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Genova, Teatro Carlo Felice – Madama Butterfly

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Il primo dilemma che si pone al direttore d’orchestra chiamato a dirigere Madama Butterfly è quale versione scegliere: quella primigenia del 1904, la stessa che cadde clamorosamente al Teatro alla Scala provocando al compositore lucchese forse lo smacco più bruciante di tutta la sua carriera; quella detta di Brescia di tre mesi dopo, che segnò il riscatto trionfale dell’opera; o quella tradizionale, cosiddetta “quinta versione” (del 1907, per New York), comunemente eseguita? Quali furono i motivi del clamoroso, e forse preordinato, fiasco è difficile dirsi. Forse la crudeltà con la quale la vicenda era raccontata infastidì alcuni ascoltatori o, forse, si volle colpire Giulio Ricordi attraverso il suo più quotato compositore. Sta di fatto che nella prima e nelle successive rielaborazioni (ben quattro) della partitura, che dalla ripresa bresciana in poi consacrarono Butterfly fra le opere più rappresentate al mondo, il personaggio della piccola geisha venne addolcito, sfumato malinconicamente, rendendolo forse più consono alle aspettative del pubblico. Molto significativo, ad esempio, il doloroso taglio dell’intero incontro-scontro fra Cio-Cio-San e la moglie americana di Pinkerton con il fiero rifiuto di Butterfly di porgerle la mano o di farsi semplicemente sfiorare. Forse la “versione di Brescia”, recentemente ascoltata a Como con un notevolissimo cast (vedi recensione) sarebbe da preferire fra tutte. Fabio Luisi, per le recenti recite genovesi, purtroppo opta per quella “tradizionale”, normalmente eseguita nei teatri e quasi sempre utilizzata per le numerosissime incisioni discografiche del capolavoro di Puccini. Nonostante ciò, dobbiamo sottolineare il bellissimo taglio interpretativo che il direttore d’orchestra dà della partitura. La sua interpretazione passa da momenti di estenuato sfinimento ad altri di tesa drammaticità, esaltando sempre la magnifica orchestrazione del compositore di Lucca.

È quindi un vero peccato che la sua travolgente direzione non abbia trovato un tenore in grado di raccogliere le innumerevoli sollecitazioni di dolcezza, languore e sensualità che giungevano dal podio traducendole in un canto più amorevole e sfumato, indispensabile per definire psicologicamente il personaggio di Pinkerton. In questo ruolo, infatti, Fabio Sartori tenoreggia “a più non posso” tratteggiando un macho brutale, che poco ha a che fare con l’affascinante e ipocrita ufficiale di marina creato da Puccini. Il suo Pinkerton non è né il narciso belloccio, vanesio e ammaliante (Gigli, Valletti, Gedda, Pavarotti), né lo sciupafemmine irresistibile (Di Stefano, Domingo) di storici interpreti. Tutte le frasi più insinuanti quali “Bimba, bimba, non piangere” o “Viene la sera…” sono cantante da Sartori senza afflato lirico. I suoi tentativi di mezzevoci si riducono ad affievolire i suoni a chiusura di ogni frase; e l’attacco del celeberrimo “Bimba dagli occhi pieni di malia” sfiora quasi la malvagità.

Anche la Cio-Cio-San del soprano Lianna Haroutounian delude un po’ nel primo atto, per poi riprendersi nel prosieguo dell’opera. Spiace, all’inizio, il suo “vezzo” di sbiancare il timbro per simulare la geisha quindicenne, laddove sarebbe invece necessario lavorare di fraseggio in punta di bulino. Fortunatamente però, la brava cantante armena riesce nel secondo atto a essere in perfetta sintonia con la direzione di Luisi, a tratti tenera, a tratti ardente, cesellando “Un bel dì vedremo” e il duetto con Sharpless con grande immedesimazione e varietà di chiaroscuri. Gli acuti sono sicuri, le frasi di conversazione ben centrate. Una protagonista, dunque, pienamente persuasiva nonostante l’esecuzione di “Tu? Tu? Tu? Piccolo Iddio!” la metta un poco in difficoltà, come del resto capita a nove Butterfly su dieci.
Il baritono Vladimir Stoyanov è completamente a suo agio nel ruolo di Sharpless e tratteggia un personaggio molto umano e affettuoso, non privo di una certa autorità nei confronti dello sventato Pinkerton. Affettuosamente espansiva è anche la dolce Suzuki di Manuela Custer, che insieme a Butterfly esegue ottimamente il duetto “Scuoti quella fronda di ciliegio”. Convincenti sono parsi pure lo zio Bonzo di Luciano Leoni, il Goro di Manuel Pierattelli, lo Yakusidè di Luca Romano, il Principe Yamadori di Paolo Orecchia e il Comissario imperiale di Claudio Ottino.

Alvis Hermanis, qui nel doppio ruolo di scenografo e regista, crea uno spettacolo formalmente elegante, anche se forse un po’ didascalico, che trova il suo punto di forza nelle grandi scenografie costituite da pareti scorrevoli (sempre ottimamente illuminate) sulle quali vengono proiettati gradevoli video (di Ineta Sipunova) nipponici con motivi floreali (mai stucchevoli) e vedute del porto di Nagasaki. Lo spettacolo, creato dal regista lettone per un 7 dicembre di sette anni fa del Teatro alla Scala, è stato un ottimo acquisto per il Teatro Carlo Felice. La cura e la fluidità nei cambi di scena a vista, nell’elaborazione dei costumi (bellissimi, di Kristine Jurjàne), nonché nei movimenti Kabuki delle geishe danzatrici, che si muovono costantemente con gesti ieratici e stilizzati, rendono questo allestimento di Madama Butterfly molto significativo. Convincente è anche l’idea di presentare, nel secondo atto, la protagonista abbigliata con costumi occidentali per sottolineare la sua volontà di adeguarsi agli usi e alle tradizioni dell’infedele Pinkerton. Il Coro istruito da Claudio Marino Moretti è bravo, l’orchestra del Carlo Felice magnifica. Il pubblico presente il 21 gennaio ha molto gradito e ha accolto con calore a fine spettacolo Fabio Luisi e tutto il cast.

Teatro Carlo Felice – Stagione 2023/24
MADAMA BUTTERFLY
Tragedia giapponese in tre atti
Libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa,
dalla tragedia di David Belasco
Musica di Giacomo Puccini

Cio-Cio-San Lianna Haroutounian
Suzuki Manuela Custer
Kate Pinkerton Alena Sautier
F. B. Pinkerton Fabio Sartori
Sharpless Vladimir Stoyanov
Goro Manuel Pierattelli
Il Principe Yamadori Paolo Orecchia
Lo Zio Bonzo Luciano Leoni
Il Commissario imperiale Claudio Ottino
L’ufficiale del registro Franco Rios Castro
Yakusidé Luca Romano
La madre di Cio-Cio-San Maria Letizia Poltini
La zia Mariasole Mainini
La cugina Eleonora Ronconi

Orchestra, coro e tecnici dell’Opera Carlo Felice
Direttore Fabio Luisi
Maestro del coro Claudio Marino Moretti
Regia e scene Alvis Hermanis
Costumi Kristìne Jurjàne
Coreografie Alla Sigalova
Luci Gleb Filshtinsky
Video Ineta Sipunova
Balletto Fondazione Formazione
Danza e Spettacolo “For Dance” ETS

Allestimento della Fondazione Teatro Carlo Felice di Genova
Genova, 21 gennaio 2024 

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