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Londra, Barbican Concert Hall – Jephte e Dido and Aeneas (con Joyce DiDonato)

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Come seconda tappa di un tour europeo che sta toccando in questi giorni diverse città del vecchio continente, il complesso barocco Il Pomo d’Oro diretto da Maxim Emelyanychev ha scelto la Barbican Concert Hall di Londra per proporre un’ esecuzione in forma di concerto dell’oratorio Jephte di Giacomo Carissimi e dell’opera Dido and Aeneas di Henry Purcell, due lavori non troppo distanti temporalmente (solo una quarantina d’anni l’uno dall’altro) e con alcune similitudine a livello di carattere tragico, vista la presenza in entrambi del lamento di una figura femminile che va incontro a un destino avverso (la figlia del condottiere israelita che muore vergine nel primo caso, la regina di Cartagine che muore dopo essere stata abbandonata nel secondo). Un concerto-evento, con un cast eccellente di solisti, capitanato per la seconda parte del programma dal mezzosoprano americano Joyce DiDonato e affiancato superbamente dal Coro del Pomo D’Oro, che ha partecipato da protagonista al successo della serata. Una sala gremita da tutto esaurito è esplosa, al termine, in ovazioni e standing ovation che hanno accolto tutti gli interpreti e i complessi del Pomo d’Oro.

Nonostante l’evento sia stato pubblicizzato come Dido and Aeneas, ben più popolare e vendibile anche per la presenza della star americana, il concerto si è aperto con una vera e propria gemma del repertorio antico, dalla bellezza commovente. Il pubblico ha potuto gustare infatti un’esecuzione di Jephte (Historia di Jephte, Roma c. 1650), oratorio latino di Giacomo Carissimi (1605-1674), brano raramente eseguito rispetto al ben più popolare oratorio Jephtha di Händel (1751), basato sulla stessa vicenda biblica (modificata però da Händel con un lieto fine). Trattasi di quella menzionata nel Libro dei Giudici (capitolo 11) a proposito del condottiero tribale e Giudice di Israele Iefte (Jephte o Jephtha) che libera gli Israeliti dalla oppressione degli Ammoniti. Prima di andare alla guerra, Iefte pronuncia a Dio il voto di voler immolare in olocausto la prima persona che gli venga incontro al suo ritorno. Questa però si rivela essere la figlia prediletta. L’oratorio di Carissimi si concentra sul dramma che segue la battaglia e sull’evoluzione emozionale della figlia in poco tempo passa dall’esaltarsi per la vittoria israelita a lamentarsi per un fato che la vuole morta da vergine (dalla traduzione del testo latino: “Ecco, morirò vergine e non potrò per la mia morte esser consolata dai miei figli. Gemete selve, fonti e fiumi, lacrimate per la morte d’una vergine”). L’oratorio è stato eseguito in una versione per archi e un gruppo decisamente rinforzato del continuo, con l’aggiunta di un introduzione strumentale e la partecipazione di un coro di 18 elementi. E qui va detto che le note di sala avrebbero potuto accennare alle scelte fatte in termini di organico strumentale e qualche riferimento alle fonti, ma non è stata fornita alcuna informazione. Da quanto apprendiamo, l’oratorio fu scritto per sei voci e organo continuo e nei manoscritti rinvenuti (il più usato come riferimento è una copia dell’allievo di Carissimi, Marc-Antoine Charpentier) non è pervenuta alcuna introduzione strumentale (la composizione partirebbe quindi con l’intervento del narratore). Tuttavia non è raro eseguire questo lavoro con organici più ampi e anche con l’aggiunta di un’introduzione strumentale. Ecco, sarebbe stato bello leggere la ratio musicologica di un organico complessivo così ampio e da quale composizione fosse stata tratta tale introduzione, anche se supponiamo provenire da un’altra composizione di Carissimi. La storia che si articola in tre momenti (battaglia, vittoria e conclusione tragica) è presentata da un narratore (Historicus) e un misto di voci soliste (dove i ruoli preponderanti li hanno chiaramente Jepthe e figlia) e pezzi corali che commentano la vicenda, creando anche una sorta di dialogo tra le parti sempre in funzione di commento.

Andrew Staples ha dato voce al condottiero Jephte con un’apprezzabile ampiezza di sfumature e un’aura di solennità che ben si addiceva al soggetto biblico. La figlia è stata invece interpretata da Carlotta Colombo che ha ben eseguito il lamento, mettendo a servizio del canto uno strumento luminoso e ben intonato, oltre a una partecipazione autentica. Il brano che ha reso celebre questo lavoro e il suo compositore è il coro finale “Plorate Filii Israel” (a cui Händel renderà tributo modellando il coro “Hear, Jacob’s God” in Samson), una stupenda lamentazione sul filo della dissonanza eseguita divinamente. Diversi interventi dei solisti del Pomo d’Oro si sono segnalati in positivo, soprattutto quello dei due soprani secondi Alena Dantcheva e Francesca Cassinari, che hanno a un certo punto cantato da un lato del palcoscenico dando la schiena al pubblico e creando un suggestivo effetto eco (sull’esclamazione “Lachrimate”), previsto dalla composizione come risposta delle montagne al lamento della vergine, veramente ben eseguito anche contando l’acustica piuttosto secca della sala del Barbican. L’ascolto di questo lavoro è stato veramente una bella scoperta. Non solo, ma ha anche preparato il terreno a livello di atmosfera per la breve opera in programma per il proseguimento del concerto.

