Dalle atmosfere vivaci e malinconiche della Parigi ottocentesca bohémienne, al clima sanguinario nella Francia del Terrore giacobino. Dopo l’inaugurazione della Stagione 2024/25 con La bohéme, il Teatro Sociale di Como propone, come secondo titolo operistico, il dramma di ambiente storico Andrea Chénier, caposaldo del Verismo musicale nonché uno dei titoli più amati di Umberto Giordano, su libretto di Luigi Illica, fervido collaboratore di Puccini.
Acclamato nel Werther dell’ottobre 2020, torna nella città lariana Francesco Pasqualetti. Ottenendo dall’Orchestra I Pomeriggi Musicali un suono compatto e privo di sbavature, Pasqualetti opta per una lettura solida, vigorosa ed energica, a tratti soverchiante rispetto al palcoscenico, dall’agogica perlopiù scattante (eccezion fatta per alcuni momenti, quali l’aria di Gérard o quella di Maddalena, dove adotta tempi più ampi e comodi). Una direzione, nel complesso, corretta, professionale ed efficiente, parca di colori e sfumature.
Ben assemblato il cast. Più volte applaudito dal pubblico del Sociale, Angelo Villari si distingue per una voce calda, di notevole volume, corposa e che corre con estrema facilità nella sala teatrale, stentorea nell’emissione, debordante e sfrontata in acuto, ben appoggiata negli altri registri. Grazie anche a un fraseggio granitico e poco sfumato, il tenore delinea uno Chénier gagliardo e tutto d’un pezzo, a scapito però dei frangenti di maggior lirismo: il duetto “Ah! Ora soave, sublime ora d’amore!” e l’aria “Come un bel dì di maggio”, per esempio, risultano penalizzati e a volte monocordi, mancando l’afflato poetico richiesto. Più convincente la resa di “Sì, fui soldato”, espugnata con piglio robusto e la giusta tensione.
Accanto a lui, troviamo il soprano Maria Teresa Leva, assente da Como dall’Aida del 2019. In possesso di uno strumento vocale cospicuo, malleabile e nell’insieme omogeneo, di soffice colore bronzeo, più a suo agio nel registro acuto svettante e luminoso, l’artista si distingue per due qualità ormai ben note all’ascoltatore, le mezzevoci adamantine e la dovizia di accenti nel fraseggio (basti, a titolo esemplificativo, la frase “Se della vita sua tu fai prezzo il mio corpo…ebbene, prendimi!”, pronunciata con icastica pregnanza). Leva interpreta una Maddalena di Coigny fresca, ilare e sbarazzina nel I quadro, appassionata e drammatica nel prosieguo dell’opera; convince l’attesa aria “La mamma morta”, affrontata con trasporto ed equilibrio.
Anche lui habitué di queste tavole (ricordiamo, almeno, Rigoletto nel 2017, Macbeth nel 2019 e La Gioconda nel 2022), Angelo Veccia brilla per la vocalità sonora, tornita e facilmente espansa, di preziosa grana chiara, salda nell’emissione e voluminosa nella salita all’acuto. Fraseggiatore accorto e potente, con una dizione ricca di inflessioni e sfumature incarna un Carlo Gérard austero, controllato e umano, mai sovraccarico o truce; l’aria “Nemico della patria?!” è resa con solidità e impeto.
Scenicamente espressiva è Alessandra Palomba, nei panni della Contessa di Coigny e di Madelon; il mezzosoprano israeliano Shay Bloch è una Bersi avvenente, dalla voce duttile e di tinta ambrata; centrato e sapido il baritono messicano Fernando Cisneros (Pietro Fléville e Mathieu); mercuriale e insinuante Marco Miglietta (L’Abate poeta e un Incredibile), in possesso di uno strumento disinvolto e luminoso; sonoro e controllato il Roucher di Alessandro Abis; puntuale e saldo Gianluca Lentini come Fouquier Tinville e Schmidt; corretto Davide Cucchetti (Il maestro di casa e Dumas). Ottima la prova del Coro OperaLombardia in gran spolvero, diretto come sempre con mano sicura da Massimo Fiocchi Malaspina, ben diversificata nelle atmosfere e negli intenti, leggiadra e manierata nel I quadro, veemente e penetrante in quelli successivi.
Di casa sul palcoscenico comasco, il regista Andrea Cigni firma uno spettacolo rassicurante, confortevole e di stampo tradizionale, supportato dalle scene di forte impatto di Dario Gessati (oleografiche nel I quadro, maggiormente realistiche nel II e nel III, essenziali e spoglie nell’ultimo), dai bei costumi in stile di Chicca Ruocco, dalle luci nitide di Fiammetta Baldiserri e dalle coreografie plastiche di Isa Traversi (validi e sensuali ballerini Akos Barat e Teodora Fornari, seminudi e con il corpo dipinto). L’allestimento, una coproduzione fra il circuito di OperaLombardia, il Teatro Verdi di Pisa, il Giglio di Lucca e il Sociale di Rovigo, risulta nel complesso efficace e funzionale, con una movimentazione delle masse fluida ed efficiente; abbastanza caratterizzati i solisti.
Teatro quasi esaurito e pubblico partecipe, con numerosi applausi a scena aperta; al termine, caloroso successo per tutti gli interpreti, con punte di entusiasmo per Villari, Leva e Veccia. Dopo il debutto pisano e le due recite comasche, la tournée proseguirà a Brescia (21 e 23 novembre), Cremona (29 novembre e 1° dicembre), Pavia (5 e 7 dicembre), Rovigo (17 e 19 gennaio 2025) e Lucca (24 e 26 gennaio). 




Teatro Sociale – Stagione 2024/25
ANDREA CHÉNIER
Opera lirica in quattro quadri
Libretto di Luigi Illica
Musica di Umberto Giordano
Andrea Chénier Angelo Villari
Carlo Gérard Angelo Veccia
Maddalena di Coigny Maria Teresa Leva
Bersi Shay Bloch
La contessa di Coigny/Madelon Alessandra Palomba
Roucher Alessandro Abis
Pietro Fléville/Mathieu Fernando Cisneros
Un Incredibile/L’Abate poeta Marco Miglietta
Fouquier Tinville/Schmidt Gianluca Lentini
Il maestro di casa/Dumas Davide Cucchetti
Danzatori Akos Barat, Teodora Fornari
Orchestra I Pomeriggi Musicali
Coro di OperaLombardia
Direttore Francesco Pasqualetti
Maestro del coro Massimo Fiocchi Malaspina
Regia Andrea Cigni
Scene Dario Gessati
Coreografie Isa Traversi
Costumi Chicca Ruocco
Luci Fiammetta Baldiserri
Nuovo allestimento
Coproduzione Teatri di OperaLombardia,
Teatro Verdi di Pisa, Teatro del Giglio di Lucca
e Teatro Sociale di Rovigo
Como, 15 novembre 2024

