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London Handel Festival 2024 – Arianna in Creta (con Sonia Prina)

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Vicinissima alla dimora londinese a Mayfair dove visse per più di trent’anni Georg Friedrich Händel, oggi sede di un grazioso museo sul Caro Sassone visitabile al n. 25 di Brook Street, si trova la chiesa anglicana di St George’s frequentata assiduamente dal compositore già dal termine della sua costruzione avvenuta nel 1725. Parrocchiano per oltre tre decenni, Händel si recherà alle funzioni religiose della sua chiesa di quartiere anche negli ultimi anni della sua vita, ormai cieco per un intervento mal riuscito alla cataratta e sofferente per i dolori muscolari probabilmente dovuti ad artrite. Come testimoniò lo scrittore e storico della musica Sir John Hawkins: “Per gli ultimi due o tre anni della sua vita era solito assistere al servizio divino nella sua chiesa parrocchiale di St George’s, Hanover Square…esprimendo con i suoi sguardi e i suoi gesti il ​​massimo fervore di devozione”. Non sorprende allora che questa chiesa sia legata indissolubilmente al compositore tedesco, naturalizzato inglese (Handel), e che gli appuntamenti principali dell’annuale London Handel Festival si tengano proprio qui. L’edizione 2024 si è chiusa con una eccellente esecuzione in forma di concerto di Arianna in Creta, titolo händeliano poco eseguito e forse non tra i suoi capolavori a livello drammatico-teatrale, ma pur sempre colmo di arie stupende. Un cast di promettenti giovani cantanti con l’aggiunta di una veterana della prassi esecutiva barocca, come l’italiana Sonia Prina, ha brillato in oltre tre ore di musica scorse con estrema piacevolezza e anche con qualche momento elettrizzante. Questo anche grazie alla brillante direzione di David Bates, alla guida de La Nuova Musica.

Visto che probabilmente è un titolo sconosciuto ai più, vale la pena spendere qualche parola su quest’opera seria in tre atti, rappresentata per la prima volta nel 1734 al King’s Theatre e che nella cronologia delle composizioni operistiche si inserisce dopo Orlando e prima dei capolavori Alcina e Ariodante, ma comunque nel pieno della competizione con Nicola Porpora, che a capo dell’impresa rivale Opera of the Nobility riuscirà a impadronirsi della gestione del King’s Theatre proprio nel 1734, visti i problemi finanziari della Royal Academy of Music. Il compositore italiano maestro di Farinelli, venuto a conoscenza del fatto che Händel stava lavorando a un’opera basata sul mito di Arianna, Teseo e il Minotauro, riuscì ad anticipare il rivale, portando in scena nel 1733 al London’s Lincoln’s Inn Fields Arianna in Naxos. Nonostante alcuni cantanti del momento avessero seguito Porpora, Händel riuscì a contare sulla fedeltà di Anna Maria Strada del Po, a cui venne affidato il ruolo del titolo (e che poi nel 1735 sarà la maga Alcina al Covent Garden, nuova sede degli spettacoli di Händel). Il soprano viene affiancata, nel ruolo di Teseo, dal castrato Giovanni Carestini, che Händel aveva sentito a Roma nel 1729 e per il quale scrisse una parte dal carattere esuberante piena di arie di bravura, parte che Händel dovette trasportare in basso visto che la voce del castrato giunto a Londra si era abbassata rispetto ai primi ascolti romani. L’opera fu un successo e dopo la prima esecuzione vi fu una quindicina di altre recite nella stagione 1733/34 della Royal Academy.

