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Losanna, Teatro dell’Opera – Cendrillon (Cenerentola)

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Tutti conoscono, fin da bambini, la fiaba di Cenerentola. Molti, e certamente tutti gli ascoltatori d’opera, conoscono ovviamente l’omonima opera di Rossini, in cui tutti non faticano a riconoscere le grandi libertà prese da Jacopo Ferretti nell’adattare il racconto di Charles Perrault alle convenzioni dell’opera italiana. Meno nota è invece la Cendrillon di Jules Massenet, messa in ombra sia dal capolavoro di Rossini sia da altre composizioni dello stesso autore come Manon, Thaïs o Werther, che per di più beneficiano di alcune conosciutissime melodie, vero punto di forza del compositore francese. Nonostante ciò, non si tratta di un’opera priva d’interesse. Innanzitutto, non è un doppione di Rossini: il libretto di Henri Caïn segue molto più da vicino la materia originale, e fin dal sottotitolo sull’autografo Massenet indica che Cendrillon è un “conte de fées” in quattro atti: una fiaba, certo, ma un “racconto fatato” secondo la traduzione letterale.

Di certo nell’opera di Massenet convivono tre elementi, il cui rapporto e bilanciamento è il punto critico di qualunque esecuzione, come quella dell’Opera di Losanna di cui ci accingiamo a rendere conto. Da una parte, c’è il fiabesco: le fate, gli elfi e i folletti, evocato nell’orchestrazione da colori particolari, come le melodie affidate al flauto o alla viola, gli interventi del glockenspiel e le armonie dell’arpa o del coro a bocca chiusa, e nella scrittura vocale dalle vorticose colorature della Fata; al lato opposto, la parte più propriamente comica, con i ruoli buffi della matrigna o delle sorellastre o della corte del principe, in cui ovviamente non può non vedersi una certa critica alla società delle apparenze della Belle époque come già accadeva in Offenbach per il Secondo impero, e per le quali infatti Massenet ricorre spesso a stilemi reminiscenti delle operette offenbachiane. In mezzo, i ruoli più lirici di una Cenerentola aggravata dalla sua sfortuna, del padre Pandolfe che vorrebbe consolarla e di un Prince charmant (un soprano en travesti che certe incisioni discografiche hanno trasformato in tenore) disperato nel non ritrovare, dopo il ballo, la fanciulla amata.

La scelta di David Hermann per la produzione andata in scena a Losanna (ma già vista a Nancy nel 2019) è di ambientare la vicenda ai giorni nostri, facendo del principe un adolescente ribelle; il ballo è una sorta di sfilata delle pretendenti l’una più improbabile dell’altra, e la fata una clochard: se le risate non mancano per le trovate nelle scene corali, siano nel palazzo reale o nella casa di Pandolfe e Haltière, il rischio è che l’elemento fiabesco resti un po’ in sordina, caratterizzato solo dalle luci bluastre. Per il resto, lo spettacolo non è certo rivoluzionario: i movimenti abbastanza standard, la scenografia quasi assente (se non per un pannello da cui si aprono porte e finestre, e per una struttura di rami intrecciati che dovrebbe rappresentare la foresta di querce) e delle videoproiezioni non eccezionali che non sono che la variante economica dei vecchi fondali dipinti.

Non solo in scena sembra più riuscito il lato comico dello spettacolo: la direzione spigliata e decisa di Corinna Niemeyer fa risaltare piuttosto gli aspetti alla Offenbach (come i temi in marcato degli ottoni gravi) o i finali travolgenti — Losanna, seguendo la tradizione di molti teatri in area francofona, programma un’operetta francese ogni anno nelle feste natalizie, e non sorprende quindi l’affinità dell’Orchestre de Chambre de Lausanne con questo repertorio. Meno evidenziate invece le melodie setose che costellano comunque l’opera di Massenet, in particolare quando a cantare sono Cenerentola e il Principe. Se sono ineccepibili i soli strumentali, l’accompagnamento è un po’ anonimo e manca talvolta di legato. Resta la scelta di non riaprire il taglio operato già da Massenet del prologo in cui i personaggi si presentano e annunciano di voler trasportare il pubblico nel pays bleu delle fiabe (il coro finale, restato invece nella partitura, acquista davvero senso solo se legato con questa introduzione!). Forse in una lettura più vicina all’opéra-comique che alla fiaba come quella offerta da Hermann e Niemeyer il reintegro del prologo sarebbe stato più logico, e avrebbe anche offerto interessanti possibilità metateatrali.

