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Amsterdam, De Nationale Opera – Il Trittico di Puccini (direttore Lorenzo Viotti)

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L’Opera nazionale dei Paesi Bassi celebra l’anniversario pucciniano portando a compimento un progetto triennale che ha visto affiancati il direttore musicale del teatro di Amsterdam Lorenzo Viotti e il regista Barrie Kosky. Dopo Tosca e Turandot, la trilogia si conclude con la nuova produzione del Trittico (Il Tabarro, Suor Angelica e Gianni Schicchi).

Di fronte al solito dilemma sulla rappresentazione delle tre brevi opere pucciniane, ovvero se concepire le tre opere brevi come lavori del tutto separati, o se lasciare fili conduttori o rimandi per dare un senso di continuità lungo lo spettacolo (si può arrivare persino a concepire una drammaturgia in cui le tre storie fanno parte in qualche modo dello stesso universo), Kosky afferma di voler servire al pubblico «un pasto in tre portate»: ogni atto/piatto è autoconclusivo, ma risponde a una successione logica. E così se Il Tabarro è un primo succulento, Suor Angelica è un secondo delicato dal retrogusto amaro che arriva in tavola prima dello spumeggiante dessert di Gianni Schicchi. Siamo comunque nello stesso ristorante: a fare da sfondo ai tre atti singoli c’è la stessa struttura, due muri che si incrociano a V che delimitano lo spazio scenico.

Certamente, da uno chef come Barrie Kosky dobbiamo aspettarci scelte ardite e dirompenti. Nel Tabarro, i lavoratori al soldo di Michele sono carpentieri più che portuali, indaffarati su una struttura di legno che compare al centro della scena; e un ambiente illuminato a giorno sostituisce le fumose oscurità della Senna. Il gioco delle luci di Joachim Klein fa però in modo che sui due muri laterali si proiettino ombre che riproducono, a innaturale grandezza, quanto avviene in scena, ed è questo dialogo di luce e ombra che introduce il tema tragico di un doppio, di un bivio, di una separazione. E quando lo spazio da pubblico diventa domestico ecco che, all’interno della struttura centrale, appare una nicchia triangolare in cui si svolge il duetto di Michele e Giorgetta: i due coniugi cantano rivolti verso il muro, come a palesarne l’incomunicabilità della coppia, che arriverà fino all’uccisione non solo di Luigi ma anche di Giorgetta per mano di Michele.
Nel convento di suor Angelica, invece, presso i due muri si trova una rampa di scale usata dalle monache come se fossero stalli di un coro; tutta l’opera è basata su un’idea di semplicità monacale che rende ancora più drammatica la vicenda della protagonista. La zia principessa infatti le consegna una foto e le ceneri del figlio, di cui suor Angelica finirà per cospargersi prima di suicidarsi. Kosky lascia aperto il finale: suor Angelica chiede un miracolo, ma non vediamo esaudirsi la sua richiesta; il coro degli angeli che intona le litanie e l’inno O gloriosa virginum sembra la preghiera fuori scena delle monache piuttosto che un intervento soprannaturale.
L’apporto di un grande uomo di teatro quale è Kosky risalta soprattutto nello Schicchi. Quando si apre il sipario, vediamo, in un angolo, un tavolo apparecchiato attorno a cui la famiglia Donati festeggia il compleanno di Buoso: i parenti cantano Tanti auguri, l’anziano festeggiato soffia (anzi, sputa) sulle candeline… e cade riverso, morto stecchito. Inizia allora l’opera vera e propria, che diventa una pièce irresistibile. Ma a parte le gag che non mancano di divertire il pubblico olandese (da Buoso denudato per trovare il testamento nacosto, al dottore che biascica parole incomprensibili) i personaggi in scena non fanno un gesto che non sia banale o inutile, si muovono perfettamente mantenendo la fedeltà al proprio carattere, interpretando con un pizzico di surrealismo la famiglia sull’orlo della crisi di nervi per una mula, una casa e un mulino. E così quando i protagonisti si scatenano in balletti e trenini non lo fanno con la prevedibilità che si vede in certe imitazioni di Ponnelle. Una rappresentazione, insomma, modernissima e pure un po’ spietata della situazione comica. E alla fine, prima di recitare i versi con cui chiedere l’attenuante per la pena infernale, Gianni Schicchi fa “resuscitare” il cadavere di Buoso (che resta in scena, nascosto sotto il tavolo, per tutta l’opera).