Il libretto di Francis Colman, riadattato da Arianna e Teseo di Pietro Pariati, testo già usato da Nicola Porpora e Leonardo Leo, minimizza i recitativi rendendo la complessa vicenda narrata non sempre logica e lineare nel suo svolgimento, ma con il vantaggio di mantenere sempre viva l’attenzione dell’ascoltatore, visto poi il numero abbondante di numeri musicali interessanti e arie di bravura galvanizzanti. La trama della storia mitologica di Teseo e Arianna a Creta è nota, anche se l’opera händeliana ha alcune aggiunte nella forma di intrighi amorosi e colpi di scena alla vicenda. L’opera si apre con Teseo che guida 14 prigionieri ateniesi a Creta, determinato a porre fine all’annuale mattanza di prigionieri nel labirinto sotterraneo del Minotauro. La sua amata Arianna è già lì, essendo stata rapita e inviata con un precedente gruppo di prigionieri. Tra i prigionieri c’è anche Carilda, innamorata di Teseo, ma anche amata da Alceste (altro Ateniese), oltre che dal sinistro generale di Creta Tauride. Carilda viene selezionata per andare nel sotterraneo per prima, ma Teseo annuncia che sarà lui ad andare nel labirinto al fine di combattere il Minotauro; questo scatena la gelosia di Arianna che è convinta che Teseo lo faccia non per la gloria, ma per amore di Carilda. Mentre Teseo ha delle visioni, prima di intraprendere la sua missione, Arianna origlia una conversazione tra Minosse e il Minotauro, carpendo che il segreto per uccidere il mostro sia quello di tagliarne la gola ma anche che l’unico modo per sconfiggere Tauride sia quello di strappare dalla cinta la sua cintura magica. Arianna riferisce quanto appreso a Teseo. Grazie ai suggerimenti dell’amata, Teseo riesce nella sua missione e Minosse annuncia che l’annuale tributo di sangue ateniese può considerarsi terminato. Teseo rivela che Arianna è in realtà la figlia di Minosse; il vecchio re dà la sua benedizione al matrimonio dei due amati, un doppio matrimonio questo, visto che si aggiunge anche quello di Alceste e Carilda.

Veniamo all’esecuzione che, pur in forma di concerto e con solo un paio di tagli di numeri (ma non dei da capo delle arie eseguite), non ha lasciato mai spazio alla noia, non solo per le caratteristiche stesse di composizione del lavoro, ma anche per l’espediente di non tenere i cantanti fermi tutto il tempo, ma di farli muovere negli spazi disponibili dietro e davanti l’orchestra, facendoli uscire o entrare dalla navata principale e persino collocandoli sul pulpito. Nonostante i problemi logistici di una piccola chiesa e anche qualche implicazione acustica, il tutto è scorso in maniera fluida, emozionante e coinvolgente. Merito anche di David Bates, direttore che rispetto ad altri complessi barocchi inglesi, non rende mai la musica di Händel algida o noiosa, anzi gli dà vita con brillantezza, brio e fervore degli affetti, ma senza eccessi, effetti gratuiti o cali di tensione, con un occhio ai cantanti e i suoi orchestrali, che lascia trasparire una musicalità accesa e condivisa senza, quella autoreferenzialità della direzione fine a se stessa. Tra i suoi musicisti de La Nuova Musica dobbiamo citare la violoncellista Kinga Gaborjani che ha eseguito lo stupendo solo obbligato di “Son qual stanco pellegrino”, aria meravigliosa di Alceste incisa in passato anche da Sandrine Piau e Cecilia Bartoli (la prima fu anche una stupenda Arianna nel 2002 a Beaune con Christophe Rousset – integrale disponibile su Youtube). Bisogna poi citare il solo dei corni (Richard Bayliss e Joe Walters) nell’aria di Tauride “Qual leon”, centratissimo nel carattere e negli accenti. David Gerrard ha rafforzato molto bene il gruppo del continuo con un secondo clavicembalo.

