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Pisa, Teatro Verdi – Il barbiere di Siviglia

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Non è un’opera per vecchi. Potrebbe sintetizzarsi così l’allestimento de Il barbiere di Siviglia a firma di Luigi De Angelis della compagnia Fanny&Alexander che inaugura la stagione 2023/2024 del Teatro Verdi di Pisa coprodotto con i teatri di Rovigo, Ravenna, Lucca e Jesi. De Angelis riesce a calare il classico titolo rossiniano in un contesto a noi contemporaneo: imposta una scena fissa composta da quattro ambienti su due piani che rimandano alle costruzioni architettoniche di Le Courbousier in cui tutto appare sempre in bella vista. La casa di Bartolo diviene dunque una prigione di vetro per Rosina, costretta alla noia mentre fuori i giovani si divertono con irritazione del suo tutore. De Angelis legge, infatti, la vicenda di Barbiere come una contrapposizione generazionale tra i giovani, rappresentati dagli amanti, e i vecchi, di cui Bartolo è l’estremo esempio, attaccato com’è anche alla musica passata ormai di moda. Nonostante l’inserimento di varie comparse aggiuntive, il regista non forza mai il testo, ma riesce a connotare perfettamente i personaggi e a dare una carica inedita anche quando gli interpreti si ritrovano in pose fisse o prevedibili. Memorabile e paradigmatico per i fini dichiarati dal regista, è il finale primo in cui vediamo al piano terra i personaggi irrigiditi tra la noia e il fastidio nel cantare la stretta mentre al piano di sopra la festa giovanile si acuisce sempre più sul crescendo rossiniano, in una perfetta contrapposizione visiva tra un passato statico e un presente movimentato. Non ci dilungheremo ulteriormente nell’analisi registica, in quanto lo spettacolo è già stato ben analizzato su Connessi all’Opera in occasione del debutto rodigino, e per ulteriori dettagli si rimanda quindi alla recensione di Roberto Mori (qui il link).

Rispetto alle recite della scorsa primavera, cambia tuttavia tutta la parte musicale a cominciare da direttore e orchestra. Francesco Pasqualetti offre una concertazione adeguata, riuscendo quasi sempre a essere in sintonia con le voci (con l’eccezione di “La calunnia è un venticello”), e dimostra di sapere mettere in evidenza dettagli interessanti della partitura: dagli impasti timbrici del temporale al ritmo martellante, quasi ipnotico, di certe battute musicali ripetute, che tuttavia portano talvolta a una gamma di dinamiche limitata. La sua è una direzione geometrica, quasi squadrata nella precisione dei numeri musicali, e talvolta sembra mancare di morbidezza, risultando persino datata in alcuni effetti prevedibili. Contribuisce a ciò il suono dell’Orchestra della Toscana, precisa e compatta, ma forse poco abituata a suonare questo repertorio, mentre non brilla particolarmente il Coro Arché, anche per l’infelice collocazione dietro la scena.

Il cast, tuttavia, risulta ben composto e con alcuni elementi di degno interesse. Su tutti spicca la collaudata Rosina di Chiara Amarù. Colpisce per la vocalità spigliata e omogenea, sicurissima sia nelle discese ai gravi che nelle salite all’acuto, dove si può permettere delle colorature quasi sprezzanti, come dimostra nell’aria della lezione (“Contro un cor”). Il fraseggio variegato e i giusti accenti maliziosi la aiutano a costruire un personaggio piuttosto in linea con la tradizione ma assai credibile e mai sopra le righe. Dave Monaco è un Conte d’Almaviva ben caratterizzato, assai a suo agio nel ruolo del nobile innamorato. La voce è connotata da un timbro poco personale, ma il controllo dell’emissione consente al tenore di dominare con sicurezza la parte, compresi i sopracuti al termine di “Cessa di più resistere”.
Gurgen Baveyan si fa annunciare indisposto e infatti gioca assai di rimessa nella ben nota cavatina: abbassa molti acuti ma esibisce anche una notevole musicalità, riuscendo a tratteggiare un Figaro convincente, e mettendo in mostra uno strumento ben proiettato e un fraseggio accurato. Roberto Abbondanza delinea con precisione un Bartolo antiquato, curando massimamente i recitativi, mentre si nota qualche affaticamento nella sua aria del primo atto (“A un dottor della mia sorte”), che il baritono risolve comunque con estrema dignità.
Arturo Espinosa è dotato di una voce di bel colore, ma non potentissima, che avrebbe bisogno di un maggior supporto da parte della direzione. Colpisce invece la Berta disegnata da Paola Valentina Molinari, sia per la sicurezza vocale, che per caratterizzazione del personaggio che in questa edizione è quasi sempre in scena. Più che decorosi risultano gli interventi di Tommaso Corvaja impegnato come Fiorello e anche come imperioso ufficiale.
Alla pomeridiana della domenica, a teatro quasi pieno, si registra un vivissimo successo per tutti gli interpreti coinvolti.

Teatro Verdi – Stagione lirica 2023/24
IL BARBIERE DI SIVIGLIA
Commedia in due atti di Cesare Sterbini
Musica di Gioachino Rossini

Conte d’Almaviva Dave Monaco
Don Bartolo Roberto Abbondanza
Rosina Chiara Amarù
Figaro Gurgen Baveyan
Don Basilio Arturo Espinosa
Berta Paola Valentina Molinari
Fiorello/Un ufficiale Tommaso Corvaja

Orchestra della Toscana
Coro Arché
Direttore Francesco Pasqualetti
Maestro del coro Marco Bargagna
Regia, scene e luci Luigi De Angelis
Costumi Chiara Lagani

Nuova produzione
Coproduzione Teatro Verdi di Pisa, Teatro Sociale di Rovigo,
Teatro Alighieri di Ravenna, Teatro del Giglio di Lucca,
Fondazione Pergolesi Spontini di Jesi
Pisa, 29 ottobre 2023

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