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Bologna, Comunale Nouveau – Il trovatore (cast alternativo)

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Per la stagione 2024, il Teatro Comunale di Bologna presenta una o due repliche di ciascuna opera come parte del progetto Opera Next, dando spazio sul palcoscenico del Nouveau, al posto dei nomi più blasonati che interpretano i personaggi principali nelle altre recite, a cantanti meno conosciuti che talvolta possono sorprendere il pubblico anche più dei rinomati protagonisti del cast principale. Anche per Il trovatore di Giuseppe Verdi, con la direzione di Renato Palumbo e la regia di Davide Livermore, è stata quindi affidata una recita a questa “seconda linea”. Sulla direzione rifinita ma dai tempi esageratamente lenti (ma che perlomeno recupera l’integralità del testo verdiano senza eliminare i da capo delle cabalette), e sulla messinscena che dietro il velo dell’ambientazione contemporanea nasconde gestualità e movimenti stereotipati già è stato scritto nella recensione della prima pubblicata qui.

Per quanto riguarda il lato vocale, le cose cambiano un po’. Innanzitutto, il titolo Opera Next per le recite con il cast alternativo indicherebbe, in linea di principio, che i cantanti chiamati ad esibirsi in queste serate siano agl’inizi di promettenti carriere, e che questa sia l’opportunità per metterli alla prova in una produzione di un teatro importante. In questo caso, solo Federica Vitali (Leonora) e Zi-Zhao Guo (Manrico) possono essere ascritti a questa categoria, mentre gli altri due membri del quartetto di protagonisti, Angelo Veccia (il Conte di Luna) e Cristina Melis (Azucena) sono interpreti di ben più lunga esperienza, e peraltro di storica frequentazione del palcoscenico bolognese, in genere in ruoli di comprimarî o nei secondi cast.

Ora, Il trovatore è un’opera particolare della produzione verdiana. Dopo Rigoletto, Verdi sembra tornare, portandole però quasi all’eccesso, alle solite forme dell’epoca belcantistica, in una riscoperta di tratti donizettiani (non dimentichiamo che il librettista è Cammarano) che rendono fondamentale l’aspetto vocale nell’economia dell’opera. Insomma: senza un ottimo e ben congegnato quartetto di protagonisti, Il trovatore non funziona. È purtroppo il caso di questo cast alternativo. Certo, l’Azucena di Cristina Melis sa essere convincente: se in acuto resta qualche durezza che sfocia nel parlato, è certamente la migliore del quartetto dei sostituti nel dare un’intenzione al suo personaggio, sottolineandone gli aspetti più drammatici con messe di voce sempre appropriate.
Angelo Veccia invece sembra avere all’inizio una certa difficoltà a trovare la giusta risonanza, apparendo un po’ stimbrato. Le perdite di volume in acuto a cui è soggetto (che lo costringono talvolta a passaggi di registro non molto gradevoli) rendono meno apprezzabile “Il balen del suo sorriso” e la successiva cabaletta, e nel finale secondo i pianissimi sono praticamente indistinguibili da quelli del coro. Va meglio nella seconda parte dell’opera, quando i toni amorosi lasciano il campo a un Conte più perfido e deciso, per il quale Veccia sembra ritrovare lo smalto mancato nella prima metà. Anche la prova di Zi-Zhao Guo è in crescendo. A interpretare Manrico è un tenore probabilmente adatto a ruoli più leggeri. Nonostante ciò, è dotato di un bel timbro (ma la pronuncia italiana lascia alquanto a desiderare), e sfodera una notevole facilità nel registro acuto, mandando in visibilio la platea con le puntature della “Pira” (eseguita in questo caso nella tonalità di Si maggiore). Sconta però un inizio traballante in “Deserto sulla terra” e nel terzetto, dove appare sempre un po’ impreciso. Resta il problema di un canto sempre monocorde, che non riesce a dare un’identità al personaggio.
Infine, Federica Vitali cerca di destreggiarsi nella parte di Leonora tra i cantabili (in questo non aiutata dai tempi larghissimi imposti da Palumbo) e le agilità delle cabalette. Risulta, nel compenso, una Leonora appesantita e un po’ rassegnata fin dall’inizio dell’opera, a cui manca il giovanile ardore. Gli sprazzi di allegria lasciano subito il posto ad accenti meno speranzosi, con la voce che si ispessisce nei toni più gravi (abusando, specie nella prima parte dell’opera, del vibrato), mentre le colorature restano un po’ stentate, come se Leonora fosse già conscia del fallimento dei suoi progetti. In ogni caso, date le caratteristiche vocali, a Vitali riesce particolarmente l’interpretazione di “D’amor sull’ali rosee”, che strappa infatti non pochi consensi di pubblico.
Un pubblico che ha riempito il Comunale Nouveau anche a questa replica malgrado il minor richiamo della locandina, e che ha comunque salutato con calore tutti gli interpreti.

Teatro Comunale – Stagione 2024
IL TROVATORE
Opera in quattro atti
Libretto di Salvatore Cammarano
e Leone Emanuele Bardare
Musica di Giuseppe Verdi

Conte di Luna Angelo Veccia
Leonora Federica Vitali
Azucena Cristina Melis
Manrico Zi-Zhao Guo
Ferrando Gianluca Buratto
Ines Benedetta Mazzetto
Ruiz Cristiano Olivieri
Un vecchio zingaro Sandro Pucci
Un messo Andrea Taboga

Orchestra, Coro e Tecnici del Teatro Comunale di Bologna
Direttore Renato Palumbo
Maestro del coro Gea Garatti Ansini
Regia Davide Livermore
Ripresa da Carlo Sciaccaluga
Scene Giò Forma
Video D-Wok
Costumi Anna Verde
Luci Antonio Castro

Nuova produzione del Teatro Comunale di Bologna
con Teatro Regio di Parma
Bologna, 21 febbraio 2024

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