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Bologna, Comunale Nouveau – Il trovatore

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“Trilogia popolare” o “Triologia degli ultimi”? In effetti i protagonisti di queste tre opere appartengono tutti a categorie di persone da sempre messe ai margini della società, cioè un uomo deforme, una prostituta e i gitani, ma Verdi non si fa condizionare e costruisce un trittico di lavori che scandagliano l’animo umano in modo puntuale e spiazzante. Questo è in sostanza ciò che dichiara Davide Livermore nell’intervista riportata sul programma di sala de Il trovatore che approda a Bologna dopo le recite dell’ultimo Festival Verdi di Parma.

Con questo titolo, il regista chiude in qualche modo la sua lettura della Trilogia popolare di cui aveva affrontato gli altri due capitoli a Firenze nel 2021, con il Rigoletto ambientato nei bassifondi newyorkesi e Traviata in mezzo alla contestazione parigina del ‘68. In questo Trovatore l’ambientazione si fa meno definita, tra periferie distopiche e circhi i cui ambienti, più che essere suggeriti dagli elementi scenici, vengono delineati dai ledwall a fondo palco, mutando di volta in volta anche insieme ai sentimenti dei protagonisti, attraverso le proiezioni di D-Wok. Tuttavia, non è che questo Trovatore della periferia ci dica cose che già non sapevamo della storia, perché guardando gli interpreti e le masse si ha la sensazione che i ledwall siano un semplice sostituto contemporaneo delle vecchie tele dipinte: tutti si muovono come nei soliti Trovatori visti e rivisti sia in provincia che sulle piazze blasonate, con pose stereotipate o fisse e ben pochi guizzi a livello registico. Anche le relazioni tra i personaggi rimangono esattamente immutate, come se non si fosse fatto neanche lo sforzo di immaginare una minima nuova drammaturgia da adattare all’ambientazione, che comunque sa di già visto tra i Pagliacci di Martone e lavori dello stesso Livermore, Rigoletto e Macbeth in testa. Se visivamente siamo a un riciclo un po’ banale di cose già viste, almeno musicalmente le cose vanno meglio.

Renato Palumbo dimostra qui le sue abilità di concertatore, ricavando colori sgargianti e tinte drammatiche di impatto da un’Orchestra del Teatro Comunale in gran forma, ma soprattutto sostenendo e accompagnando i cantanti senza mai prevaricarli con le sonorità, in una direzione in cui si avverte il lavoro di cesellatura dei particolari e il rilievo dato alla parola scenica. Dal punto di vista dei tempi, imposta una narrazione fatta di contrasti, esasperando i tempi lenti dei cantabili, così da far pienamente gustare ogni dettaglio della partitura e da far sembrare i passaggi più concitati ancora più rapidi. Si tratta di una scelta alquanto discutibile ma che ha sicura presa sul pubblico, mentre qualche cantante finisce per soffrirne e arrivare in fondo un po’ affaticato.

Quella del cast che sembra risentirne di più è Marta Torbidoni, una Leonora dal carattere deciso e dal timbro screziato. La voce si distingue per l’ottima proiezione e l’omogeneità dello strumento, come dimostra già nel “Tacea la notte placida”, dove il soprano sfoggia anche un fraseggio davvero intrigante. Le agilità nelle cabalette risultano vagamente meccaniche ma l’impressione generale è comunque più che buona. Peccato che arrivi a un ultimo quadro più piatto sia dal punto di vista delle dinamiche che sul piano interpretativo, ma la sua è comunque una bella prova.
In crescendo è invece l’Azucena di Chiara Mogini, che parte quasi di rimessa in “Stride la vampa” per poi mettere in mostra tutto il suo potenziale già in “Condotta ell’era in ceppi”: il giovane mezzosoprano ha dalla sua una voce di bel colore e un buon dominio sulla linea vocale, ma colpisce soprattutto per il fraseggio cesellato e per l’immedesimazione quasi beffarda che rendono la sua Azucena una parente molto prossima di Carmen. Questo tratto diventa quasi smaccato quando, nel duetto col Conte di Luna, sembra quasi consegnarsi appositamente al nemico per compiere il suo destino di vendetta. In tale scena, Mogini si trova davanti l’interessantissimo Conte di Luna di Lucas Meachem, al debutto nel ruolo. Il suo è uno strumento di buon volume e bel timbro, che sa dominare con sapienza la scrittura anche se l’emissione non è sempre così omogenea. Colpisce in compenso il fraseggio curatissimo, quasi nervoso, di piglio mozartiano tanto che questo Conte finisce per essere meno bestiale di quanto lo dipingono certi baritoni e assimilabile per tempra al suo pari grado delle Nozze di Figaro.
Rimane da dire del protagonista, qui interpretato da Roberto Aronica che già fu Manrico a Bologna nel 2012 proprio con Palumbo. Per quanto le note siano tutte al loro posto, l’emissione appare talvolta forzata e le dinamiche un po’ appiattite sul forte e mezzo forte, un classico dei Manrichi che sono soliti frequentare un repertorio più spinto. Il personaggio poi appare in linea con la tradizione interpretativa meno fantasiosa.
A chiudere il cast, troviamo il solido Gianluca Buratto come Ferrando, che con la sua voce ben timbrata e l’ottimo fraseggio dà il giusto rilievo alla prima scena. Benedetta Mazzetto è una Ines di insolito e saldo spessore vocale, mentre Cristiano Olivieri ben si districa negli interventi di Ruiz. Un plauso va inoltre dato al Coro del Teatro Comunale, preparato da Gea Garatti Ansini, che offre una prestazione di alto livello in tutte le sue sezioni.
La prima recita registra una forte affluenza di pubblico che applaude dopo tutti i numeri musicali famosi. Grandi applausi per tutti i protagonisti, per Palumbo e anche per i realizzatori della parte scenica, con un unico isolato dissenso.

Teatro Comunale – Stagione 2024
IL TROVATORE
Opera in quattro atti
Libretto di Salvatore Cammarano
e Leone Emanuele Bardare

Musica di Giuseppe Verdi

Conte di Luna Lucas Meachem
Leonora Marta Torbidoni
Azucena Chiara Mogini
Manrico Roberto Aronica
Ferrando Gianluca Buratto
Ines Benedetta Mazzetto
Ruiz Cristiano Olivieri
Un vecchio zingaro Sandro Pucci
Un messo Andrea Taboga

Orchestra, Coro e Tecnici del Teatro Comunale di Bologna
Direttore Renato Palumbo
Maestro del coro Gea Garatti Ansini
Regia Davide Livermore
Ripresa da Carlo Sciaccaluga
Scene Giò Forma
Video D-Wok
Costumi Anna Verde
Luci Antonio Castro

Nuova produzione del Teatro Comunale di Bologna
con Teatro Regio di Parma
Bologna, 18 febbraio 2024

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