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Milano, Teatro alla Scala – Concerto della Filarmonica con Matthias Pintscher e Ilya Gringolts

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Un programma eclettico e ricercato per il doppio debutto, al Teatro alla Scala e sul podio della Filarmonica della Scala, del compositore e direttore d’orchestra tedesco Matthias Pintscher. Classe 1971, nativo di Marl nel Land della Renania Settentrionale-Vestfalia, dalla Stagione 2024/2025 Pintscher sarà il nuovo direttore musicale della Kansas City Symphony; per dieci anni a capo del parigino Ensemble Intercontemporain, fondato nel 1980 da Pierre Boulez, l’artista ha all’attivo soprattutto l’esecuzione di musica del XX e XXI secolo, in varie piazze europee, asiatiche, americane e australiane. In campo operistico, si ricordano prove in titoli di Wagner e Olga Neuwirth.

Per il suo esordio scaligero propone, come già detto, un impaginato prezioso e per nulla scontato, imperniato su pagine impegnative e non così comuni. La serata si apre nel nome di Igor Stravinskij, con il suo poema sinfonico in tre parti Le chant du rossignol del 1917, tratto dal secondo e terzo atto dell’opera Le Rossignol, basata sulla celebre fiaba di Hans Christian Andersen e contraddistinta da un marcato simbolismo. Con gestualità atletica e slanciata, Pintscher ne dà una lettura netta e tagliente, dirompente e cristallina nello scandaglio delle invenzioni strumentali, enucleando con nitidezza i temi che costellano la variegata scrittura orchestrale, dalle sonorità pungenti e sferzanti a quelle maggiormente delicate e avvolgenti, dalle connotazioni orientaleggianti date, specialmente, dalla celesta, al livido e funereo corteo funebre che rappresenta la Morte.

Segue un brano di Pintscher stesso, il Concerto mar’eh per violino e orchestra, che ha avuto la sua prima mondiale l’11 settembre 2011 a Lucerna, solista Julia Fischer, diretta da Vladimir Jurowski alla guida della London Philharmonic Orchestra. Come racconta l’artista tedesco, «mar’eh è una parola ebraica che significa “volto, segno”. Può anche significare l’aura di un volto, una bella visione, qualcosa di meraviglioso che appare improvvisamente davanti a te». Per l’occasione, la parte solistica è affidata al quarantunenne violinista russo, anch’egli debuttante al Piermarini, Ilya Gringolts, il cui repertorio spazia dal barocco al contemporaneo, di casa su palcoscenici internazionali come Zurigo, Basilea, Londra, Edimburgo, Tokyo, Adelaide. Con tecnica d’acciaio, intonazione illibata e fraseggio palpitante, dominando con solidità e mano ferma la difficile partitura, Gringolts ottiene dal suo Stradivari (1718 “ex-Prové”) un virtuosismo penetrante e acuminato, a tratti intimistico e introspettivo, per nulla enfatico o esibito, e una timbrica molto acuta e graffiante, che ben si sposano con le cellule sonore filigranate, frammentate e alienanti, quasi spettrali, del tappeto orchestrale, caratterizzato da trasparenza, impalpabilità e intensità.

Dopo l’intervallo, sui leggii della Filarmonica troviamo la Suite per orchestra Masques et bergamasques op. 112a di Gabriel Fauré, del 1919, tratta dal divertissement coreografico dal medesimo titolo, su libretto di René Fauchois, commissionato a Fauré nel 1918 dal principe Alberto I di Monaco, e che vede protagoniste le maschere di Arlecchino, Colombina e Gilles. Quella del direttore tedesco è una direzione fluida e agile, smaltata nel suono e guizzante nell’agogica. La briosa Ouverture risulta di un’eleganza e di una leggerezza di sapore prettamente mozartiano; il Menuet è fresco, galante e luminoso; la successiva Gavotte procede con esuberanza e irruente baldanza; la conclusiva Pastorale si distingue per la sobria austerità e per un lirismo terso e rasserenante.

Chiude il concerto uno dei brani forse più noti di Claude Debussy, La mer. Tre schizzi sinfonici per orchestra, L 111 del 1903 – 1905, un poema sinfonico dalla genesi travagliata e tormentata, improntato a un linguaggio formale estremamente libero e quasi irrazionale, spiazzante per l’epoca, volto a rendere appieno la natura informe, duplice e imperscrutabile del mare. Pintscher opta per una lettura rigogliosa, istantanea, dinamica e lussureggiante, ottenendo dalla compagine orchestrale (come sempre compatta e precisa) sonorità perlopiù sfavillanti, scattanti e rilucenti. Nel primo movimento, De l’aube à midi sur la mer, si apprezzano la plasticità del suono, cosparso di eleganti e crepitanti macchie di colore, e l’andamento pulsante e mobilissimo della musica. Nel seguente Jeux de vagues la natura ondivaga e frastagliata del mare è resa da un’orchestrazione vivida e trasparente, nel quale si mescolano abilmente richiami danzanti al bolero, al valzer, alla giga. In una sorta di circolarità, il terzo e ultimo movimento, Dialogue du vent et de la mer, recupera parte del materiale del primo, giocando sulla giustapposizione e sul contrasto tra una timbrica corrusca e poderosa, e una maggiormente piana e limpida, per sfociare nella coda finale che si chiude in un “fortissimo” violento e secco.
Al termine, calorosa accoglienza da parte del folto pubblico presente in sala; indubbiamente, un debutto scaligero riuscito per entrambi gli artisti.

Teatro alla Scala – Stagione Filarmonica della Scala 2024
CONCERTO SINFONICO
Musiche di Igor Stravinskij, Matthias Pintscher,
Gabriel Fauré e Claude Debussy

Filarmonica della Scala
Direttore Matthias Pintscher
Violino Ilya Gringolts

Milano, 18 marzo 2024

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