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Pordenone, Teatro Verdi – Concerto diretto da Antonio Pappano (solista Beatrice Rana)

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Nelle ultime stagioni, il Teatro Verdi di Pordenone ha decisamente potenziato la propria offerta musicale inserendo nella programmazione eventi di rilievo: con la residenza estiva alla Gustav Mahler Jugendorchester le proposte sono ulteriormente accresciute e hanno portato in città artisti di una certa levatura. È il caso del secondo concerto che presenta, in una delle numerose tappe di un tour, la Chamber Orchestra of Europe (COE), Sir Antonio Pappano e Beatrice Rana.

La compagine ha una storia illustre cominciata nel 1981, anno di fondazione per merito di un gruppo di giovani musicisti conosciutisi nell’ambito della European Community Youth Orchestra (nota con l’acronimo EUYO), e accresciuta da una serie di collaborazioni con illustri direttori che l’hanno plasmata con un lavoro continuativo. La serata pordenonese si presenta da subito molto interessante, tanto per compagine, direttore e solista, quanto per il programma predisposto. Già dall’apertura si comprende infatti che le proposte daranno la possibilità di spaziare nei più disparati repertori a cavallo tra Otto e Novecento. L’Introduzione e Allegro, op. 47 per quartetto d’archi e orchestra d’archi di Edward Elgar, nella sua estrema ricchezza timbrica e nel suo sagace dominio della scrittura per gli archi, costituisce un terreno ideale per comprendere le infinite possibilità esecutive dell’ensemble. Pappano domina la scrittura con la sua consueta abilità istrionica e l’inventiva ideale per affrontare con ricchezza coloristica il virtuosismo strumentale di Elgar. Ne sortisce un’interpretazione di profonda ricchezza emozionale e di perfetta sintonia esecutiva, con una resa tecnica davvero encomiabile.

La serata prosegue con un lavoro rappresentativo della letteratura pianistica ottocentesca: si tratta del Concerto in la minore per pianoforte e orchestra, op. 54 di Robert Schumann che è sicuramente uno dei vertici più alti per quanto attiene tanto il genere concerto quanto le potenzialità cui era pervenuto lo strumento a tastiera a metà Ottocento. Il desiderio di andare oltre le forme e dire qualcosa di nuovo induce Schumann a superare i confini dettati dalla tradizione per approdare in un terreno nuovo, fatto di commistioni e nuovi equilibri, in primis nel dialogo tra solista e orchestra. I consueti tre movimenti rendono giustizia al rinnovato linguaggio e danno la possibilità all’interprete di esprimere al meglio le proprie potenzialità tecniche. A Pordenone spetta a una delle pianiste più rinomate e apprezzate a livello internazionale, Beatrice Rana, offrire la propria lettura della partitura. La prova, audace per intenzioni e superlativa per esiti, estrinseca la prodigiosa preparazione della giovane esecutrice che ha un tocco intriso di poesia, una esuberante ed espressiva musicalità e un personalissimo fraseggio. Nella sua interpretazione del concerto di Schumann si evincono i preziosismi strumentali più reconditi mentre il dialogo con l’orchestra risalta appieno l’intreccio stilistico della partitura. Data l’accoglienza festante, al termine dell’intensa esecuzione, Beatrice Rana propone due insoliti bis, esemplificativi della curiosità dell’interprete e della sua raffinatezza musicale, l’Étude op. 2 n. 1 di Aleksandr Skrjabin e l’Étude n. 6 pour les huit doigts di Claude Debussy che ancora una volta danno prova della sensibilità dell’artista.

Dopo l’intervallo è la volta di un lavoro sinfonico capace di evidenziare tanto le qualità dell’Orchestra, quanto la maestria coloristica di Pappano. Si tratta della Sinfonia n. 6 in re maggiore, op 60 (B. 112) di Antonín Dvořák composta tra agosto e settembre 1880 ma eseguita solo qualche tempo dopo, sotto la guida di Hans Richter, bacchetta celeberrima a cavallo tra Otto e Novecento, e successivamente dello stesso compositore. Il tipico melodismo dell’autore, espresso attraverso una strumentazione accurata e ricca di nuances, frammisto alla brillantezza della scrittura, trova in Pappano un esecutore d’eccezione, sia per la sua innata capacità di porre in rilievo quanto di più tipico permea la partitura, sia per la lettura personale e in piena sintonia con l’ensemble. Quest’ultimo risponde sempre dimostrando un’ottima preparazione corroborata dalla nota capacità di condivisione e collaborazione. L’entusiasmo finale strappa un bis di rara bellezza, lo struggente Nimrod, dalle Variazioni su un tema originale op. 36 (meglio conosciute come Variazioni Enigma) di Edward Elgar, che commuove il pubblico e suggella una serata di grande musica a Pordenone.

Teatro Verdi – Stagione 2023/24

Edward Elgar
Introduzione e Allegro, op. 47 per quartetto d’archi e orchestra d’archi

Robert Schumann
Concerto in la minore per pianoforte e orchestra, op. 54

Antonín Dvořák
Sinfonia n. 6 in re maggiore, op 60 (B. 112)

Chamber Orchestra of Europe
Direttore Antonio Pappano
Beatrice Rana pianoforte

Pordenone, 26 novembre 2023

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