Veniamo ai protagonisti. A incarnare invece perfettamente il lirismo della scrittura di Massenet è il soprano armeno Ruzan Mantashyan (Cendrillon), vera rivelazione della serata. Con una voce calda e possente nel grave, al limite del registro mezzosopranile, ma capace anche di sicure agilità in acuto, mostra una perfetta padronanza di tutta la gamma dinamica e riesce sempre a riflettere nel canto lo stato d’animo del personaggio. Stupisce in particolare la dolcezza, pur nell’intensità drammatica, con cui affronta la grande aria del terzo atto “Adieu, mes souvenirs”. Ambroisine Bré, che dà voce al Prince charmant, non è un vero Falcon, per quanto non si possa dire che la sua voce scura e capace di accenti drammatici non la renda un soprano di sentimento. Specialista del repertorio barocco e classico, resta tuttavia in ombra nel duetto con Cenerentola, e ha in generale difficoltà a sovrastare l’orchestra senza sforzare (specie in acuto) e perdere rotondità nel timbro. Peccato, perché quando le dinamiche dell’accompagnamento lo permettono sfodera dei pianissimi ideali e pieni di sentimento, come nella frase “Je suis à toi… prends ma jeunesse”. La fata di Anne Sophie Petit non convince fino in fondo: le colorature (che accompagnate dai flauti e dai campanelli fanno subito pensare all’air de clochettes di Lakmé) restano opache e in secondo piano rispetto, specie in confronto a Cenerentola.
Nicolas Cavallier (Pandolfe) ha il difficile compito di coniugare un ruolo comico nel primo atto, quando il padre di Cenerentola lamenta l’improvvido secondo matrimonio con Madame de Haltière, con gli accenti più lirici nella seconda parte dell’opera, in cui il buffo lascia spazio alla tipologia baritonale del nobile genitore che consola la sfortunata figlia. Pur riuscendo onorabilmente anche nella seconda parte, è nella prima che Cavallier dà miglior prova di sé, con abilità teatrale e ottima agilità, mentre manca qualcosa al fraseggio in “Viens, nous quitterons cette ville” (ottima però la recitazione degli alessandrini “Ô pauvre enfant…”). Doris Lamprecht ha più volte interpretato la matrigna di Cenerentola, e anche qui riscuote grande successo, con un registro grave possente e un timbro tendente al metallico in acuto, non certo grazioso, ma ben utile a mostrare la ridicola magniloquenza di un “Lorsqu’on a plus de vingt quartiers”.
Completano il cast le deliziosamente insopportabili sorellastre Aurélie Brémond (Noémie) e Julia Deit-Ferrand (Dorothée), un re (Benoît Capt) a cui forse servirebbe una voce più profonda, e i comici funzionari di corte (il sovrintendente Aslam Safla, il preside Aurélien Reymond-Moret e il primo ministro Mohamed Haidar). Buoni gli interventi del Coro dell’opera di Losanna preparato da Pascal Adoumbou, per quanto penalizzato dalla disposizione negli interventi fuori scena in cui le armonie a bocca chiusa restano quasi impercettibili.
Resta comunque quello di Losanna uno spettacolo piacevole e leggero, in cui spicca l’ottima prova della protagonista. E malgrado qualche difetto di cui abbiamo dato conto, siamo convinti — assieme al pubblico locale che ha tributato lunghi applausi a tutta la compagnia — che, come vogliono i versi finali del libretto “On a fait de son mieux / pour vous faire envoler par les beaux pays bleus.” (“Abbiamo fatto del nostro meglio / per trasportarvi nel bel paese blu”)

Opéra de Lausanne
CENDRILLON (CENERENTOLA)
Fiaba in quattro atti
Libretto di Henri Caïn
da Cendrillon di Charles Perrault
Musica di Jules Massenet

Cendrillon Ruzan Mantashyan
Le Prince Charmant Ambroisine Bré
Madame de la Haltière Doris Lamprecht
Pandolfe Nicolas Cavallier
La Fée Anne Sophie Petit
Noémie Aurélie Brémond
Dorothée Julia Deit-Ferrand
Le Roi Benoît Capt
Le Surintendant des plaisirs Aslam Safla
Le Doyen de la Faculté Aurélien Reymond-Moret
Le Premier Ministre Mohamed Haidar

Orchestre de Chambre de Lausanne
Direttrice Corinna Niemeyer
Coro dell’Opera di Losanna
Maestro del coro Pascal Adoumbou
Regia David Hermann
Scene e video Paul Zoller
Costumi Axel Aust
Luci Fabrice Kebour

Produzione dell’Opéra National de Lorraine di Nancy
Losanna, 14 aprile 2024

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