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Milano, Teatro alla Scala – Concerto di Lisette Oropesa e Benjamin Bernheim

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Accoglienza festosa, quasi trionfale, per il concerto di Lisette Oropesa e Benjamin Bernheim al Teatro alla Scala lunedì sera. Accompagnati dall’orchestra dell’Accademia scaligera diretta da Marco Armiliato, soprano e tenore hanno dilettato il pubblico con una carrellata di “brani celebri”, impaginati in modo piuttosto casuale e dallo stile vagamente nazional-popolare.

Veleggiando da Verdi a Donizetti, da Puccini a Bizet, da Massenet a Gounod fino a Meyerbeer, questi nuovi campioni dell’arte lirica (come veniva chiamata un tempo) hanno in qualche modo rinverdito il fascino dei gloriosi “Concerti Martini & Rossi” di vetusta memoria. Allora si alternavano Callas e Gigli, Gencer e Valletti, Del Monaco e Tebaldi ecc. ecc. mentre oggi, più realisticamente, il meglio possibile rintracciabile a livello internazionale.

Il riferimento alle grandi voci del passato era palese soprattutto nelle scelte di repertorio del tenore Benjamin Bernheim, probabilmente intenzionato a proporsi quale novello Nicolai Gedda o Alfredo Kraus, ma senza possedere la scaltrezza tecnica, le capacità interpretative e lo splendore negli acuti né dell’uno né dell’altro. Ce ne siamo accorti soprattutto durante l’esecuzione della magnifica aria tratta dai Pescatori di perle di Bizet, il celebre “Je crois entendre encore”, incastonata nella seconda parte del concerto e salutata dal pubblico con scroscianti applausi. In verità, l’esecuzione è parsa poco più che mediocre, affidata a un tentativo di mezza voce che sconfinava spesso in uno smunto falsetto, inespressiva sotto l’aspetto interpretativo giacché completamente priva di quel languore, fra l’estatico e il sognante, che è sua cifra peculiare, con acuti carenti di squillo e legato certo non trascendentale. Se non altro, il fatto che si trattasse di un brano in lingua francese, attenuava di molto la nasalità del registro superiore palesemente avvertibile in pagine quali la pucciniana “Recondita armonia” estrapolata da Tosca o il duetto con Gilda del verdiano Rigoletto. Il repertorio pucciniano, a cui Bernheim sembra voler indulgere, stante l’unico bis concesso ossia “O soave fanciulla” tratto da La bohème, lo trova veramente a mal partito sotto l’aspetto interpretativo. Troppo inamidato il fraseggio, carente di pathos l’accento, poco lucente l’acuto.

Il concerto, del resto, era iniziato piuttosto in sordina con una esecuzione a tratti convenzionale della Sinfonia de La forza del destino seguita da un duetto dell’Elisir d’amore (Caro elisir! Sei mio!) ben poco effervescente, nonostante l’impegno “teatrale” dei due cantanti. Ma siamo sicuri che far apparire al proscenio il nostro Benjamin-Nemorino con in mano  una bottiglia di vino da supermercato sia stata un’idea geniale? A noi è parsa solo, involontariamente, trash.
Il succitato duetto ha consentito alla brava Lisette Oropesa di scaldare la voce prima di affrontare la difficile aria dei verdiani Masnadieri, durante la cabaletta della quale abbiamo potuto apprezzare il bellissimo trillo della cantante statunitense e i suoi affascinante acuti, se presi in pianissimo. Dopo l’esecuzione della Sinfonia tratta dalla stessa opera (che ha guadagnato calorose ovazioni al violoncello solista) si è passati all’impegnativo duetto del Rigoletto fra Gilda e il Duca durante il quale la voce del soprano, così ricca di armonici, si fondeva un poco a fatica con quella tendenzialmente frigida del tenore. Seconda parte del concerto tutta dedicata alla Francia, dove una Oropesa tecnicamente pregevole, ma stranamente priva di coquetterie, ha eseguito l’aria “des bijoux” dal Faust di Gounod e il perigliosissimo “Robert, toi que j’aime” da Robert le Diable di Meyerbeer.

Il meglio è arrivato con le ultime pagine in programma: il “Fuyez, douce image” di Des Grieux seguito dal sensuale duetto con Manon. In questi brani di Jules Massenet il tenore ha saputo, finalmente, sfoderare le sue capacità d’interprete. Probabilmente galvanizatto da una Lisette Oropesa insinuante e seducente, ha così dimostrato di quale stoffa è fatta la sua arte se applicata al repertorio a lui più idoneo.

Teatro alla Scala – Concerti straordinari
CONCERTO ARMILIATO/ OROPESA/ BERNHEIM
Musiche di Verdi, Donizetti, Puccini,
Gounod, Bizet, Meyerbeer, Massenet

Soprano Lisette Oropesa
Tenore Benjamin Bernheim

Orchestra dell’Accademia Teatro alla Scala
Direttore Marco Armiliato

Milano, 29 aprile 2024

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