Chiudi

Castell’Arquato, Festival Illica 2024 – Incontri, concerti, spettacoli

Condivisioni

“Non solo un nome tra quelli di Giacomo Puccini e Giuseppe Giacosa”. Lo dice l’attore e regista Davide Marranchelli, interprete di un bel monologo dedicato a Luigi Illica, dal titolo “Scrissi d’arte. Storia vagabonda di Luigi Illica”, applaudito all’undicesima edizione del Festival Illica che la natia Castell’Arquato (Piacenza) dedica al suo illustre figlio. Edizione giocoforza dedicata quest’anno a Puccini, nel centenario dalla morte, e caratterizzata da diversi appuntamenti di qualità.

Il direttore artistico Jacopo Brusa, al suo terzo anno, dopo aver messo in scena due opere “rare” con libretto di Illica (Le maschere di Mascagni nel 2022 e Nozze istriane di Smareglia lo scorso anno), quest’anno ha reso omaggio all’anniversario pucciniano con un’operazione altrettanto intelligente. Ha cioè commissionato al compositore Carlo Galante di mettere in musica la Cantata per soprano e orchestra “L’austriaca. Pianto di una regina”, su testo di Illica, tratto dal lavoro preparatorio per l’opera Maria Antonietta che, come noto, fu vagheggiata per anni dal compositore lucchese, ma mai realizzata. In merito alle vicende di questo lavoro ha parlato Massimo Baucia, già curatore del Fondo Illica presso la Biblioteca “Passerini Landi” di Piacenza, nel corso di una tavola rotonda alla quale hanno partecipato anche il sottoscritto, il musicologo Guido Barbieri e il compositore Galante.

Il soggetto copre apparentemente l’arco di un decennio, dal novembre 1897 all’estate del 1907, ma nella realtà dei fatti il concreto interesse di Puccini si restringe al triennio 1905-1907, cioè al momento immediatamente successivo a Madama Butterfly. Dopo la scomparsa di Giacosa, nel 1906, il maestro chiede a Illica una diversa e più concisa concezione del dramma, ove campeggia in modo forte la figura della Regina. A partire da queste suggestioni, Galante ha realizzato una cantata della durata di circa 15 minuti, ove sarebbe inutile cercare echi pucciniani. Come lui stesso ha spiegato, ha pensato la Cantata come un’aria d’opera. “Ho immaginato la regina la notte prima della sua esecuzione che immagina la sua vita come un lungo e oscuro presagio a questa sua drammatica morte – ha detto Galante -. L’atmosfera è drammatica ma anche profondamente melanconica e lirica. Il materiale musicale proviene dall’antico inno reale musicale francese, quello precedente alla Marsigliese (Vive Henry IV) citato, variato e trasfigurato”.

Galante, che è docente di composizione al Conservatorio di Milano, appartiene al novero dei cosiddetti “neo romantici”, il cui capostipite è il tedesco Wolfgang Rihm. La sostanza di questo movimento, dopo le avanguardie più ostiche del “Secolo breve”, è stata quella di un ritorno alla normalità, per quanto in forma libera e senza rinunciare a una complessità di linguaggio di fondo, che ritroviamo anche in questo brano. La cui caratteristica più forte è costituita da un tono crepuscolare nel quale si avverte come il senso della fine della storia (peraltro, perfettamente coerente con i versi di Illica).

Il brano è riuscito, notevole nell’orchestrazione, efficace sotto il profilo drammatico, costruito intorno a una cellula musicale che ritorna e viene continuamente elaborata in maniera molto densa dal punto di vista contrappuntistico. È stato calorosamente applaudito nell’ambito di un gala sinfonico lirico dal titolo significativo “Caro Illica… Viva noi!”, tratto – facile intuirlo – da una lettera di Puccini. Sul podio della Filarmonica Toscanini, Brusa ha restituito con mano ferma e bell’istinto teatrale la scrittura di Galante, mentre a dare voce e sentimento alla Regina era il giovane soprano Federica Vitali. Uno strumento ampio e di bel colore, il suo, da soprano lirico, accompagnato a una notevole musicalità e a un fine gusto per il fraseggio. Qualità che abbiamo apprezzato anche nelle arie e duetti tratti da capolavori di Puccini, che costituivano l’ossatura del programma. Al suo fianco, il tenore Matteo Falcier, che ha esibito la schietta brunitura del suo timbro, gli acuti squillanti e l’emissione sempre solida, mostrandosi a suo agio sia nell’estroversione della “gelida manina”, che nell’impeto di Des Grieux, sia infine negli amorosi e struggenti accenti di Cavaradossi. La densità e la complessità di scrittura di Puccini hanno trovato degna restituzione nella direzione di Brusa, nel giovanile Preludio Sinfonico ma soprattutto nell’Intermezzo da Madama Butterfly.

Il programma del Festival prevedeva anche un concerto cameristico con il Quartetto Luigi Magnani, che ha eseguito musiche di Puccini, Gnecchi e Catalani, nonché il monologo citato in apertura. Un notevole cimento, quest’ultimo, per l’attore e regista Marranchelli che ha raccontato con vivacità, estro e fantasia scenica la vita scapigliata di Illica che, tra l’altro, da giovane fu mozzo per mare, combatté  in guerra, fondò giornali, si batté più volte in duello. Un racconto davvero avvincente – impreziosito dalla musica al pianoforte di Martino Dondi – che ha avuto anche il merito di focalizzare l’attenzione su quella irripetibile stagione che vide insieme Puccini, Illica e Giacosa, non senza dimenticare Giulio Ricordi: fu anzitutto e soprattutto un’amicizia, fatta di una profonda intesa umana e artistica, che tuttavia ha prodotto alcuni capolavori assoluti nella storia del melodramma. Emozionante.

Comune di Castell’Arquato

FESTIVAL ILLICA
Incontri, concerti, spettacoli
Undicesima edizione
Nel centenario della morte di Giacomo Puccini

Castell’Arquato, 4-5-6 luglio 2024

image_print
Connessi all'Opera - Tutti i diritti riservati / Sullo sfondo: National Centre for the Performing Arts, Pechino