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Londra, gala celebrativo per l’addio di Antonio Pappano alla Royal Opera House

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La Royal Opera House di Londra ha reso omaggio al suo direttore musicale uscente Antonio Pappano. Lo ha fatto con un gala diretto e ideato nella programmazione dallo stesso maestro italo-inglese dal titolo “Celebrating 22 years of Antonio Pappano” con cui si è voluto celebrare il contributo e il lascito al mondo dell’opera di Pappano, che dopo 700 recite dirette dalla buca e 22 anni di incarico, si appresta a lasciare la ROH per diventare direttore musicale della London Symphony Orchestra a partire dalla prossima stagione.

All’evento, che ha visto il susseguirsi di scene operistiche e pagine corali o orchestrali, senza alcun’aria solista – forse per non creare rivalità o competizione tra i cantanti protagonisti del gala – hanno partecipato una serie di stelle del panorama operistico internazionale, alcune consolidate e altre emergenti, ma tutte legate in qualche modo a Pappano. C’era però un ospite speciale e inatteso presente in una sala gremita da tutto esaurito: sua Maestà re Carlo III. Si trattava di una delle prime apparizioni pubbliche del sovrano dopo aver ricevuto il permesso dei medici che lo hanno in cura per il cancro e non stupisce che Carlo abbia scelto di partecipare all’evento. È noto infatti il suo amore per la musica, dimostrato lungo tutta la sua vita, così come non è un mistero la stima del re per il direttore italo-inglese, da lui stesso incaricato di dirigere, nel maggio 2023, l’esecuzione musicale della cerimonia di incoronazione. Il sovrano, che ha preso posto in un ampio palco laterale, è stato accolto dall’inno nazionale God Save the King, cantato da un pubblico rigorosamente in piedi. Una presenza anche dal carattere simbolico in un momento in cui molte istituzioni culturali britanniche sono soggette a tagli di fondi e la serata stessa è servita a raccogliere denari per la Royal Opera House Covent Garden Foundation.

Prima di riferire della serata, presentata da Petroc Trelawny e con l’esecuzione musicale intervallata dalla proiezione di video in cui colleghi di tutti i dipartimenti del teatro rendevano omaggio al maestro, alcune statistiche sull’operato musicale durante i suoi 22 anni di mandato, iniziato nel 2002 con Ariadne auf Naxos. 700 recite si diceva, con l’opera italiana a far da padrona e due i compositori più eseguiti, ossia Verdi e Puccini. Cinque invece i titoli più eseguiti: Otello, Das Rheingold, Werther, Die Walküre, Le nozze di Figaro. Il programma del gala ha dato spazio all’opera italiana, tedesca e francese più all’operetta; niente Wagner invece (Pappano tornerà in qualità di direttore ospite per dirigere il Ring nei prossimi anni) e niente pagine contemporanee. Pappano ha diretto per la prima volta pagine dal Don Pasquale e dal Pipistrello e ripreso dopo oltre vent’anni Der Rosenkavalier. La serata, pur non avendo visto alcun momento di vera eccellenza canora, risentendo forse della formula usata (duetti, trii e quartetti ma niente arie) e dall’accostare esibizioni di artisti giovani a quelle di alcuni artisti maturi non tutti più in salute vocale eccellente, è stata comunque tenuta assieme dal collante musicale dell’orchestra e dall’entusiasmo collettivo per il grande evento. Si è utilizzata una scena fissa (Robert Jones) dalla produzione firmata da David McVicar di Andrea Chénier che verrà ripresa fra un paio di settimane, con qualche oggetto scenico utilizzato per supportare la resa delle scene interpretate dagli artisti in abito da sera e frac, ma senza l’utilizzo di costumi.

L’orchestra ha dato il via alla serata con l’ouverture de Le nozze di Figaro presa a ritmo serrato e con una sonorità robusta, ma è nella seconda parte del concerto con l’intermezzo da Manon Lescaut che Pappano ha ottenuto il meglio dalla sua orchestra con un suono teso, tormentato e lussureggiante. La direzione è rimasta a forte carica teatrale per il resto della serata  salvo qualche calo di tensione nella seconda parte, comprensibile, visto il lungo programma. Il coro si è ritagliato i suoi spazi con il “Va’ pensiero” dal Nabucco di Verdi ma è stato soprattutto il Te Deum da Tosca di Puccini a imporsi, anche grazie allo Scarpia di Bryn Terfel, ancora così efficace per presenza scenica e resa del personaggio costruito a cavallo tra sadismo, enfasi e malignità. Sempre elegante e di classe Gerald Finley, che aiutato dalla grande caratura artistica ed emozionale di Ermonela Jaho ha interpretato splendidamente il duetto da Thaïs di Massenet “Thaïs! C’est toi, mon père”. Il soprano albanese ha brillato anche nel trio da I Lombardi alla prima crociata di Verdi preceduto dal Preludio, inserito appositamente per mettere in risalto le doti indiscutibili del primo violino Vasko Vassilev.

