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Firenze, Teatro del Maggio – Tosca (con Vincenzo Costanzo)

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Si tratta certamente di uno degli spettacoli più importanti visti quest’anno in Italia. Tosca di Puccini in scena al Maggio Musicale Fiorentino, già recensita alla prima da Filippo Antichi (qui il link), si segnala anzitutto per la straordinaria direzione di Daniele Gatti. Tuttavia, anche la regia di Massimo Popolizio si rivela più interessante di quanto non lo fosse “sulla carta”. Un elemento in particolare accomuna la lettura musicale e quella registica: l’approfondito lavoro sugli interpreti. Popolizio – pur inquadrando la vicenda in una Roma fascista (una scelta dunque non nuova) – trova soluzioni inedite facendo emergere quanto i tre protagonisti probabilmente hanno già naturalmente dentro di sé: il gelo dello Scarpia di Alexey Markov, la nevrosi della Tosca di Vanessa Goikoetxea.

Nel caso di Vincenzo Costanzo (che veste i panni di Cavaradossi, già indossati da Piero Pretti, e che costituisce l’elemento di novità di questa ultima recita), il regista lascia libera la potente fisicità del giovane cantante napoletano, la sua incisiva presenza scenica, la sua naturale estroversione. Abbiamo così un pittore che è insieme ribelle fiero e amante appassionato, credibilissimo in entrambi i casi anche perché forte di un indiscutibile fascino, quasi romantico nel suo essere “bello di fama e di sventura”. Ma non si creda che tale presenza scenica si traduca in un canto tutto esuberante e “di sola voce”. Certamente, Costanzo vanta un timbro di indiscutibile bellezza per la morbidezza dell’emissione, la tornita brunitura in tutti i registri, la schietta comunicativa e sensualità. Tuttavia, il tenore, guidato e quasi preso per mano dal direttore, riesce nell’impresa di dipingere (è proprio il caso di dirlo) un Cavaradossi dove sono le sfumature a fare la differenza, grazie anche a una perizia tecnica che consente fiati lunghissimi. Si veda ad esempio il caso di quell’autentico gioiello che è “Qual occhio al mondo”, sulle parole “occhio all’amor soave, all’ira fiero”, quando anche fior di tenori sforzano, Costanzo ammorbidisce e alleggerisce rendendo finalmente giustizia all’estenuata dolcezza di questa frase. “Recondita armonia” vibra di accesa passionalità, “E lucevan le stelle” ha tutta la struggente e dolorosa consapevolezza della vita che finisce, ma naturalmente non mancano gli acuti di perentoria baldanza di “Vittoria! Vittoria!”. Un Cavaradossi a tutto tondo, insomma, quello delineato da Costanzo, che ribadisce un concetto assai semplice: è il timbro spesso a fare la differenza, a incarnare già in misura importante il carattere di un personaggio. Tuttavia, il solo timbro non basta: ci vogliono anche studio, intelligenza interpretativa e l’umiltà di porsi in ascolto di chi – in questo caso Daniele Gatti – molto può dare. E il gioco è fatto.
Inutile dire dell’entusiasmo del pubblico che gremiva il teatro.

86° Festival del Maggio Musicale Fiorentino
TOSCA
Melodramma in tre atti

Libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa

Musica di Giacomo Puccini

Floria Tosca Vanessa Goikoetxea

Mario Cavaradossi Vincenzo Costanzo
Scarpia Alexey Markov
Cesare Angelotti Gabriele Sagona

Il sagrestano Matteo Torcaso

Spoletta Oronzo D’Urso
Sciarrone Dario Giorgelè
Un carceriere Cesare Filiberto Tenuta
Un pastore Ileana von Wachter

Orchestra, Coro e Coro di voci bianche
del Maggio Musicale Fiorentino

Direttore Daniele Gatti

Maestro del coro Lorenzo Fratini

Maestro del Coro di voci bianche Sara Matteucci
Regia Massimo Popolizio

Scene Margherita Palli

Costumi Silvia Aymonimo
Luci Pasquale Mari

Nuovo allestimento del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino
Firenze, 8 giugno 2024

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