Chiudi

Londra, Royal Opera House – Elektra

Condivisioni

Inizialmente prevista in cartellone per giugno 2020, ma poi posticipata a causa della pandemia, giunge finalmente in scena alla Royal Opera House di Londra una nuova produzione di Elektra firmata da Christof Loy e con la direzione musicale di Antonio Pappano. Un’idea quella di rappresentare il titolo di Richard Strauss partita nel 2014, quando Loy, Pappano e il soprano svedese Nina Stemme collaborarono a una ripresa di Tristan und Isolde, per poi riproporsi di mettere in cantiere il progetto di una nuova Elektra con lo stesso trio di artisti. L’attesa lunga un decennio ha comprensibilmente lasciato dei segni sulla salute dello strumento di Stemme (classe 1963), che alla prima è stata molto applaudita per la prova da grande e caparbia interprete che è, nonostante le cronache riportino segni di difficoltà evidente in acuto. Alla seconda recita è giunto l’annuncio di malattia e la conseguente sostituzione con il soprano lituano Ausrine Stundyte che, trovandosi a Londra per preparare il debutto come Tosca il prossimo mese, ha accettato all’ultimo minuto di subentrare nel ruolo del titolo, che tra l’altro aveva già cantato con il maestro Pappano in versione di concerto con i complessi dell’Accademia di Santa Cecilia a ottobre 2022. Sostituzione confermata per la terza recita, di cui andremo a riferire. Il cast, oltre alla Stemme prevista originariamente, vedeva Karita Mattila come altro grande nome celebre, per la parte di Klytämnestra. Ma vocalmente le prove più significative sono arrivate dalla Chrysothemis di Sara Jakubiak e dall’Orest di Łukasz Goliński. Statica e tutta volta alla caratterizzazione psicologica, la regia di Loy, che rimane coerente alla sua estetica e che non fornisce spunti troppo innovativi, ma che almeno ha il vantaggio di non essere controversa in modo gratuito. Eccellente invece la direzione musicale di Antonio Pappano, che ha in qualche modo riempito alcuni vuoti registici, facendo parlare la musica e costruendo la giusta tensione, pur non cadendo nel tranello di una direzione chiassosa e caotica.

Partiamo proprio dal maestro italo-inglese, ancora per qualche mese alla guida dell’Orchestra della Royal Opera House, prima di trasferirsi al Barbican Centre per dirigere la London Symphony Orchestra. Per accomodare l’orchestrazione ricca di Strauss la piccola buca del Covent Garden si è allargata fino ai palchi laterali, dove sono state posizionate le percussioni. Antonio Pappano ottiene dai suoi orchestrali un suono teso, compattamente denso, pieno di tinte lussureggianti e attentissimo alla valorizzazione delle cellule tematiche e dei dettagli, non fine a se stessi ma integrati nell’insieme del flusso musicale, che scorre organicamente in funzione del dramma. Nel complesso si resiste alla tentazione di soverchiare i cantanti e quei passaggi che vanno sotto, sono alla fine dovuti ad alcune debolezze di registro di alcuni interpreti. L’orchestra poi è abilissima nel gestire le dinamiche fino al piano e pianissimo e il tenero ricongiungimento tra Elektra e Orest, così come il tentativo di Chrysothemis di salvare Elektra dai suoi impulsi distruttivi, sono tra i momenti musicalmente più riusciti. Insomma invece di un suono costantemente di forza tellurica, c’è stata un’apprezzabile ricerca dinamica e di sfumature.