Lisette Oropesa ha mostrato grandi doti attoriali, duttilità di fraseggio e facilità nelle colorature in “Pronta io son” dal Don Pasquale, ma la vera sorpresa è stata sentirla cantare la parte di Sophie nel trio tratto da Der Rosenkavalier di Richard Strauss con grande consapevolezza stilistica e sensibilità musicale nel plasmare le arcate di suono. Octavian era Aigul Akhmetshina, mezzosoprano di grande versatilità che a inizio serata aveva interpretato “Dunque io son” dal Barbiere di Siviglia insieme a Huw Montague Rendall, anche lui uno dei nomi giovani emergenti di talento su cui la ROH sta riponendo molte aspettative. Marschallin era invece Diana Damrau sicuramente a suo agio con Strauss, anche se il suo strumento non la supporta più come un tempo. È stata però irresistibile insieme a Jonas Kaufmann nella resa del duetto da Die Fledermaus di J.Strauss II “Dieser Anstand, so maierlich” (duetto dell’orologio), anche se i virtuosismi della parte finale denotavano alcuni problemi di controllo tecnico. Quanto al tenore tedesco, è stato decisamente messo in difficoltà negli estratti proposti da La forza del destino, dove l’emissione è apparsa veramente forzata con diverse ingolature. In “Le minaccie, i fieri accenti”, dallo stesso titolo, Amartuvshin Enkhbat si è invece distinto per la solidità di un’emissione brunita e rotonda. Il baritono mongolo ha anche contribuito alla buona riuscita del quartetto “Bella figlia dell’amore” insieme a Nadine Sierra, Aigul Akhmetshina e Xabier Anduaga. Il soprano americano e il tenore spagnolo si sono poi distinti in positivo nella seconda parte in “Addio, addio speranza ed anima”, sempre da Rigoletto. Carlos Alvarez nei suoi interventi da Don Pasquale ha dimostrato ottima dizione italiana, anche se è apparso decisamente in difficoltà con il canto sillabico.

Freddie De Tommaso e Sondra Radvanovsky hanno interpretato “Teco io sto” da Un ballo in maschera di Verdi: il primo ha sfoggiato un bel materiale vocale ma con un fraseggio non sempre ben scandagliato, la seconda ha esibito ottima risonanza e trasporto interpretativo, anche se gli acuti a piena voce non erano sempre gradevolissimi.
In chiusura di serata è stato proposto il finale del Guillaume Tell di Rossini con Gerald Finley nei panni del liberatore del popolo elvetico e Lisette Oropesa come Mathilde. Le parole pronunciate da Tell “Tout change et grandit en ces lieux” risuonavano attuali lasciando un interrogativo su cosa sarà il dopo Pappano, soprattutto per quanto concerne la direzione dell’opera italiana e la guida dei cantanti, visto che il nuovo direttore Jakub Hruša sembra più tagliato per un repertorio di nicchia. Pappano tornerà come direttore ospite ma, prima dell’addio, lo vedremo impegnato nella direzione di Andrea Chénier citato sopra.

Al termine un pubblico festante accoglie gli artisti, Pappano e i complessi della ROH. Dopo un secondo round di applausi, il pubblico viene sorpreso dall’entrata in palcoscenico di re Carlo: niente discorsi ma stretta di mano e qualche scambio di battute con il maestro, probabilmente all’insegna dello humour inglese. Seguono applausi calorosi e standing ovation per tutti, con tanto di sovrano al centro, quasi fosse un protagonista del cast. Una serata memorabile di grande giubilo per tutti.

Royal Opera House – Stagione 2023/224
CELEBRATING 22 YEARS OF ANTONIO PAPPANO
Scene operistiche, pagine corali e strumentali tratte da:
Le Nozze di Figaro, Il Barbiere di Siviglia, Don Pasquale,
Nabucco, Rigoletto, Thaïs, Un ballo in maschera, Tosca,
I Lombardi alla prima crociata, La forza del destino,
Manon Lescaut, Pagliacci, Der Rosenkavalier, Guillaume Tell.

Antonio Pappano direttore
Freddie De Tommaso tenore
Jonas Kaufmann tenore
Xabier Anduaga tenore
Huw Montague Rendall baritono
Amartuvshin Enkhbat baritono
Carlos Álvarez baritono
Insung Sim basso
Nadine Sierra soprano
Sondra Radvanovsky soprano
Lisette Oropesa soprano
Ermonela Jaho soprano
Diana Damrau soprano
Aigul Akhmetshina soprano
Gerald Finley basso-baritono
Bryn Terfel basso-baritono

Londra, 16 maggio 2024

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