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Pesaro, Rossini Opera Festival 2023 – Adelaide di Borgogna

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Il teatro che entra in collisione con la vita. Il regista Arnaud Bernard, chiamato a mettere in scena Adelaide di Borgogna al Rossini Opera Festival, ricorre all’espediente visto più volte del “teatro nel teatro”, laddove finzione e verità si affiancano e si confondono. Se dunque la scelta non è nuova, la sua realizzazione risulta nel complesso convincente, grazie alla consueta sapienza del regista francese nel lavorare sia sui singoli che sulle masse. Dunque, all’aprirsi del sipario le scene di Alessandro Camera ci conducono proprio dietro le quinte dell’opera in allestimento al Rof, con tanto di ambienti a vista: gli ingressi dei bagni, l’angolo con le macchinette per la distribuzione di vivande, i camerini e gli spazi comuni di prova. Sul lato destro, il maestro al pianoforte (l’ottimo Michele d’Elia) che accompagna i recitativi ma partecipa pure all’azione. Al centro, il palcoscenico dove si sta allestendo una versione molto tradizionale del lavoro rossiniano, stucchevole e manierata quanto basta per piacere a molti e suscitare irritazione in altri, con tanto di scenografie medievaleggianti e fondali dipinti che salgono e scendono all’occorrenza.

Il direttore di scena e il regista si aggirano agitati e impazienti, nella speranza di imporre disciplina a una compagnia di canto (coro compreso) piuttosto distratta, tra ritardi, amoreggiamenti più o meno clandestini, uso compulsivo di cellulari e tanto altro. Il vorticoso agitarsi dei personaggi nel corso della Sinfonia non giova a un ascolto consapevole della stessa ma capiamo anche la necessità di offrire subito al pubblico la chiave di lettura dell’opera. Nel prosieguo, assistiamo a un continuo compenetrarsi dei piani che mette anche a repentaglio il fragile equilibrio tra vita personale e attività professionale (come sovente accade davvero), in un gioco tra teatro e vita fatto anche di costumi incompleti, errori nelle pose o dimenticanze nei movimenti.

Tutto questo sino al finale secondo, quando le luci di Fiammetta Baldiserri si accendono piene e abbaglianti, con tutti i personaggi che indossano diligentemente i propri costumi (firmati da Maria Carla Ricotti) e altrettanto diligentemente partecipano al rito nuziale che coronerà con giubilo universale l’amore tra i due protagonisti. Con una sorpresa che non sveleremo, ma che una volta di più racconta quel corto circuito tra arte e vita che ci fa tanto amare l’arte quanto la vita.

Sull’opera, come noto, grava il pregiudizio di non essere tra i capolavori di Rossini: a fronte dell’ardito sperimentalismo dei titoli napoletani, con Adelaide di Borgogna, scritta per Roma, il maestro pesarese mette insieme un lavoro che alterna pagine di indubbia bellezza ad altre più di routine (non senza considerare il fatto che, probabilmente, alcune di esse non sono di sua mano). Sul significato e sul valore di questo “dramma per musica” nel contesto complessivo dell’estetica rossiniana scrivono parole illuminanti Gabriele Gravagna e Luca Zoppelli, gli studiosi che firmano i saggi del programma di sala. A questi rimandiamo, permettendoci solo la precisazione che “tout se tient” e che il Nostro sembra non aver mai lasciato nulla al caso, anche quando, come in questa occasione, era pressato dalla fretta o oberato di lavoro.

Con ciò, in Adelaide di Borgogna l’elemento cavalleresco e la dimensione epicheggiante sono prevalenti, pur se controbilanciati da momenti ove il sentimento prende vita grazie a una vocalità di chiara impronta belcantistica, nel segno di quella stilizzazione emotiva tanto cara al Rossini “apollineo”. Quest’ultima dimensione trova spazio in pagine di pregevolissima fattura, riservate per lo più alle due primedonne: prova ne sia che queste stesse pagine finiscono poi nel “centone” Eduardo e Cristina, sulla cui qualità abbiamo scritto in altra recensione.

A fare una mirabile sintesi del composito mosaico dell’opera ci ha pensato Francesco Lanzillotta, direttore di rara intelligenza, capace di affondare entro le pieghe della partitura per restituirne non solo la preziosità di scrittura (bravi gli strumentisti dell’orchestra Sinfonica Nazionale della Rai) ma anche per conferire sempre il giusto respiro al canto, sia quando si accende di un eroico virtuosismo, sia quando si stempera in lirica contemplazione del sentimento. Una lettura fortemente chiaroscurata, la sua, vibrante di tensione teatrale, felice di un fraseggio sempre esatto per disegnare il clima espressivo di ogni momento.

La protagonista trova in Olga Peretyatko il fascino di un physique du rôle che la fa essere tanto diva capricciosa fuori scena quanto primadonna d’antan sulla scena (si parla sempre dell’impostazione registica di Bernard, ça va sans dire). Con tutto ciò, il soprano russo viene a capo con onore del difficile ruolo, vantando un registro centrale di cremosa consistenza, un pregevole legato e un virtuosismo sicuro in acuto. Varduhi Abrahamyan unisce bellezza timbrica a nitore di coloratura, entro una linea di canto sempre salda, rendendo ragione sia della dimensione eroica di Ottone che di quella amorosa (emozionante il malinconico duetto con Adelaide “Mi dai corona e vita”). René Barbera (Adalberto), a fronte di una certa genericità interpretativa, fa leva sulla calda brunitura del timbro, nonché sulla sicurezza del bagaglio tecnico per fare sfoggio di acuti facili e di una solida coloratura. Molto bene hanno fatto tutti gli altri personaggi: Riccardo Fassi, fiero Berengario dalla voce tonante; la deliziosa e musicalissima Eurice di Paola Leoci e i due giovani tenori Valery Makarov (Iroldo) e Antonio Mandrillo (Ernesto), entrambi dotati di strumenti di bel volume e colore. Il coro del Teatro Ventidio Basso, guidati da Giovanni Farina, ci è parso più preciso e incisivo che non in Eduardo e Cristina. [Ratiing:4/5]

Rossini Opera Festival 2023
ADELAIDE DI BORGOGNA
Dramma per musica in due atti
Libretto di
Giovanni Federico Schmidt
Musica di Gioachino Rossini
Edizione critica della Fondazione Rossini,
in collaborazione con Casa Ricordi,
a cura di Gabriele Gravagna e Alberto Zedda

Ottone Varduhi Abrahamyan
Adelaide Olga Peretyatko
Berengario Riccardo Fassi
Adelberto René Barbera
Eurice Paola Leoci
Iroldo Valery Makarov
Ernesto Antonio Mandrillo

Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai
Direttore Francesco Lanzillotta
Coro del Teatro Ventidio Basso
Maestro del coro Giovanni Farina
Regia Arnaud Bernard
Scene Alessandro Camera
Costumi Maria Carla Ricotti
Luci Fiammetta Baldiserri

Nuova produzione
Pesaro, Vitrifrigo Arena, 10 agosto 2023
 

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