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Londra, Royal Opera House – Madama Butterfly (con Asmik Grigorian)

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È Asmik Grigorian il vero motivo di interesse per assistere alle recite di Madama Butterfly, in scena in questi giorni alla Royal Opera House di Londra. Ci sembrava così sulla carta quando abbiamo letto l’annuncio del primo cast mesi fa e l’impressione è stata più che confermata, visto che Grigorian è stato il vero fattore a trainare il successo della serata. Il soprano lituano ha trionfato, dando vita a una performance che ha convinto su tutta la linea, come vedremo a breve. Non altrettanto eccellente il resto del cast, fatta eccezione per la bella prova di Hogni Wu come Suzuki. Discontinua la direzione di Kevin John Edusei, alla guida dei complessi del Covent Garden.

Lo spettacolo era quello ormai più che ventennale firmato dal duo registico Moshe LeiserPatrice Caurier nel 2003, ripreso per l’occasione da Daisy Evans, dopo essere stato oggetto nella precedente ripresa del 2022 di una ripulitura sottile – senza stravolgimenti – ma pur sempre in linea con i dettami del politicamente corretto. Avevamo trattato in maniera approfondita in un precedente articolo (qui il link) a proposito delle intenzioni e gli interventi operati all’allestimento, come ad esempio la rimozione del trucco marcato, il lavoro sui kimoni e sulla gestualità. Rimandiamo a quello scritto, per non ripeterci e non dilungarci più di tanto. A due anni di distanza il clamore che la notizia aveva suscitato si è placato, e l’essenzialità senza fronzoli o senza distrazioni dell’allestimento, ancor più ridotto all’essenziale, ha soprattutto il pregio di far prevalere il dramma umano della vicenda, anche grazie alla prova degli interpreti. Le scene austere sono quelle di Christian Fenouillat, incentrate sulla struttura di una casa giapponese con dei pannelli scorrevoli che alzandosi verso l’alto svelano fondali dipinti di alberi di ciliegio in fiore, un fondale fotografico d’epoca della baia di Nagasaki, un cielo stellato e un vero albero che perde fiori dopo che Cio-Cio san si è appena uccisa con il pugnale. Visivamente molto efficace anche l’uso di pannelli scorrevoli all’inizio del secondo atto che spostandosi gradualmente da metà del palcoscenico in avanti, portano Suzuki e Cio-Cio San proprio di fronte al pubblico. Pregevole anche l’uso delle luci (Christophe Forey) e belli i dettagli dei kimoni nella scena delle nozze, ma senza troppi fasti.