La compagnia di canto era ben assortita, potendo contare su una serie di giovani promesse con la ciliegina sulla torta rappresentata dalla presenza nel cast della star del barocco Sonia Prina, che dopo aver fatto parte della giuria della London International Handel Singing Competition la sera prima, riprendeva il ruolo di Carilda, già affrontato in passato. Prina porta la sua esperienza che traspare tutta nel modo così distintivo che ha di dare vita alla musica barocca, conferendo senso ai recitativi e plasmando con precisione il carattere di ciascuna aria con la dovuta varietà di fraseggio. La sua aria di apertura “Dille che nel mio seno” viene resa con sensibilità e attenzione alla parola. Ben caratterizzata e stilisticamente pertinente “Narragli allor saprai” e deliziosamente palpitante la resa di “Un tenero pensiero”.
Se l’opera si intitola Arianna in Creta è di fatto il ruolo che fu di Carestini, ovvero Teseo, ad avere i numeri più difficili e spettacolari. Una parte che il mezzosoprano scozzese Beth Taylor, una forza della natura per presenza scenica e per il modo con cui affronta con fierezza quasi sprezzante e nessuna paura una parte veramente ostica. Lo strumento è incredibilmente esteso e il volume cospicuo negli affondi ai gravi contraltili così risonanti e negli sfoghi in acuto, mentre i centri sono meno spessi, ma hanno comunque un bel colore. Esordisce con l’aria di bravura “Nel pugnar” piena di volatine di coloratura e balzi attraverso il pentagramma, con gli alleggerimenti necessari di volume nei passi più pieni di note. Non meno difficili, anzi, “Salda quercia” e “Qui ti sfido” entrambe rese a ritmi speditissimi e con fierezza senza cedere a compromessi. Di fronte a questo temperamento vulcanico le si può perdonare che non tutto sia levigato o domato in termini di omogeneità, ma Taylor ha regalato dei momenti davvero elettrizzanti. Ci ha colpito anche lo stupendo arioso all’inizio del secondo atto “Sol ristoro de’ mortali”, cantato con gusto e bel velluto, prima che Teseo si addormenti e gli compaia in sogno Il Sonno.
Arianna è stata cantata in maniera stilisticamente appropriata da Hilary Cronin vincitrice della London Handel International Singing Competition nel 2021 e selezionata dalla rivista musicale della BBC tra le stelle emergenti da tenere d’occhio. Il soprano brilla per omogeneità del suono che emette a tutte le altezze senza asprezze o assottigliamenti in acuto, coniugando in maniera bilanciata a seconda sei suoi interventi purezza e brillantezza, controllo e abbandono patetico. Rende meravigliosamente “So che non è più mio” nel secondo atto soprattutto quando modula i suoni, abbellisce e risolve le frasi variate in acuto del da capo con eleganza. Più fiera nella coloratura ben sgranata di “Sdegno,amore” al termine del primo atto.
Il controtenore Patrick Terry pur in assenza di un timbro particolarmente interessante e di una voce non troppo rotonda, ha dei toni metallici che ben si addicono alla figura del generale di Creta Tauride. Una volta che la voce si è scaldata dopo la sua prima aria “Mirami, altero in volto”, Terry dà il suo meglio in “Che se fiera poi mi nieghi” nel secondo atto e poi nell’aria di tempesta “In mar tempestoso”. Darwin Prakash ha conferito la giusta autorità al ruolo del re Minosse, soprattutto quando ha intonato con dovizia di accento e solidità nella pasta della sua voce di basso l’aria “Se ti condanno”. Aveva in apertura del secondo atto anche dato voce al ruolo aggiunto da Händel de Il sonno, ovvero il dio del sonno che rivela a Teseo – durante un sogno – la sua gloria futura. Al soprano Clara Orif va dato adito di aver sostituito all’ultimo Louise Kemény nel ruolo di Alceste. All’inizio canta in maniera corretta ma forse un po’ sottotono, salvo poi sorprendere con la delicatissima ornamentazione del da capo di “Son qual stanco pellegrino”, in dialogo con il violoncello obbligato.

Al termine applausi sentiti e alcune standing ovation da parte di un pubblico che non aveva avuto timore nel mostrare il proprio entusiasmo dopo i numeri più belli e virtuosistici. Il cast dopo un paio di chiamate e applausi ha concesso il bis del coro finale “Bella sorge la speranza”. Ancora applausi per poi darsi appuntamento alla prossima edizione del festival.

London Handel Festival 2024
ARIANNA IN CRETA HWV 32
Opera seria in tre atti su libretto di Francis Colman,
riadattato da Arianna e Teseo di Pietro Pariati
Musica di Georg Friedrich Händel

Arianna Hilary Cronin
Teseo Beth Taylor
Carilda Sonia Prina
Alceste Clara Orif
Tauride Patrick Terry
Minosse e Il Sonno Darwin Prakash

Direttore e clavicembalista David Bates
La Nuova Musica

Esecuzione in forma di concerto
Londra, St George’s Church, 20 aprile 2024

 

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