Dopo l’intervallo è stata la volta del capolavoro di Purcell, la cui prima rappresentazione di cui si ha notizia si tenne proprio a Londra, nel 1689 al collegio femminile di Chelsea. L’opera è stata eseguita in forma di concerto, ma con dei minimi movimenti e gesti dei solisti suddivisi sui due lati del palcoscenico, che hanno reso l’esecuzione più vissuta e coinvolgente per il pubblico. All’entrata degli interpreti i presenti sono esplosi di calore per accogliere la star americana Joyce DiDonato, chiaramente elemento trainante nell’attirare schiere di fan entusiasti. DiDonato era al suo debutto nel ruolo di Didone, dopo aver invece affrontato un’altra Didone, quella di Les Troyens di Berlioz. Aveva comunque inciso il lamento dall’opera di Purcell in uno dei suoi album e quindi in molti tra i fan aspettavano di sentirla nel ruolo intero. La parte le calza bene e la cantante americana nel complesso non ha deluso le aspettative, calandosi nel ruolo con partecipazione accorata e con la sua solita generosità espressiva nell’uso dei colori e delle dinamiche. Bella l’esecuzione sia della lacerante “Ah Belinda, I’m press’d with torment”, che del sofferto lamento della regina abbandonata “When I am laid in earth”. In alcuni frangenti avremmo apprezzato una maggior morbidezza di suono e un maggior controllo del vibrato in acuto (belli invece i passaggi di petto). Intenso il confronto con Enea quando Didone dall’orgoglio ferito accusa l’amato di slealtà scacciandolo. Fatma Said è stata una Belinda ottima, una confidente fedele dallo strumento leggero ma delizioso e molto flessibile, come evidente da “Shake the cloud from off your brow”. Maggior attenzione alla parola inglese si sarebbe invece apprezzata invece in “Thanks to these lonesome vales”. Andrew Staples ha cantato il ruolo di Aeneas conferendogli grande dignità, anche se come impatto complessivo lo abbiamo preferito nell’oratorio di Carissimi. Beth Taylor è stata una maga molto teatrale, vocalmente straripante per conferire un carattere spaventevole e sopra le righe da maga appunto, ma con grande attenzione al testo. La cantante è stata affiancata efficacemente da due soliste del coro (Alena Dantcheva e Anna Piroli) nei panni delle due streghe, che hanno interagito vocalmente con il gioco polifonico di “Our plot has took”. Hugh Cutting, uno dei nuovi nomi del panorama controtenorile ha prestato una voce di qualità al ruolo dello Spirito. Apprezzabile anche il breve intervento della seconda donna, interpretata da Carlotta Colombo.

Dopo lo splendido coro finale “With drooping wings”, le luci della sala si sono progressivamente spente, lasciando illuminata la figura di Joyce DiDonato dallo sguardo affranto, espediente forse poco credibile, visto che Didone era già morta poco prima. Poco importa, perché evidentemente si voleva far risaltare ancor più l’amata diva americana, anche se ingiusto per gli altri colleghi altrettanto bravi (alla fine il lavoro si chiama Dido and Aeneas e non Dido), ma sicuramente funzionale allo scoppio di entusiasmo dei presenti. E infatti applausi al cardiopalma, fiori meritati per la star DiDonato e standing ovation per tutti gli interpreti. Grandissimo entusiasmo anche per percussioni, gruppo del basso continuo e soprattutto per il coro, che a nostro avviso ha fornito veramente il valore aggiunto di questa serata, in termini di raffinatezza esecutiva. Maxim Emalyanychev ha diretto in maniera stilisticamente piuttosto pertinente, con una buona varietà di sottigliezze e con una buona pulizia di suono, al netto di qualche attacco troppo concitato dal clavicembalo e un uso forse caricato di una certa effettistica in Dido and Aeneas, come con i tuoni che preparano l’entrata della maga. Per un momento non abbiamo capito cosa stesse succedendo all’inizio del terzo atto di Dido (e abbiamo temuto qualcuno si fosse sentito male) quando abbiamo notato movimenti improvvisi tra l’orchestra e il coro, per poi capire che era una trovata recitata che rendesse l’esultanza dei marinai per la loro imminente partenza. Ma al netto di qualche licenza per rendere l’esecuzione in forma di concerto più teatrale, è stata una serata ben bilanciata a livello musicale e di repertorio. Il programma è stato ben scelto con due lavori non troppo distanti temporalmente e in qualche modo simili nell’atmosfera e nella caratura emozionale.

Barbican Centre – Stagione di musica classica 2023/24
JEPTHE
Oratorio su musica di Giacomo Carissimi

Jephte Andrew Staples
Figlia di Jephte Carlotta Colombo
Altri solisti: Alena Dantcheva, Elena Carzaniga, Giulia Beatini,
Francesca Cassinari, Gianluca Ferrarini,
Massimo Altieri, Matteo Bellotto, Gabriele Lombardi

DIDO AND AENEAS
Opera in tre atti
Libretto di Nahum Tate
dal quarto libro dell’Eneide di Virgilio
Musica di Henry Purcell

Dido Joyce DiDonato
Belinda Fatma Said
Seconda donna Carlotta Colombo
La maga Beth Taylor
Prima strega Alena Dantcheva
Seconda strega Anna Piroli
Uno spirit Hugh Cutting
Un marinaio Massimo Altieri
Enea Andrew Staples

Il Pomo d’Oro
Coro del Pomo d’Oro
Direttore al clavicembalo Maxim Emelyanychev
Londra, 2 febbraio 2024

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