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Londra, Royal Opera House – Così fan tutte

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Quasi in chiusura di stagione e mentre buona parte della compagnia si trova in tour in Giappone con il maestro Antonio Pappano, la Royal Opera House di Londra riprende l’allestimento di Così fan tutte di Mozart con la regia di Jan Phillipp Gloger che era valsa al regista tedesco una nomination agli Olivier Awards del 2017 come miglior nuova produzione operistica. Uno spettacolo sicuramente ingegnoso e anche divertente a tratti, ma che al contempo lascia anche più di qualche perplessità. Il revival, sotto la supervisione di Oliver Platt, trova come punto di forza un’ottima compagnia di canto, supportata dalla direzione precisa di Alexander Soddy.

Partiamo proprio con il riferire di questa mise en scène che vedevamo per la prima volta. Un allestimento arguto e complesso nel suo essere concettuale in maniera leggermente provocatoria, ma che forse priva l’opera di fascino, oltre che da una coesione organica di fondo, visto il susseguirsi anche un po’ caotico di quadri sconnessi che alimentano un senso di frammentazione, pur tenendo viva l’attenzione del pubblico che così si può distrarre (complici anche gli espedienti comici) dal fatto che l’intera vicenda sia di fatto poco plausibile. Una concezione metateatrale non certamente nuova, di opera su un’opera e teatro nel teatro, dove realtà e finzione si mescolano fino ad annullarsi e in cui due coppie di amanti mettono a prova la loro fedeltà. Le scene curate da Ben Baur vedono il susseguirsi di una serie di tableaux di epoche e ambientazioni differenti: una serata a teatro dei giorni nostri alla Royal Opera House, una stazione ferroviaria anni ‘40 per la scena della partenza di Guglielmo e Ferrando (ispirata al film Breve incontro), il Giardino dell’Eden per la scena del finto avvelenamento con tanto di serpente attorcigliato a un melo (questa la più riuscita e gradita dal pubblico anche grazie all’ottima recitazione di tutti gli interpreti), un cocktail bar che ricorda la Paul Hamlyn Hall della Royal Opera House (i richiami al teatro londinese sono volutamente diversi per alimentare il concetto di teatro nel teatro, come l’uso dei veri programmi rossi di sala che vengono tenuti in mano dai personaggi in diverse occasioni), un teatrino settecentesco dalle belle scene dipinte di ispirazione arcadica. A enfatizzare ulteriormente la concezione del regista si rappresentano in scena anche il backstage e compaiono dal basso anche camerini degli artisti. La regia di Gloger (assistito nella concezione drammaturgica da Katharina John) decide di partire dalla fine di una rappresentazione dell’opera stessa: mentre suona l’ouverture i personaggi di Così fan tutte (quattro controfigure fittizie e il vero Don Alfonso che vedremo poi in scena) prendono gli applausi sul proscenio in abiti settecenteschi. Salgono poi sul proscenio dai palchetti laterali le due vere coppie di cantanti-amanti che vedremo in scena per il resto della serata. Insomma l’idea è gli spettatori rivedano in sostanza se stessi, venendo messi di fronte ai propri inganni e debolezze. Secondo il regista, poi, Fiordiligi e Dorabella non sono così ingenue da non accorgersi subito del poco credibile camuffamento dei rispettivi amanti che indossano dei baffi finti; stanno però al gioco fino alla fine, ma con consapevolezza. Insomma per rendere più credibile il libretto si finisce per rendere meno spontaneo il riconoscimento finale e le emozioni che ne conseguono. Piacevoli i costumi di Karin Jud, che rimangono settecenteschi per Don Alfonso e sono invece prevalentemente contemporanei per il quartetto di amanti (i due albanesi sono dei tizi da bar in cravatta nera e camicia bianca, salvo poi ricomparire in costumi orientali con tanto di turbante nella scena ambientata nel teatrino). Funzionali le luci di Bernd Purkrabek, alcune persino manovrate dai personaggi che in alcuni frangenti sembrano anche fungere da assistenti in questo spettacolo nello spettacolo. Quando un riflettore viene puntato da uno dei personaggi verso il pubblico, questo sembra alludere al fatto che in fondo la storia di infedeltà potrebbe riguardare un po’ tutti noi. Al termine compare una gigantesca insegna di lampadine che reca il titolo dell’opera mozartiana.

Se l’allestimento non convince appieno, la compagnia di canto non lascia spazio a distinguo. Il cast è capitanato dalla Fiordiligi di Golda Schultz, debuttante nel maggior teatro inglese. Il soprano sudafricano canta con morbidezza, delicatezza di fraseggio e spiccata musicalità, oltre a proprietà di carattere. Non è in possesso di un suono dal denso spessore e forse potrebbe mostrare più varietà nell’accento, ma si destreggia bene tra i salti e le colorature di “Come scoglio”, al netto dei gravi che sono un po’ troppo cauti. Di classe la resa di “Per pietà, ben mio, perdona”. Samantha Hankey anche lei al suo debutto al Covent Garden è una buona Dorabella dall’ottima proiezione in teatro, soprattutto al centro. Efficace la resa spiritatamente concitata dell’aria drammatica “Smanie implacabili” e disinvolta al punto giusto “È amore un ladroncello”. Jennifer France è una Despina che punta tutto sull’astuzia e sull’ironia, sui tempi comici e sull’effettistica di una voce leggera e flessibile, anche se non sempre piacevole timbricamente parlando, ma le vocine sciocche per i travestimenti da medico e notaio sono esilaranti. Sul versante maschile parole di pregio vanno spese per il Guglielmo di Andrè Schuen che canta con sicura padronanza del palcoscenico e con voce sempre centrata per armonici e densa nel colore brunito, senza bisogno di spingere; si conferma decisamente uno dei baritoni più bravi del momento, tutti i suoi interventi sono di qualità, soprattutto “Donne mie, la fate a tanti”. Daniel Behle come Ferrando canta con buon legato, controllo e sensibilità “Un’aura amorosa”; in sala la voce ha ottimo peso. Gerald Finley, Don Alfonso, canta con la sua consueta eleganza coniugata questa volta a una vena comica.

Dalla buca Alexander Soddy punta sulla precisione, sottigliezza di dinamiche, leggerezza e pulizia del suono, dove ogni solo di legni e corni si incastra con grande intelligibilità. Vengono prediletti tempi spediti anche se qua e là vi sono qualche breve calo di tensione e qualche disallineamento da sanare nelle successive recite, ma che nel complesso non compromettono la prova complessiva. Non troppo incisivo in questa sede il coro della ROH.
Al termine, applausi calorosi per tutti da parte di un pubblico che ha apprezzato l’humour dell’allestimento con risate ripetute (anche eccessivamente verrebbe da dire).

Royal Opera House – Stagione 2023/24
COSÌ FAN TUTTE
Dramma giocoso in due atti
Libretto di Lorenzo da Ponte 
Musica di Wolfgang Amadeus Mozart

Fiordiligi Golda Schultz
Dorabella Samantha Hankey
Guglielmo Andrè Schuen
Ferrando Daniel Behle
Despina Jennifer France
Don Alfonso Gerald Finley

Orchestra e Coro della Royal Opera House
Direttore Alexander Soddy
Maestro del coro William Spaulding
Regia Jan Philipp Gloger
ripresa da Oliver Platt
Scene Ben Baur
Costumi Karin Jud
Luci Bernd Purkrabek
Drammaturgia Katharina John

Allestimento della ROH
Londra, 26 giugno 2024

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