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Asti Lirica 2024 – Il barbiere di Siviglia

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In un tempo non troppo lontano, grazie alla benemerita attività impresariale del commendatore Vittorio Bertone, la provincia piemontese brulicava di iniziative operistiche che nel tempo si sono poco alla volta ridotte, o peggio, se ne è abbassato il livello qualitativo, che in alcuni casi, spiace dirlo, è sceso sotto la soglia dell’accettabilità. Ovviamente l’opera, si sa, costa e se le risorse sono poche ci si deve ingegnare per utilizzarle al meglio, mettendo in moto l’intelligenza delle scelte. Così sta avvenendo ad Asti, città ricca di iniziative culturali e teatrali, fra le quali basterebbe citare il Festival Asti Teatro, consolidatosi nel tempo e che oggi offre per la prosa un ampio raggio di appuntamenti di valore. Per l’opera lirica, che fra gli astigiani conta diversi cultori e appassionati, è nata da due anni, grazie al Comune di Asti e all’impegno del suo assessorato alla Cultura, guidato da Paride Candelaresi, la rassegna Asti Lirica, che mette quest’anno in campo, dopo Tosca andata in scena lo scorso gennaio, una rassegna estiva che presenta diversi appuntamenti concertistici e ben due titoli operistici: Il barbiere di Siviglia e La vedova allegra di Lehár.

Per il capolavoro di Rossini era previsto lo spazio en plein air del Palazzo del Michelerio, ma il perdurare di condizioni atmosferiche sfavorevoli hanno indotto gli organizzatori a trovare una soluzione alternativa al chiuso che non fosse quella del Teatro Alfieri, temporaneamente occupato per altre iniziative, ma che ospiterà, il 4 luglio prossimo, i Carmina Burana di Carl Orff e poi, il 7 luglio, la citata La vedova allegra. La scelta è caduta su uno spazio cittadino oggi chiamato Palco 19, un locale polivalente dedicato all’intrattenimento serale giovanile, ma che nasce come struttura teatrale, perché deriva del vecchio Politeama Nazionale che agli inizi del 900 ospitò anche opere liriche. La sala, di elegante fattura, si presenta con due ordini di ariose gallerie e una platea. L’acustica è più che buona e il palcoscenico sufficiente per accogliere uno spettacolo evidentemente concepito per gli spazi all’aperto. Detto questo, si è dovuto garantire, per il ritorno di un’opera che il critico Alberto Bazzano ha ricordato a inizio serata essere in passato rappresentata diverse volte ad Asti, un cast degno di una tradizione da onorare. A questo ha provveduto Renato Bonajuto, direttore artistico di Asti Lirica, nonché regista e conoscitore di meccanismi operistici che, grazie a lui, si mettono in moto per approdare a esiti inaspettati. Infatti, nonostante le poche prove e risorse messe sul campo, questo Barbiere ha funzionato come meglio non ci si poteva aspettare, accolto con entusiasmo dal pubblico e un sold out da record.

L’impianto scenico fisso è minimale, con fondali colorati a pannelli girevoli che richiamano archi arabeggianti sivigliani e pareti piastrellate o tappezzate con ritratti incorniciati in ovali. I costumi e le scene sono nel segno della tradizione, come in fondo lo è anche la regia a fibrillazione farsesca serratissima di Davide Garattini Raimondi, che mette in moto tutta l’energia e la fantasia che permettono di godere della vicenda con un ritmo narrativo senza soste. Tutti recitano bene, divertendosi, sia i cantanti di esperienza consolidata, come quelli che sono al debutto nella parte, segno che il motore avviato da tale mano registica funziona e galvanizza chi è sulla scena.

Ovviamente, nel cast, Enrico Iviglia, nei panni del Conte d’Almaviva, gioca in casa perché è astigiano e, per di più, festeggia l’anniversario delle cento recite fino a oggi affrontate in questa parte. L’emissione non sarà talvolta irreprensibile, ma lo stile è comunque quello giusto, così come sempre marcata la voglia di divertirsi nei travestimenti del Conte, da quello del soldato ubriaco al curiale Don Alonso, quando accentua simpaticamente le “s” a fischio spacciandosi per untuoso allievo di Don Basilio. Anche Stefano Marchisio, che è originario della vicina Alba, non dona al carattere buffo di Don Bartolo una connotazione scontata e prevedibile; canta più che bene e nei sillabati di “A un dottor della mia sorte” si trova a proprio agio, ma soprattutto non appare un vecchio barbogio, bensì un tutore cinico e deciso, pronto a non cadere così facilmente nella trappola di chi lo vuole gabbare e a vendere cara la pelle mostrando attenzione al gesto e alla parola con respiro teatrale nervoso e stizzito più che sospettosamente guardingo. Diego Savini ha tutte le caratteristiche sceniche e vocali per essere un ottimo Figaro. Lo dimostra da subito in una cavatina intonata con gusto, buon controllo in acuto e la giusta carica di simpatia che accompagna una interpretazione senza sbavature o eccessi; la regia lo vuole, come è giusto che sia, come “ il faccendier di casa” a servizio di Don Bartolo, ma ne fa anche un dongiovannesco viveur, pronto a fare il galante con la stessa Berta, come mostra fin dal suo ingresso, corteggiandola mentre intona la suddetta cavatina. Barbara Massaro, soprano che per la prima volta interpreta la parte di Rosina, alla quale dona la fresca e croccante astuzia tipiche di una vera prima donna buffa, è applauditissima dopo una cavatina dove sfoggia voce di penetrante incisività e controllo nel canto di coloratura. Di bel rilievo anche il giovane Alberto Comes, Don Basilio a suo agio in acuto e con una voce di basso-baritono timbrata e ben emessa. Funzionali le parti di contorno, con la Berta ricca di temperamento di Claudia Ceraulo e il funzionale Fiorello di Federico Residori.

Resta da riferire della bacchetta del giovane Sirio Scacchetti, alla testa dell’Orchestra delle Terre Verdiane e del Coro dell’Opera di Parma. Poche prove gli sono bastate per controllare al meglio orchestra e palcoscenico regalando una lettura dell’opera luminosa, con una sinfonia energica e un concertato finale del primo atto carico di vitalità, sempre attento a dare anima teatrale al ritmo di una comicità che affonda le radici nel paradosso, nelle dinamiche di una commedia giocosa a intrigo che la sua bacchetta coglie puntualmente, con sorgiva fluidità.
Difficile stilare una valutazione complessiva per questo Barbiere di Siviglia, che meriterebbe una generosa considerazione, se non altro per l’impegno profuso dal Comune nel dare finalmente alla città di Asti un ritmo di programmazione regolare all’opera, ma che ragionevolmente stabilizziamo con un punteggio medio di tre stelle.

Asti Lirica – Stagione 2024
IL BARBIERE DI SIVIGLIA
Melodramma buffo in due atti
Libretto di Cesare Sterbini
Musica di Gioachino Rossini

Il Conte d’Almaviva Enrico Iviglia
Figaro Diego Savini
Rosina Barbara Massaro
Don Bartolo Stefano Marchisio
Don Basilio Alberto Comes
Berta Claudia Ceraulo
Fiorello Federico Residori

Orchestra delle Terre Verdiane
Coro dell’Opera di Parma
Direttore Sirio Scacchetti
Regia Davide Garattini Raimondi

Asti, 12 giugno 2024

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