasi di lirismo puro, simile a un sardonico e ammaliante valzer viennese; il petulante e vorticoso Scherzo di gusto circense; la sovraccarica conclusione, nella quale la sfavillante densità orchestrale va scemando nelle dissolvenze delle battute finali, estremo anelito di vita.

In sintesi, abbiamo assistito a una serata di alto livello, catartica e trascendente, nella quale un programma per nulla scontato o immediato è stato eseguito in maniera ineccepibile dalla Filarmonica scaligera e da solisti d’eccezione. L’auspicio è che, anche in futuro, la Scala proponga simili eventi, con impaginati desueti o, comunque, di rara esecuzione.
Teatro quasi esaurito con sparute defezioni in corso d’opera; cordiali e insistenti applausi dopo il primo brano, accoglienza festante al termine della serata. Il concerto verrà replicato il 13 febbraio al Teatro “Romolo Valli” di Reggio Emilia con, però, una lieve variazione nella locandina: al posto della Quarta di Šostakovič, si ascolterà il Concerto n. 3 in do min. op. 37 per pianoforte e orchestra di Beethoven.

Teatro alla Scala – Stagione sinfonica 2023/24

Luigi Nono
Como una ola de fuerza y luz
per soprano, pianoforte, orchestra e nastro magnetico

Dmitrij Šostakovič
Sinfonia n. 4 in do min. op. 43

Filarmonica della Scala
Direttore Ingo Metzmacher
Soprano Serena Sáenz
Pianoforte Pierre-Laurent Aimard
Direttore regia del suono Paolo Zavagna

Milano, 25 gennaio 2024

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