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Como, Teatro Sociale – Madama Butterfly

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Apertura di 2024 nel nome di Giacomo Puccini, compositore del quale ricorre quest’anno il centenario di morte. Dopo il debutto lo scorso luglio al Grande di Brescia, e le recite cremonesi del 13 e 14 gennaio, giunge sulle tavole del Teatro Sociale di Como, in chiusura della stagione lirica 2023/2024, la vicenda strappalacrime della geisha adolescente delicata come una farfalla ma, al contempo, tenace e coraggiosa, Madama Butterfly. Per l’occasione, viene proposta la seconda versione di questo titolo amato dal grande pubblico, oggi abbastanza di raro ascolto, quella eseguita con successo a Brescia il 28 maggio 1904: dopo il fiasco della prima assoluta, tenutasi al Teatro alla Scala il 17 febbraio 1904, il musicista lucchese rimise mano alla partitura, apportando alcune modifiche. Lo spartito venne rimaneggiato ulteriormente negli anni successivi, con tagli e cambiamenti, approdando così all’edizione oggi più comunemente rappresentata.

Il cast risulta ben assemblato. Alla recita pomeridiana alla quale abbiamo assistito, i panni della protagonista sono indossati da Federica Vitali, parte che ha già affrontato molteplici volte in piazze quali Genova, Trieste e Malta. Vocalità di buon peso, scura e piena nei medi e nei gravi, vibrante e corposa negli acuti, sorretta da una tecnica solidissima e da un’emissione controllata, il giovane soprano impersona alla perfezione Cio-Cio-San, grazie anche a un physique du rôle aggraziato e delicato. Servendosi di un’espressività marcata e pregnante, e di un fraseggio ricco di accenti, Vitali dipinge con credibilità una geisha fresca e sensibile, follemente innamorata, nobile e dignitosa via via che la situazione precipita, mai zuccherosa o bamboleggiante. Nell’economia di una prova canora e recitativa maiuscola, ricordiamo almeno l’attesa aria “Un bel dì, vedremo”, resa con fierezza e trasporto appassionato, accolta da scroscianti applausi a scena aperta; l’intenso confronto con Kate Pinkerton “Sotto il gran ponte del cielo”, venato di composta rassegnazione; lo struggente finale “Tu, tu piccolo iddio!”, affrontato con cocente immedesimazione.
Dopo aver interpretato con successo Errico “Settebellizze” a gennaio 2023, torna a Como il tenore Riccardo Della Sciucca. In possesso di uno strumento sano e robusto, di schietto e avvolgente colore mediterraneo, emesso con omogeneità e che corre facilmente nella sala teatrale, Della Sciucca si distingue per un registro acuto sfrontato e voluminoso, nonché per la notevole tenuta vocale. Il suo è un Francis Blummy Pinkerton (sì, proprio Blummy, e non Benjamin, come nell’edizione definitiva dell’opera) gagliardo, sfacciato, volitivo e molto determinato, salvo poi rivelarsi un vile quando non avrà il coraggio di rivedere Butterfly. “Dovunque al mondo lo Yankee vagabondo” è cantata con franchezza ed esuberanza, “Addio fiorito asil” con languido rimpianto.
Il mezzosoprano turco Asude Karayavuz (Suzuki) sfoggia una voce morbida, duttile e vellutata, squillante e chiara nelle note alte, di tinta ebanina in quelle gravi. Lodevole la resa di una confidente risoluta, pugnace ed estremamente fedele e solidale con l’amata padrona. Assiduo frequentatore del repertorio pucciniano (a oggi, ha cantato in titoli come La bohème, Tosca, Madama Butterfly, Il tabarro, Gianni Schicchi e La fanciulla del West), Devid Cecconi delinea uno Sharpless benevolo, premuroso e quasi paterno nei confronti della protagonista; la vocalità è sonora e di grana scura, granitica e salda nell’emissione, il portamento è statuario.
Giuseppe Raimondo è un Goro mercuriale e ben caratterizzato, vivaddio scevro di fastidiosi cachinni scenici e vocali, dalla voce armoniosa e di bel colore luminoso. Sugli scudi la Kate Pinkerton elegante e musicale di Maria Cristina Bellantuono che, nella versione che si ascolta a Como, ha qualche battuta in più e risulta meglio abbozzata (e più empatica). Puntuali i comprimari; menzioniamo, perlomeno, l’aristocratico e austero Principe Yamadori di Alex Martini, l’euforico e vivace zio Yakusidé del basso-baritono giapponese Masashi Tomosugi, l’efficace zio Bonzo di Fulvio Valenti, il tenero Enea Piovani nei panni di Dolore, il figlioletto di Butterfly. Come sempre precisi e coesi gli interventi del Coro OperaLombardia, guidato con amorevole premura e puntiglio da Diego Maccagnola.

Dal podio dell’Orchestra I Pomeriggi Musicali, con un gesto energico e incisivo, Alessandro D’Agostini propende per una direzione dalle sonorità lussureggianti e dense, a tratti soverchianti rispetto al palcoscenico, improntata a un’agogica scattante e di potente drammaticità. Lavorando di cesello, D’Agostini sbalza a tuttotondo i preziosismi, le sfumature, le cangianti ricchezze timbriche che costellano lo spartito, evidenziando con nitidezza ogni singola atmosfera tonale della variegata scrittura pucciniana: e così, per esempio, l’accompagnamento al duetto d’amore del I atto trasuda sensualità e abbandono; l’Intermezzo risuona rigoglioso e, allo stesso tempo, fluido e terso; il finale è di tagliente penetranza.

