Assente da 43 anni dalle scene cagliaritane, al Teatro Lirico è tornata per l’apertura della stagione 2024/25 Adriana Lecouvreur, un titolo amato e importante della Giovane Scuola, che certo non si può definire semplicemente verista. Come sempre si sono alternate due compagnie di canto. Qui ci occupiamo della prima.
L’allestimento di Mario Pontiggia è semplice, tradizionale, senza sorprese. Un bene o un male? Decida il lettore. Al pubblico è piaciuto e al sottoscritto pure, visto che si tratta di un’opera chiaramente ancorata a un’epoca che non ha bisogno di trasposizioni temporali o colpi di “genialità”. Basti dire che lo spettacolo più riuscito degli ultimi tempi, quello per la regia di David McVicar (che all’epoca non fu bollato come tradizionale o povero d’idee), era di questo tipo. In questo caso le ambizioni sono più modeste, ma i risultati ugualmente felici. Bei costumi di Marco Nateri, scene adeguate di Antonella Conte, luci corretete di Andrea Ledda. La coreografia di Luigia Frattaroli per Il giudizio di Paride dell’atto terzo era appena funzionale, ma almeno non dava fastidio (anche se il ‘pastorello’ era alquanto robusto).
Ma il capolavoro di Francesco Cilea, come si sa, va valutato soprattutto per l’aspetto musicale. E qui se non tutto era allo stesso livello, si poteva contare su una buona esecuzione orchestrale e su una protagonista più che notevole. Fabrizio Maria Carminati dirigeva con mano ferma e buon mestiere la compagine del Teatro con risultati complessivamente più che soddisfacenti. Forse in qualche momento la bacchetta era un po’ pesante, ma mai a scapito del canto. Il coro preparato da Giovanni Andreoli collaborava molto correttamente.
Dopo ben sette anni di assenza, ritornava sulle scene italiane per un’opera completa Fiorenza Cedolins. Se scontiamo i due della pandemia (dove il soprano è stato comunque presente e attivo) ne restano cinque “inspiegabili” (o forse sì, ma lasciamo perdere). L’artista si è dimostrata ancora una volta degna della sua ben guadagnata fama e in possesso tuttora di un organo vocale rigoglioso, di colore bellissimo e sempre omogeneo, assolutamente riconoscibile, capace di pianissimi alati, acuti sicuri, un grave ancora più sonoro che in passato, un’emissione e proiezione formidabili, ma anche di interpretare a tutto tondo un personaggio che sempre le è stato congeniale. Devo dire che, in particolare nei momenti più drammatici (e quindi nei due ultimi atti), è stata davvero stupenda, non solo nel celebre monologo di Fedra ma in tutto il difficilissimo atto finale. Questo non vuol dire che “Io son l’umile ancella”, il duetto con Maurizio o lo scontro con la Bouillon nei due primi siano stati da meno, ma non sorprendevano più di tanto chi l’aveva già vista nella parte. Speriamo che non si debbano aspettare altri sette anni per tornare a sentire e vedere Forenza Cedolins in Italia, e non solo. Tra le non molte artiste davvero interessanti c’è sempre posto per lei.
Marco Berti ha sempre dalla sua un bel timbro e un’estensione formidabile con un regitro acuto sicuro. Peccato che non riesca mai a piegare la voce ai piani che la parte richiede e che non fanno lo stesso effetto cantati in modo stentoreo. Anche come interprete risulta a tratti convenzionale. Anastasia Boldyreva è una Bouillon di bella presenza, ma il tipo di voce e di emissione sono troppo ‘slavi’ e ingolati, con anche delle inflessioni nasali che inficiano un po’ la sua più che volenterosa prestazione.
Enrico Marrucci presenta un Michonnet forse un po’ comico nell’atto primo, cantato discretamente (giustamente si dà molto da fare nel suo monologo) ma il personaggio vorrebbe qualcosa di più. Molto bene invece l’Abate di Saverio Pugliese e il Principe di Bouillon di Abramo Rosalen. Molto affiatati i quattro artisti soci della Comédie: Marco Puggioni, Alessandra Della Croce, Anastasiya Snyatovskaya e Nicola Ebau.
Pubblico molto attento e applausi calorosi, con punte di entusiasmo per Cedolins. 




Teatro Lirico – Stagione 2024/25
ADRIANA LECOUVREUR
Opera in quattro atti
Libretto di Arturo Colautti,
dalla commedia-dramma omonima
di Eugène Scribe ed Ernest-Wilfrid Legouvé
Musica di Francesco Cilea
Adriana Lecouvreur Fiorenza Cedolins
Il principe di Bouillon Abramo Rosalen
La principessa di Bouillon Anastasia Boldyreva
L’abate di Chazeuil Saverio Pugliese
Maurizio, Conte di Sassonia Marco Berti
Michonnet Enrico Marrucci
M.lle Dangeville Alessandra Della Croce
M.lle Jouvenot Anastasiya Snyatovskaya
Poisson Marco Puggioni
Quinault Nicola Ebau
Un maggiordomo Fiorenzo Tornincasa
Orchestra e Coro del Teatro Lirico di Cagliari
Direttore Fabrizio Maria Carminati
Maestro del coro Giovanni Andreoli
Regia Mario Pontiggia
Scene Antonella Conte
Costumi Marco Nateri
Luci Andrea Ledda
Coreografia Luigia Frattaroli
Nuovo allestimento del Teatro Lirico di Cagliari
Cagliari, 3 novembre 2024