L’altra grande attesa in questa produzione era ovviamente la direzione di Lorenzo Viotti. Alla guida di un’ottima Nederlands Philharmonisch Orkest, il direttore svizzero si preoccupa anzitutto, accompagnando il canto con le sole mani, di dettare con eleganza il fluire ritmico della partitura: il risultato migliore è in Suor Angelica, dove emerge l’aspetto para-gregoriano delle melodie. Dall’altra parte, lascia che siano più le scelte armoniche di Puccini (che qui abbonda con costruzioni per quarte e quinte parallele) che quelle strumentali a definire il colore musicale — e così gli urti di ottava diminuita dei flauti quando si tratta d’imitare l’organetto nel Tabarro appaiono come un ardimento armonico più che semplicemente le note stonate di un organo scordato. In altre circostanze, l’orchestra risulta invece tonitruante anche in maniera un po’ eccessiva, mettendo qualche volta in difficoltà i cantanti (ma invece, si evidenzia bene il tetracordo discendente che, marcato a dovere, funge da vero Leitmotiv per Gianni Schicchi). Per il resto, se in Suor Angelica Viotti trova spesso sonorità che rimandano alle paradisiache elegie di Fauré, nel Tabarro non riesce completamente a restiturie l’ambientazione lugubre e ombrosa della partitura. Funziona invece il “caos ordinato” dell’orchestrazione dello Schicchi, con l’orchestra pienamente partecipe della dimensione comica, ad esempio quando si tratta di parodiare con i soli strumentali le frasi dei cantanti.

Impossibile citare tutti i solisti in un Trittico dalla locandina lunghissima, in cui solo alcuni cantanti assumono più ruoli in atti differenti: certo è che Elena Stikhina offre un’interpretazione di grande intensità di suor Angelica, malgrado qualche eccesso nel gridare certi acuti — ma il timbro levigato e capace di ottimi pianissimi restituisce un aspetto umano e materno della sfortunata suora. Raehann Bryce-Davis mostra di saper passare senza problemi dalla spensierata Frugola alla Zia principessa, un ruolo che qualcuno ha paragonato al Grande Inquisitore del Don Carlos e che risulta qui di grandissima efficacia. Nel Tabarro, la Giorgetta di Leah Hawkins convince maggiormente nel registro acuto, mentre nei gravi il suo fraseggio finisce talvolta a perdersi. David Luis de Vicente è abilissimo nella resa teatrale del personaggio di Gianni Schicchi, per cui gli si può perdonare anche qualche eccesso se funzionale alla commedia; come Michele nel Tabarro invece, pur essendo tenebroso al punto giusto, si trova spesso in difficoltà nei climax ascendenti a dosare l’intensità per non trovarsi anzitempo al culmine del proprio range dinamico (va detto che l’orchestra non è sempre d’aiuto). Il contrario vale per Joshua Guerrero che interpreta le due principali parti tenorili del Trittico: è un Luigi dalla voce ampia e generosa ma con un filo di malinconia che risalta soprattutto nell’arioso “Hai ben ragione; meglio non pensare” (per cui il libretto infatti precisa con amarezza), e invece nei panni di Rinuccio si sente la fatica negli acuti, per esempio in “Firenze è come un albero fiorito”. Inna Demenkova (Lauretta, ma anche suor Genovieffa e un’Amante del Tabarro) ha successo in un “O mio babbino caro” in cui non indugia in sentimentalismi che dimenticano la ragione originale dell’aria: è infatti una Lauretta spigliata e maliziosa nel convincere il padre ad aiutare la famiglia Donati; i limpidi acuti ne fanno anche una deliziosa suor Genovieffa in “Soave Signor mio”. Foltissima la schiera dei comprimarî: citiamo qui lo spavaldo Tinca di Mark Ovlee, e Helena Rasker, Sophia Hunt e Polly Leech (Zita, Nella e Ciesca) protagoniste di un grazioso terzetto nello Schicchi.