Nell’approcciare questo titolo Christof Loy sembra per nulla interessato alla dimensione violenta e raccapricciante della vicenda, tra omicidi e vendette sanguinarie. Non vuole neanche cavalcare una lettura psicoanalitica di stampo freudiano in senso stretto. Appare invece più interessato a soffermarsi sulla dimensione psicologica dei personaggi che, dietro a una facciata di mostruosità, nascondono un risvolto di umanità. Per Loy, come precisato nel libretto di sala, si tratta di un titolo che parla di amore nella sua oscurità, nella ricerca fallita di amare gli altri più di se stessi e di vulnerabilità emozionale che genera comportamenti ripugnanti. Dove ambientare questa lettura? Loy sceglie la Vienna di primo ‘900, quella contemporanea al compositore: sullo sfondo il mondo dell’alta borghesia austriaca che dietro una facciata di perbenismo da Austria felix nasconde invece terribili segreti e tragedie famigliari degradanti, salvando le apparenze costi quello che costi. Ecco che l’azione si svolge, non nel palazzo degli Atridi a Micene, ma nel cortile retrostante di un palazzo signorile della Ringstrasse di Vienna. La scena fissa e minimale dai toni grigio-marroni di Johannes Leiacker è costituita da un angolo di facciata posteriore con alte finestre che si affaccia sul cortile posteriore. I finestroni ci fanno solo intuire parzialmente quello che può accadere all’interno, con i personaggi del palazzo che camminano per un lungo corridoio, salvo poi uscire da un portone che dà su una grande scalinata. Unico richiamo visivo all’ambientazione originaria della vicenda è una grande torcia che verrà poi posizionata all’esterno. Elektra viene rilegata a vivere con il personale di servizio e presa di mira dalle domestiche (le cinque ancelle). In contrasto con il lusso supposto degli interni, il cortile appare squallido e sporco, con tanto di rifiuti qua e là. Klytämnestra vive in un mondo decadente dove il lusso serve a nascondere fallimenti e incubi. Poco interessanti i costumi (sempre curati da Leiacker), i soliti abiti neri da uomo a cui ci hanno abituato le produzioni di Loy, con le uniche due note di colore concesse a Klytämnestra che indossa un abito sera di seta blu impreziosito da pellicciotto bianco copri-spalla, gioielli e tiara, e Chrysothemis, che indossa un abito rosa più anni 40-50, che inizio ‘900. Le luci di Olaf Winter giocano sul contrasto tra lo squallore degli esterni e le luci dell’interno, ma senza troppi effetti. Nel tentativo di umanizzare il personaggio di Elektra, si perde un po’ la vicenda a tinte forti dove convivono nevrosi, isteria, atrocità. In questo contesto, la danza finale di Elektra perde significato e credibilità. Nonostante i difetti dell’allestimento, la vicenda è decifrabile e la produzione rimane funzionale (probabilmente con un altro cast avrà in modo in futuro di decollare maggiormente).

Ad Ausrine Stundyte va sicuramente riconosciuto di essere saltata sul treno di una produzione già in corsa. Il soprano lituano dal canto suo aveva già cantato il ruolo a Roma, Vienna, Salisburgo e altre città europee. Vocalmente (per volume e taglio degli acuti), non ci è apparsa avere uno strumento adattissimo a cantare il ruolo di Elektra, perlomeno per come siamo abituati ad ascoltarlo. Laddove invece si è inserita in linea perfetta anche coerentemente con la lettura registica è nel mostrare le fragilità del personaggio. Le scene con Orest e Chrysothemis sono rese con grande verità, nel dipingere i rapporti tra i fratelli. Karita Mattila è sempre magneticamente drammatica in scena, ma vocalmente non si può certo dire che abbia le caratteristiche mezzosopranili del ruolo e di fatto ha sfoggiato dei centri vuoti di suono e opachi, senza proiezione. Niente risate sguaiate al termine della sua scena, solo un accenno, per altro non udibile. La prova migliore è venuta dal soprano americano Sara Jakubiak che ha cantato il ruolo Chrysothemis con bel lirismo, ottima proiezione e brillantezza di suono in acuto, creando anche un bel contrasto a livello coloristico con la cupezza timbrica della sorella in scena: rinuncia alla violenza e speranza di una nuova vita da una parte, ostinata ricerca della vendetta dall’altra. Vocalmente solido anche l’Orest di Łukasz Goliński dal bel timbro brunito. Si apprezza complesso anche l’Äegisth di Charles Workman, dal canto fluido e ben udibile anche a fondo sala. Tra i personaggi secondari spicca per qualità timbrica Michael Mofidian come compagno di Oreste. Puntuali gli interventi ben caratterizzati delle cinque ancelle (Noa Beinart, Veena Akama-Makia, Gabrielé Kupšyté, Ella Taylor, Valentina Puskás).
Al termine applausi calorosi per tutti gli interpreti, con picchi di entusiasmo per Sara Jakubiac e Łukas Goliński, oltre al maestro Pappano. È stata un’Elektra musicalmente riuscita grazie al maestro, ma non si è usciti di sala né turbati, né esaltati, né in piena catarsi.

Royal Opera House – Stagione d’opera e balletto 2023/24
ELEKTRA
Tragedia in un atto di Hugo von Hofmannsthal
Musica di Richard Strauss

Klytämnestra Karita Mattila
Elektra  Ausrine Stundyte
Chrysothemis Sara Jakubiak
Äegisth Charles Workman
Orest Łukasz Goliński
Der Pfleger des Orest Michael Mofidian
Die Vertraute Marianne Cotterill
Die Schleppträgerin Amanda Baldwin
Ein junger Diener Michael Gibson
Ein alter Diener Jeremy White
Die Aufseherin Lee Bisset
Erste Magd Noa Beinart
Zweite Magd Veena Akama-Makia
Dritte Magd Gabrielé Kupšyté
Vierte Magd Ella Taylor
Fünfte Magd Valentina Puskás

Orchestra della Royal Opera House
Direttore Antonio Pappano
Regia Christof Loy
Scene e costumi Johannes Leiacker
Luci Olaf Winter

Nuovo allestimento della Royal Opera House
Londra, 18 gennaio 2024

image_print
Connessi all'Opera - Tutti i diritti riservati / Sullo sfondo: National Centre for the Performing Arts, Pechino