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Pisa, Teatro Verdi – La rondine

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Con l’avvicinarsi dell’anno del centenario pucciniano fioccano le produzioni di opere del compositore lucchese, e in particolare quella che sta riscuotendo un inedito ritorno di massa nei cartelloni italiani è La rondine. Pur vedendosi più raramente di Tosca e Bohème, non si tratta di opera totalmente sconosciuta al pubblico, basti prendere all’allestimento fiorentino di Denis Krief visto al Teatro del Maggio nel 2017 e 2020 e poi ripreso a Torre del Lago due anni dopo. Tuttavia in questa stagione si è già vista una nuova produzione a Torino e seguiranno anche quelle di Verona e della Scala nel nuovo anno (senza contare che anche l’Opernhaus di Zurigo ha inaugurato con un nuovo allestimento di quest’opera). Il Teatro Verdi di Pisa è invece capofila di una coproduzione con la Fondazione Pergolesi Spontini di Jesi e l’Opéra di Metz, chiamando a firmarne l’allestimento il direttore artistico di quest’ultima, Paul-Émile Fourny, regista belga assai affermato in area francese.

Fourny e lo scenografo, Benito Leonori, decidono di ambientare la vicenda all’interno di un teatro in rovina, evocato anche dalle luci vagamente polverose di Patrick Méeüs, come a simboleggiare il clima del primo conflitto mondiale in cui La rondine viene alla luce (Montecarlo, 27 marzo 1917). Non a caso Magda esce come una diva dal boccascena ricostruito sul palco con tanto di sipario alzato che riscenderà poi alla fine della vicenda sulla malinconica chiusa dell’opera mentre si spegne l’ultimo acuto della protagonista. Su quel palco in fondo alla scena vediamo nel primo atto un salotto borghese e nell’ultimo vi troveremo invece la spiaggia della Francia del Sud, come a mettere in evidenza quanto i quadri idilliaci costruiti dalla protagonista sugli uomini di turno siano solo una finzione rezlizzata come un rifugio da sé stessa: in quest’ultimo quadro Magda accetta di non poter fuggire nella realtà e lascia Ruggero con malinconia e allo stesso tempo consapevolezza di essere diversa da lui, proprio come la Marescialla del Rosenkavalier fa con il suo Octavian (e Rondine in fin dei conti è il nostro Rosenkavalier). Solo l’atto di Boullier si tramuta in una grande festa all’interno di uno di quei locali vagamente orientaleggianti che tanto andavano di moda a inizio Novecento. L’allestimento si configura così visivamente accattivante, mentre la regia rimane molto tradizionale sia nei movimenti che nei rapporti tra i singoli personaggi, con qualche staticità prolungata nel secondo atto e qualche gag un po’ vetusta nel primo.

Se lo spettacolo risulta scenicamente funzionale ma non imperdibile, convince invece la parte musicale a partire dalla direzione di Valerio Galli, ormai esperto interprete di questa partitura, che immerge l’opera nel suo pieno spirito italiano dell’epoca, trovando il massimo compimento di languore e nostalgia nel terzo atto. Nel complesso Galli imprime un passo svelto e convinto all’azione teatrale e supporta sempre con mestiere le voci regalando una concertazione di buon livello, nonostante l’Orchestra Arché non sia al massimo della forma, seminando l’esecuzione di sbavature e imprecisioni non gravissime ma comunque poco piacevoli.

Il cast in compenso si mostra di buon livello. Claudia Pavone disegna una Magda giovanile, ma sicura, grazie a una voce chiara e di bel timbro. Se “Chi il bel sogno di Doretta” risulta giocato un po’ di rimessa, specialmente nel gioco di dinamiche, il soprano si riprende dal successivo racconto della serata di gioventù, svetta con sicurezza nel concertato “Bevo al tuo fresco sorriso”, per poi arrivare al terzo atto partecipe e ben cesellato anche dal punto di vista interpretativo, come dimostra la resa perfetta del turbamento all’idea del matrimonio con Ruggero. Le fa da contraltare la Lisette di Maria Laura Iacobellis, che disegna una cameriera un po’ goffa ma simpatica. La voce non è molto a suo agio nelle tirate quasi sillabate del primo atto, ma si dispiega successivamente con garbo, anche in zona acuta.
Matteo Falcier presenta uno strumento omogeneo, di buon volume e di timbro chiaro propenso allo sfogo in acuto, dominando così il ruolo di Ruggero con disinvoltura vocale. Di contrasto Vassily Solodkyy è un Prunier meno lirico di quanto siamo abituati a sentire, ma il suo timbro leggermente scuro dona al personaggio un’aria più pragmatica e muscolare: il suo è un poeta preso dal diavolo dell’ispirazione più che ammaliato dal canto delle muse e questa prospettiva inedita rende la sua interpretazione assai degna di nota. Francesco Verna tratteggia con una voce di basso ben dosata il ruolo di Rambaldo, mentre risulta un poco acerbo il terzetto femminile composto da Benedetta Corti (Yvette), Bayoz Sevilay (Bianca) e Michela Mazzanti (Suzy).
L’opera incontra il favore del pubblico piuttosto folto della pomeridiana che non lesina applausi a scena aperta con tanto di richiesta di bis (concesso) dopo “Bevo al tuo fresco sorriso”, e suggella infine un deciso successo per tutti gli interpreti con punte di entusiasmo per Pavone e Galli.

Teatro Verdi – Stagione lirica 2023/24
LA RONDINE
Commedia lirica in tre atti
Libretto di Giuseppe Adami

Musica di Giacomo Puccini

Magda Claudia Pavone
Ruggero Matteo Falcier
Lisette Maria Laura Iacobellis
Prunier Vassily Solodkyy
Rambaldo Francesco Verna
Périchaud Giorgio Marcello
Gobin Mentore Siesto
Crébillon Tommaso Corvaja
Yvette Benedetta Corti
Bianca Bayoz Sevilay
Suzy Michela Mazzanti

Orchestra Arché
Coro Arché
Direttore Valerio Galli
Maestro del coro Marco Bargagna
Regia Paul-Émile Fourny
Scene Benito Leonori
Costumi Giovanna Fiorentini
Luci Patrick Méeüs

Nuova produzione
Coproduzione Teatro Verdi di Pisa,
Fondazione Pergolesi Spontini di Jesi
e Opéra-Théâtre de l’Eurométropole Metz
Pisa, 3 dicembre 2023

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