E così il nostro pasto giunge alla conclusione, e non risulta certo indigesto. Dal punto di vista teatrale, si tratta di uno spettacolo perfettamente riuscito in cui risalta la capacità di Kosky di trasformare i cantanti in attori. Vocalmente forse non si registrano prestazioni eccellenti, ma il livello complessivo è comunque molto buono: ed è questo l’importante in particolare in un Trittico in cui, più che superare indenni le asperità vocali, è importante per i solisti riuscire a caratterizzare i personaggi in ruoli spesso molto brevi. Più alterna la direzione di Viotti, di cui alcuni aspetti risultato più curati di altri: è comunque un Puccini, il suo, che guarda più all’Europa che alla tradizione italiana. Il pubblico di Amsterdam, in ogni caso, è molto entusiasta e si leva in sperticate standing ovation con vocianti acclamazioni all’indirizzo di tutti i solisti alla fine di ogni atto, per scatenarsi ancora di più ai saluti finali. Non c’è dubbio che l’abbuffata pucciniana sia stata gradita.

De Nationale Opera — Amsterdam
IL TRITTICO
Musica di Giacomo Puccini

IL TABARRO
Libretto di Giuseppe Adami da “La houppelande” di Didier Gold

Michele Daniel Luis de Vicente
Luigi Joshua Guerrero
Tinca Mark Omvlee
Talpa Sam Carl
Giorgetta Leah Hawkins
Frugola Raehann Bryce-Davis
Amante Inna Demenkova
Amante / Un venditore di canzonette Tigran Matinyan

SUOR ANGELICA
Libretto di Giovacchino Forzano

Suor Angelica Elena Stikhina
La zia principessa Raehann Bryce-Davis
La badessa Helena Rasker
La suora zelatrice Polly Leech
La maestra delle novizie Eva Kroon
Suor Genovieffa Inna Demenkova
Suor Osmina Ruth Willemse
Suor Dolcina / Prima conversa Sophia Hunt
La suora infermiera Martina Myskohlid
Prima cercatrice Lisette Bolle
Seconda cercatrice Yvonne Kok
Seconda conversa Elsa Barthas
La novizia Vida Matičič Malnaršič

GIANNI SCHICCHI
Libretto di Giovacchino Forzano da un episodio della Divina Commedia

Gianni Schicchi Daniel Luis de Vicente
Lauretta Inna Demenkova
Zita Helena Rasker

Rinuccio Joshua Guerrero
Gherardo Mark Omvlee
Nella Sophia Hunt
Betto di Signa Sam Carl
Simone Scott Wilde
Marco Georgiy Derbas-Richter
La Ciesca Polly Leech
Maestro Spinelloccio Tomeu Bibiloni
Ser Amantio di Nicolao Frederik Bergman
Pinellino Emmanuel Franco
Guccio Christiaan Peters
Gherardino Dimitri Bos/Jeremy Blanvillain

Nederlands Philharmonisch Orkest
Direttore Lorenzo Viotti
Coro della Nationale Opera
Maestro del coro Edward Ananian-Cooper
Nieuw Amsterdams Kinderkoor
Maestro del coro di voci bianche Anaïs de la Morandais
Regia Barrie Kosky
Scene Rebecca Ringst
Costumi Victoria Behr
Luci Joachim Klein

Amsterdam, 19 maggio 2024

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