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Passacalle de la Follie – Philippe Jaroussky, L’Arpeggiata, Christina Pluhar (Erato CD)

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Un CD, questo dell’Erato, che prima ancora di essere analizzato sul versante dei risultati artistici raggiunti, offre la preziosa occasione di scoprire un importante capitolo della storia vocale francese, quello che precedette l’arrivo dell’opera codificandone gli embrioni stilistici. Siamo infatti nella Francia della fine del ‘500 e dei primi anni del ‘600, quella che accolse l’air de cour, il cui termine apparve per la prima volta in una raccolta di Adrian Le Roy, pubblicata nel 1571, intitolata Livre d’airs de cour miz sur le luth. Gli autori delle pagine qui eseguite sono soprattutto Pierre Guédron, Antoine Boësset, Étienne Moulinié e Michel Lambert, ma accanto a loro, che sono, si fa per dire, i più noti, ne figurano altri, come Henry de Bailly, Robert de Visée, Gabriel Bataille e Louis de Caix d’Hervelois.

Tutti i brani vocali incisi, ai quali se ne affiancano altri solo strumentali, sono brevi melodie strofiche monodiche, essenzialmente sillabiche, modellate sul ritmo del verso, accompagnate dal liuto in una intelaiatura che si affianca ad altri strumenti da camera facenti parte del complesso de L’Arpeggiata diretto da Christina Pluhar, composto da strumentisti che suonano il cornetto, il violino barocco, la tiorba, la chitarra barocca, l’arpa barocca, la viola da gamba e le percussioni. Un corredo sonoro che dà vita a un programma raffinatissimo, che coniuga il tema dell’amore affiancando il librarsi della passione al piacere del dolore, intingendo il tutto in una lamentevolezza compiaciuta, delicata, la medesima che caratterizza le danze strumentali tanto amate dai francesi.

Spruzzate di erotismo si mischiamo languidamente ai piaceri dell’amore vissuto in lussureggianti ambienti pastorali. Ne è da subito esempio il brano vocale che apre il CD, “Aux plaisirs, aux délices, bergères”, che rinnova l’interesse che a quell’epoca si ebbe per la poesia pastorale di Ovidio, non solo utilizzata nel nascente melodramma, ma anche per dare espressione a emozioni amorose languide e fuggitive evocate nelle airs de cour, per lo più in lingua francese, ma anche intonate alla corte parigina in italiano e spagnolo quando essa si trovò a ospitare artisti stranieri.
La forma originaria dell’air de cour è appunto quella con accompagnamento del liuto, ma ve ne sono anche sostenute da due liuti o da altri strumenti. Il tema dell’amore, quando attinto dalla poesia ovidiana, passando dall’antichità romana al rinascimento, si colora di connotazioni erotiche filtrate da un vocabolario musicale sottile, raffinatissimo, elegiacamente compiaciuto in universi di malinconia, di quel piacere per le lagrime che per altro aveva caratterizzato anche la produzione dei songs inglesi elisabettiani, forse più noti oggi rispetto alle airs de cour dei compositori francesi qui rappresentati.

I legami diplomatici e le relazioni matrimoniali che misero in contatto la Francia con le corti rinascimentali italiane permisero anche il formarsi di musicisti francesi che conoscevano i moduli compositivi dei cameristi fiorentini, come avvenne con Pierre Guédron o Michel Lambert. Quest’ultimo ebbe come maestro Pierre de Nyert, cantante esperto nell’air de cour che aveva assistito a Roma a spettacoli d’opera dei Barberini e diffuse in Francia le basi per lo sviluppo di una scuola vocale francese trasmessa a Lambert, divenuto poi maître de la musique de la Chambre du roi, incarico che mantenne fino alla morte. Lambert si sposò con una cantante, Gabrielle Dupuy. La loro figliola, Madeleine, sposò Jean-Baptiste Lully, che dal suocero apprese i segreti dello stile vocale francese. Non va inoltre dimenticato che lo stesso Giulio Caccini, dopo aver decretato la nascita dell’opera quando a Firenze compose l’Euridice per celebrare il matrimonio fra Enrico IV e Maria de’ Medici, fu invitato alla corte di Francia e lì fece scuola. Insomma, l’air de cour nasce come genere francese contaminato da influenze musicali italiane che spaziano fra diversi confini, segnando rapporti diplomatici e insieme facendo dialogare le arti, compresa la musica.

In questo florilegio di pagine, che offre un ampio ritratto del vocalismo da camera francese pre-operistico, gli esecutori non potrebbero essere migliori. Lo è il già citato complesso de L’Arpeggiata, che regala arcobaleni di colori strumentali nei begli arrangiamenti realizzati da Christina Pluhar, ma soprattutto la voce di Philippe Jaroussky, sopranista che, nonostante il passare degli anni, mantiene quell’eleganza e singolarità timbrica fanciullesca che da sempre è sua specifica connotazione. La delicatezza, lo charme di questo eccelso falsettista si confermano nella presente registrazione. Vincente è soprattutto lo stile attraverso cui la sua voce, con vaporosa leggiadria, distilla piaceri amorosi e malinconici abbandoni con freschezza vocale intatta, come dimostra intonando, a fine CD, “Enfin la beauté que j’adore”, esprimendo il sentire di un’anima presa da un amore ardente, pervasa dal crudele tormento della bellezza che si ammira e fa morir d’amore. Basta sentirlo intonare “Sortez, mes desplaisirs, ôtez-vous de mon âme” e si resta conquistati dalla grazia vaporosa di un canto che avvolge le note rendendole perle di rugiada intrise di delicata mestizia. Il suo falsetto resta, discostandosi dai sopranisti che oggi virano, soprattutto in ambito operistico, verso orizzonti di gusto discutibilmente esibizionistico, modello di una classe che il tempo non ha intaccato, anzi ha arricchito di voglia di indagare in repertori rari, importanti per conoscere orizzonti vocali poco noti come quelli dell’air de cour francese, sempre segnalandosi per l’eleganza e la purezza che da sempre ne contraddistingue i tratti, rendendolo cantante e musicista con i piedi ancora ben saldi nel panorama del controtenorismo moderno di impronta sopraneggiante.

PASSACALLE DE LA FOLLIE
Musiche di Pierre Guédron, Antoine Boësset,
Étienne Moulinié, Michel Lambert, Henry de Bailly,
Robert de Visée, Gabriel Bataille,
Louis de Caix d’Hervelois

Philippe Jaroussky,  controtenore
L’Arpeggiata – Christina Pluhar tiorba, direzione e arrangiamenti
Doron Sherwin cornetto
Jesús Merino Ruiz violino barocco
Josep Maria Martí Duran tiorba e chitarra barocca
Flora Papadopoulos arpa barocca
Rodney Prada viola da gamba
David Mayoral percussioni

Etichetta: Erato
Formato: CD
Registrazione effettuata dal 9 al 12 febbraio 2022,
Grande salle, Studio de l’Orchestre National
de l’Île-de-France, Alfortville

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