Genova, Teatro Carlo Felice – Il corsaro

È la presenza di Francesco Meli, nel ruolo di Corrado, il vero motivo di interesse de Il corsaro di Giuseppe Verdi in scena in questi giorni al Teatro Carlo Felice di Genova. Il tenore ligure, molto amato nella sua città, ritrova in questa produzione la splendida forma vocale, ultimamente apparsa un po’ appannata, che ha caratterizzato le sue più convincenti interpretazioni in campo donizettiano e verdiano. In un ruolo non eccessivamente acuto come questo, Meli ha potuto sfoggiare pregnanza di accenti, belle mezzevoci e un gioco chiaroscurale di sicuro effetto. Già la sua cavatina iniziale “Tutto parea sorridere” ha evidenziato bel legato e omogeneità di timbro.

Ogni volta che Francesco Meli era presente in scena la partitura, certo non fra le migliori di Verdi, sembrava prendere il volo e depurarsi dalle tante, troppe scorie che incrostano questo lavoro, composto forse di malavoglia e ben presto accantonato dallo stesso autore. Eppure, solo un anno dopo, nel 1849, vedrà la luce Luisa Miller. Nel Corsaro, però, davvero poche sono le pagine nelle quali rifulge il genio verdiano: fondamentalmente solo la Romanza, davvero bellissima, di Medora “Non so le tetre immagini” e tutta la scena del carcere, nel quale langue Corrado, che chiude l’opera. Un Verdi senz’altro “minore”, quindi, che vale la pena di ascoltare quando a interpretarlo vi è un tenore capace di rivelarne “gli accenti nascosti”. Meli è infatti superlativo nell’avvio al bel terzetto fra Corrado, Gulnara e Medora dell’ultimo atto, per la capacità di alternare piani e forti, di fraseggiare a fior di labbro, di caricare di pathos ogni accento.

Purtroppo non sempre la bacchetta di Renato Palumbo sembra trovare la stessa intensità emotiva, la stessa urgenza espressiva del tenore genovese. Palumbo aveva siglato l’anno scorso, proprio al Carlo Felice, una splendida direzione d’orchestra dei verdiani Due Foscari, ma qui, stante la latitante creatività verdiana (soprattutto nei primi due atti) fatica a “dar fuoco alle polveri”, a vivificare con stacco di tempi adueguati le cabalette, a rendere meno convenzionale il concertato che chiude il secondo atto. Dove Palumbo sembra riscaldarsi è soprattutto nella scena del carcere citata poco sopra, dove la scrittura verdiana si fa finalmente significativa e a tratti genialmente antipatrice dei capolavori che verranno in seguito.

Il resto del cast vocale, d’altra parte, non aiuta molto. Olga Maslova, nel ruolo di Gulnara, possiede una bella voce e buoni acuti. Il giocare al “soprano drammatico di agilità” però non le confà e ce ne accorgiamo nella difficile aria di sortita “Vola talor dal carcere”. Molto meglio il suo duetto del terzo atto con Corrado, laddove il soprano russo immaschera meglio i suoni, fraseggia con cura e usa di più le mezzevoci. Delude Irina Lungu in Medora. Il timbro appare del tutto inadatto per questo ruolo “angelicato”, alcune inflessioni terree disturbano, anche se l’uso delle dinamiche appare adeguato. La bellissima “Non so le tetre immagini” non decolla, anche a causa di acuti piuttosto problematici, e l’opacità del suo timbro male si fonde con Meli nel loro duetto. Mario Cassi, quale pascià Seid, fa davvero poco per riscattare un ruolo ingrato e problematico. A tratti appare in debito di fiato, ma la sua seconda aria riesce a convincere nonostante un gioco scenico marionettistico e quasi caricaturale.

La vecchia regia di Lamberto Puggelli, ripresa da Pier Paolo Zoni, è infatti piattissima e incapace di posizionare gli interpreti principali e il coro, che appare spesso spaesato e imbarazzato nel suo stare in scena. Le scene sono suggestive, ma fin troppo cariche di tendaggi che vogliono simulare improbabili vele o cortine dell’harem. Unico momento di vitalità è la scena della battaglia affidata al maestro d’armi Renzo Musumeci Greco. Genericamente efficienti tutti i comprimari.
Discreto il successo a fine serata con punte d’entusiasmo, com’è giusto, per Francesco Meli [Rating:3/5]

Teatro Carlo Felice – Stagione 2023/24
IL CORSARO
Melodramma tragico in tre atti
Libretto di Francesco Maria Piave
dal poemetto di George Byron
Musica di Giuseppe Verdi

Corrado Francesco Meli
Medora Irina Lungu
Seid Mario Cassi
Gulnara Olga Maslova
Selimo Saverio Fiore
Giovanni Adriano Gramigni
Un eunuco Giuliano Petouchoff
Uno schiavo Matteo Michi

Orchestra, coro e tecnici dell’Opera Carlo Felice
Direttore Renato Palumbo
Maestro del coro Claudio Marino Moretti
Regia Lamberto Puggelli
Scene Marco Capuana
Costumi Vera Marzot
Maestro d’armi Renzo Musumeci Greco
Luci Maurizio Montobbio
Assistente alla regia Pier Paolo Zoni

Allestimento della
Fondazione Teatro Carlo Felice di Genova
in coproduzione con il
Teatro Regio di Parma
Genova, 17 maggio 2024