Debutta a Como la regista Rodula Gaitanou, nata ad Atene e formatasi a Parigi, con all’attivo produzioni in svariati teatri e manifestazioni internazionali, quali il Wexord Festival Opera, il Tiroler Festspiele Erl, l’Opera Holland Park, la Greek National Opera, la Göteborg Opera e, in queste settimane, impegnata all’Opéra Royal de Wallonie di Liegi con Rusalka, diretta da Giampaolo Bisanti e con Corinne Winters come protagonista. Con eleganza ed efficacia, la regista greca firma un allestimento essenziale, privo di ridondanti orpelli in stile japonaiserie, giocato su di una recitazione calibrata ed espressiva, una gestualità asciutta, una curata caratterizzazione di ogni singolo personaggio (anche quelli minori come lo zio ubriacone o la cugina), e su di una opportuna movimentazione delle masse corali. La scenografia astratta di Takis mostra un piano inclinato in legno di forma ondulata (e la memoria non può che correre, per associazione, alle xilografie a colori del pittore e incisore giapponese Katsushika Hokusai, in primis la celeberrima stampa La grande onda di Kanagawa), simbolo della collina di Nagasaki, del mare che circonda la cittadina nipponica, ma anche metafora del destino che, come un maroso, manipola e travolge la sfortunata Cio-Cio-San. Al centro, si staglia una sobria e nuda pedana lignea con sparuti arredi, la casa di Butterfly, nido d’amore, rifugio e, al contempo, carcere dal quale potrà evadere solamente con l’atto forse più ardito della propria breve esistenza: il suicidio, conclusione di una vita incondizionata, vissuta con integrità e lottando contro tutto e tutti. La scena, che vede sul fondo una raffigurazione dei monti del Giappone simile a un garbato acquerello, è ravvivata dai variopinti e bei costumi di Takis stesso, cromaticamente vividi, e dalle luci atmosferiche ed esteticamente impattanti di Fiammetta Baldiserri, oramai una garanzia. La regia scorre con scioltezza e agilità, con idee pulite e convincenti (una fra tutte: la geisha è talmente immedesimata in una “tenue farfalla” che, durante il duetto con Pinkerton conclusivo del I atto, imita un lepidottero che viene trafitto da uno spillo e fissato su di una tavola), per giungere allo straziante finale, forse il momento più emozionante, persuasivo e toccante dello spettacolo.
Teatro esaurito in ogni suo ordine e, al termine, calorosi e sentiti applausi per tutti, con accoglienze entusiastiche soprattutto per Vitali, D’Agostini, Della Sciucca, Karayavuz e Cecconi.
Alla nostra recita, inserita nel progetto OPEN, è stato realizzato un percorso multisensoriale tematico alla scoperta dell’opera e, durante la performance, erano previsti l’audio descrizione e (come sempre) sopratitoli in italiano: una lodevole iniziativa per rendere il teatro aperto e comprensibile a tutti, anche agli spettatori con deficit visivo e uditivo.
Lo spettacolo, una coproduzione internazionale del circuito di OperaLombardia con il Teatro del Giglio di Lucca e l’Estonian National Opera, verrà proposto prossimamente a Bergamo (26 e 28 gennaio), Pavia (2 e 4 febbraio), Lucca (17 e 18 febbraio) e a Tallinn (dal 24 maggio all’8 giugno). Anche nei mesi a venire, Puccini sarà protagonista indiscusso sulle rive del Lario: sono, infatti, in agenda recite di Turandot tra giugno e luglio all’interno del Festival Como Città della Musica, mentre il 26 settembre La bohème inaugurerà la Stagione Notte 2024/2025.

Teatro Sociale – Stagione 2023/2024
MADAMA BUTTERFLY
Tragedia giapponese
Libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa
Musica di Giacomo Puccini
Versione Brescia 1904

Cio-Cio-San Federica Vitali
F.B. Pinkerton Riccardo Della Sciucca
Suzuki Asude Karayavuz
Sharpless Devid Cecconi
Goro Giuseppe Raimondo
Lo zio Bonzo Fulvio Valenti
Il Principe Yamadori Alex Martini
Kate Pinkerton Maria Cristina Bellantuono
Lo zio Yakusidé Masashi Tomosugi
Il commissario Tong Liu
L’ufficiale del registro Mattia Rossi
La zia Daryna Shypulina
La cugina Tiziana Falco
La madre Serena Pulpito
Dolore Enea Piovani

Orchestra I Pomeriggi Musicali
Coro OperaLombardia
Direttore Alessandro D’Agostini
Maestro del coro Diego Maccagnola
Regia Rodula Gaitanou
Scene e costumi Takis
Luci Fiammetta Baldiserri
Assistente alla regia Pirjo Levandi
Assistenti alle scene Piera Lizzeri, Yorgos Kefalas
Assistente ai costumi Lise Bondu
Assistente alle luci Oscar Frosio

Nuovo allestimento
Coproduzione Teatri di Opera Lombardia,
Teatro del Giglio di Lucca, Estonian National Opera
Como, 21 gennaio 2024

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