Veniamo alla prova di Asmik Grigorian, che tra quelle a cui abbiamo assistito in anni recenti al Covent Garden, è sicuramente quella più di valore. Il soprano lituano si conferma una cantante-interprete magnetica e molto intelligente, che ben sa come delineare un personaggio nella sua evoluzione, sia a livello vocale che interpretativo. Vocalmente perché sa dosarsi benissimo, sostenendo poi tutti i momenti più cruciali in cui va costruito un climax e arrivando al termine senza far trasparire alcun segno di stanchezza. Interpretativamente perché riesce a cogliere le diverse sfaccettature del personaggio partendo da un’innocenza che non cade nella parodia di un infantilismo leziosamente stucchevole, ma che muta presto in amara consapevolezza di un epilogo tragico inevitabile. È bellissima con naturalezza nei gesti e nella postura, dolcemente materna, dignitosa: il tutto senza strafare. Ha una sua verità comunicativa nella resa del personaggio che passa tutta al pubblico, rimanendo fedele alla sua impronta di artista moderna e personalissima, senza essere “verista” tecnicamente parlando nella resa delle emozioni. La testa dell’interprete fa molto, ma poco potrebbe senza il sostegno della tecnica. La cantante può fare affidamento su un controllo invidiabile del fiato, traslato in un suono saldo, pulito, proiettato e omogeneo, senza evidenti disuguaglianze di registro e soprattutto senza alcuna emissione volgare. Gli acuti sono sempre centrati e mai strillati o traballanti, tutti dal bel taglio che buca sempre l’orchestra. Belli i filati e gli attacchi in pianissimo, ma anche i rinforzi. Applauditissima l’esecuzione di “Un bel dì vedremo”.
Joshua Guerrero come Pinkerton avrebbe anche una bella voce per colore, volume e squillo, ma la sua fonazione in acuto appare spesso troppo forzata e poco naturale, oltre che non capace di bucare l’orchestra in alcuni momenti di elevata intensità sonora. In generale ci è apparso più interessato al lato muscolare del canto, che a una ricerca di maggiore varietà di fraseggio e sfumature. A ogni modo, il suo personaggio è opportunista e insensibile al punto giusto. Ben eseguiti sia i duetti con Cio-Cio San, che quelli con Sharpless.
Lauri Vasar è uno Sharpless abbastanza convincente a livello di personaggio, ma vocalmente non troppo memorabile. Nel cast, dopo Grigorian, la prova migliore è venuta dal mezzosoprano cinese Hogni Wu, che ben ha interpretato la parte di Suzuki con un canto dai centri ricchi, senza alcuna intubatura del suono, anche se i gravi erano poco udibili. Il Goro di Ya-Chung Huang e il Principe Yamadori di Josef Jeongmeen Ahn erano ben caratterizzati. Vocalmente in affanno il Bonzo di Jeremy White. Corretto il breve intervento di Veena Akama-Makia nei panni di Kate Pinkerton.

Dalla buca il tedesco Kevin John Edusei ha diretto in maniera discontinua come dicevamo in apertura. Ha fatto sicuramente il suo dovere quando si trattava di rendere efficacemente i passaggi più tragicamente densi e opulenti della partitura pucciniani, anche se in alcuni frangenti ha ceduto alla tentazione di soverchiare i cantanti. Nel complesso però le arie principali e i momenti di climax, così come i duetti sono stati valorizzati, anche se senza troppo sentimentalismo. Perfettibili le scene che aprono l’opera dove si sono riscontrati alcuni disallineamenti che forse si colmeranno nel corso delle recite. L’intervento del coro nel primo atto è stato anch’esso non proprio ben oliato; molto meglio invece il coro a bocca chiusa che è echeggiato in sala dal dietro le quinte e accompagnato in modo molto suggestivo dall’orchestra.

Al termine, ovazioni ed entusiasmo senza freni per Asmik Grigorian che, nonostante il peso della sua fama, non ha tradito le aspettative. Molto applaudita anche Hongni Wu. Sonori buh, invece, si sono uditi per Joshua Guerrero dalla galleria. Poi di nuovo applausi, trionfo per Grigorian e per la musica di Puccini.

Royal Opera House – Stagione 2023/24
MADAMA BUTTERFLY
Tragedia giapponese in tre atti
Libretto di Luigi Illica Giuseppe Giacosa
Musica di Giacomo Puccini

Cio-Cio-San Asmik Grigorian
Suzuki Hongni Wu
Kate Pinkerton Veena Akama-Makia
F. B. Pinkerton Joshua Guerrero
Sharpless Lauri Vasar
Goro Ya-Chung Huang
Il principe Yamadori Josef Jeongmeen Ahn
Lo zio Bonzo Jeremy White
Il commissario imperiale Romanas Kudriašovas
L’ufficiale del registro Lee Hickenbottom
Yakusidé Andrew O’Connor
Dolore Claudia Fleming

Orchestra e Coro della Royal Opera House
Direttore Kevin John Edusei
Maestro del coro William Spaulding
Regia Moshe Leiser Patrice Caurier
ripresa da  Daisy Evans
Scene Christian Fenouillat
Costumi Agostino Cavalca
Luci Christophe Forey

Produzione della Royal Opera House
Londra, 14 marzo 2024

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