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Milano, Teatro alla Scala – Cavalleria rusticana (con Eyvazov e Hernández) e Pagliacci

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Proseguono a spron battuto le repliche del dittico verista per eccellenza, Cavalleria rusticana e Pagliacci, in scena fino al 5 maggio al Teatro alla Scala (qui la recensione della prima). Come da locandina, assistiamo a qualche variazione nel cast del melodramma tratto dall’omonima novella di Giovanni Verga. Al posto dell’inizialmente prevista Ekaterina Semenchuk, i panni di Santuzza vengono indossati da Saioa Hernández. Assente da queste tavole dalla Gioconda del 2022, il soprano spagnolo avrebbe dovuto debuttare la parte nella recita qui recensita; per un’improvvisa indisposizione di Elīna Garanča, però, il suo esordio è stato anticipato al 26 aprile. Hernández possiede uno strumento vocale ampio e voluminoso, che corre con naturalezza nell’ampia sala teatrale; gli acuti, emessi con estrema sicurezza, risuonano svettanti e debordanti, i centri e i gravi vengono gestiti abbastanza bene, con meno disomogeneità rispetto a prove passate. La sua è una Santuzza matronale e appassionata, mai sopra le righe. La romanza “Voi lo sapete, o mamma” è interpretata con accorata intensità, il duetto con Turiddu è affrontato con trasporto, quello con Alfio con fierezza mista a tormento; convince la resa della maledizione “A te la mala Pasqua, spergiuro!”, cantata con intonazione e incisività, evitando effetti grotteschi o plateali che spesso si ascoltano.
Accanto a lei, come Turiddu troviamo Yusif Eyvazov, nelle ultime stagioni di casa al Piermarini (dopo Andrea Chénier nel 2017 e nel 2023, Adriana Lecouvreur nel 2022, a fine giugno e inizio luglio tornerà alla Scala per Turandot). Sin dalla Siciliana d’apertura, il tenore azero esibisce tutte le sue peculiarità: una vocalità robusta, ben salda; un timbro di non particolare appeal; acuti solidi e squillanti, sciorinati con facilità; una tecnica ferrea ed eccellente; una dizione doviziosa di inflessioni e una recitazione comunicativa ed espressiva. Eyvazov affronta il duetto con Santuzza con piglio energico e generosità, il brindisi con baldanza e franchezza; il commiato dalla madre è reso con accenti vibranti e commozione.
Gli altri artisti sono i medesimi della prima: ecco, dunque, Amartuvshin Enkhbat, un Alfio dalla voce omogenea, pastosa e tornita, incorso in una dimenticanza in una battuta della sortita “Il cavallo scalpita”; la Lola sensuale e vellutata di Francesca Di Sauro; la mamma Lucia ieratica di una veterana come l’intramontabile Elena Zilio.

Lo stesso discorso vale per gli interpreti di Pagliacci. Ricordiamo brevemente, per dovere di cronaca, Fabio Sartori, Canio dallo strumento vocale sonoro e ben proiettato, scenicamente vigoroso; la Nedda luminosa, cristallina e seducente di Irina Lungu; Amartuvshin Enkhbat, Tonio lodevole per pulizia di fraseggio, cura nell’immedesimazione, ricerca di sfumature (specialmente nel Prologo), morbidezza di emissione; il Silvio avvenente e squillante di Mattia Olivieri; l’Arlecchino corretto di Jinxu Xiahou.

Dal podio dell’Orchestra del Teatro alla Scala, Giampaolo Bisanti propende per una lettura puntuale e sanguigna, a tratti eccessivamente corposa nelle sonorità. Sicuri ed efficaci gli interventi del Coro, guidato come sempre con mano salda da Alberto Malazzi, con una menzione particolare per Patrizia Molina in Cavalleria rusticana, che con cocente trasporto dà la notizia dell’uccisione di Turiddu, e per i due contadini di Pagliacci, Gabriele Valsecchi e Luigi Albani.

Il bell’allestimento è quello, icastico e potentemente teatrale, del 2011 con regia di Mario Martone, per l’occasione ripreso con intelligenza da Federica Stefani, scene di Sergio Tramonti, costumi di Ursula Patzak, luci di Pasquale Mari. Nel dramma di Mascagni si respira una tragica e solenne aura di sacralità, grazie anche all’essenzialità della scenografia, laddove in quello di Leoncavallo viriamo verso un realismo tagliente e brutale, quasi di sapore cinematografico, calato nella contemporaneità di un campo nomadi posto sotto a un cavalcavia, tra prostitute, acrobati e saltimbanchi.
Teatro quasi esaurito e, al termine, successo festante e tripudiante, con ovazioni soprattutto per il direttore e per Hernández, Sartori, Enkhbat, Eyvazov, Lungu, Olivieri, Zilio.

Teatro alla Scala – Stagione 2023/24
CAVALLERIA RUSTICANA
Melodramma in un atto
Libretto di Giovanni Targioni-Tozzetti e Guido Menasci
Musica di Pietro Mascagni

Santuzza Saioa Hernández
Lola Francesca Di Sauro
Turiddu Yusif Eyvazov
Alfio Amartuvshin Enkhbat
Lucia Elena Zilio
Una voce Patrizia Molina

PAGLIACCI
Dramma in un prologo e due atti
Libretto e musica di Ruggero Leoncavallo

Nedda Irina Lungu
Canio Fabio Sartori
Tonio Amartuvshin Enkhbat
Peppe Jinxu Xiahou
Silvio Mattia Olivieri
Un contadino Gabriele Valsecchi
Altro contadino Luigi Albani
Acrobati Sara Berni, Nicola Colleoni, Stefano De Luca,
Francesca Noemi Linari, Mattia Tagliani

Orchestra e Coro del Teatro alla Scala
Con la partecipazione del Coro di voci bianche
dell’Accademia Teatro alla Scala
Direttore Giampaolo Bisanti
Maestro del coro Alberto Malazzi
Maestro del Coro di voci bianche Marco De Gasperi
Regia Mario Martone ripresa da Federica Stefani
Scene Sergio Tramonti
Costumi Ursula Patzak
Luci Pasquale Mari

Produzione Teatro alla Scala
Milano, 30 aprile 2024

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