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Novara, Teatro Coccia – La bohème

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Anche il Teatro Coccia di Novara rende omaggio all’anniversario di Puccini. Comincia già a farlo a conclusione della stagione di quest’anno, con La bohème, per di più messa in scena in pieno clima natalizio, ma annuncia ben tre titoli pucciniani per la stagione 2024, che si aprirà a gennaio con Madama Butterfly e avrà in cartellone anche La rondine e poi Gianni Schicchi. Per La bohème, il cui allestimento proviene dal Teatro del Giglio di Lucca, la firma registica è affidata a Marco Gandini, che ben s’intende di quest’opera per aver rimontato innumerevoli volte alla Scala il leggendario e intramontabile allestimento di Franco Zeffirelli. Qui, con le stilizzate e funzionali scene di Italo Grassi e i bei costumi di Anna Biagiotti, concepisce uno spettacolo certo più sobrio ma molto teatrale e ben congegnato. Nelle sue stesse note di regia fa bene a ricordare come quest’opera sia stata oggetto di attualizzazioni che hanno mal interpretato il realismo pucciniano riconducendolo alla “quotidianità”, senza tenere conto di come La bohème – e questa regia ben lo comprende e realizza – debba collocarsi in uno spazio della giovinezza capace di divenire luogo stesso del ricordo di ciò che è stato e più non tornerà. Per far questo, crea un legame ideale fra una scena e l’altra. Ecco perché l’impianto scenico, nella sostanza fisso ma modulabile di quadro in quadro, presenta elementi riconoscibili che nell’ultimo atto giocano in “sottrazione” e mostrano una soffitta diversa da quella del primo, più spoglia e quasi senza arredi: un luogo della memoria di colore bianco, che agisce da sognante riflesso visivo di un tempo che non può più ripetersi se non in maniera evocativa, dove il dramma si consuma lasciando i personaggi ben evidenti sulla scena, come vittime attonite dinanzi allo scontro con la realtà della morte che tocca Mimì, ma che rende tutti sagome simboliche di una felicità destinata a infrangersi contro il destino che pone la parola fine a ogni idealità. La regia è assai attenta ai particolari; presenta ad esempio la finta baruffa fra i quattro bohémiens molto ben realizzata, ma anche nel quadro del Quartiere Latino lo spettacolo mostra, pur nella sobrietà dell’impianto, un certo dinamismo, anche scenico, con lo scorrere orizzontale a vista di scene che prima mostrano le vetrate affacciate sulla strada antistante al Caffè Momus e poi l’interno stesso del locale. Tutti gli ingredienti della tradizione ci sono, in questo come nell’atto della Barriera d’Enfer, con la nevicata e gli elementi che ci permettono di gustare tutto ciò che ci si aspetta di vedere in Bohème. Ma è la regia il vero asso nella manica di uno spettacolo che, come si è detto, ben comprende come La bohème sia opera nostalgicamente proiettata sulla dimensione del ricordo, non realistico ma idealizzante. Ed è questo che rende giusto il modo di realizzare uno spettacolo nel segno della tradizione, con idee limpide, chiare e pertinenti.

Anche la direzione del maestro José Luis Gomez, altro punto di forza dello spettacolo, regala, alla testa dell’Orchestra Filarmonica Italiana, una concertazione attentissima al palcoscenico, equilibrata e fluida nel difficile secondo quadro, dove tiene sotto controllo il Coro As.Li.Co, il Coro delle voci bianche del Teatro Sociale di Como, la Banda Filarmonica di Oleggio e tutti i solisti con grande bravura, ma sa anche trovare le tinte espressive giuste per ogni scena, dando sfogo alla melodia animandola di sentimento senza per questo mai compiacersene, con stringente concretezza teatrale.

Sulla scena c’è una compagnia di canto di buon valore complessivo. Spiccano le donne, a partire dalla Mimì di Valentina Mastrangelo, che debutta nella parte e sfoggia una voce schiettamente lirica, dal timbro luminoso, forse poco rotonda nell’ammorbidire i suoni, ma non per questo priva di accorte intenzioni espressive. Inizia bene, con un buon “Sì. Mi chiamano Mimì”, delicato e intimo, molto applaudito, ma cresce di scena in scena, dando il meglio di sé in un toccante “Donde lieta uscì”, assai ben fraseggiato, e poi nel finale dell’opera, culmine di una prova di tutto rispetto. Anche la giovane Eleonora Boaretto è alla sua prima Musetta eppure, sia scenicamente che vocalmente, possiede già i segreti della parte e la domina come se fosse sua da tempo in termini di freschezza e cristallina arguzia femminile.
Il tenore Mario Rojas, Rodolfo, inizia un po’ in sordina, con un “Che gelida manina” un po’ guardingo, quasi intimidito da suoni dall’incerta posizione, soprattutto in acuto, dove l’emissione appare velata e costretta in gola. Le cose migliorano sensibilmente nel prosieguo della serata, ma è evidente che questo giovane tenore, seppur promettente, debba ancora lavorare sulla tecnica e sulla giusta proiezione del suono. Simone Alberghini fa valere la sua esperienza nel disegnare un Marcello che, soprattutto interpretativamente, appare perfetto, oltre che musicalissimo se non fosse per passeggere appannature vocali forse dovute al fatto di essere approdato alla corda di baritono nonostante il suo range vocale ideale sia, sempre e comunque, quello del basso-baritono.
Buono lo Schaunard di Italo Proferisce, così come il Colline di Abramo Rosalen, che regala una “Vecchia zimarra” espressivamente ben rifinita. Il giovane Matteo Mollica offre una gustosa caratterizzazione della parte di Benoît e poi di Alcindoro. Completa il cast Zheng Hui nei panni di Parpignol, ma merita una citazione la voce bianca di un bimbo, Michelangelo Micanti, che nel secondo atto esce dal coro di voci bianche e pronuncia la frase “Vo’ la tromba, il cavallin!…” con una intonazione perfetta.
Teatro superaffollato e successo finale per tutti.

Teatro Coccia Novara – Stagione lirica 2023
LA BOHÈME
Opera in quattro quadri
Libretto di Giuseppe Giacosa Luigi Illica
dal romanzo Scènes de la vie de Bohème di Henri Murger
Musica di Giacomo Puccini

Mimì Valentina Mastrangelo
Rodolfo Mario Rojas
Musetta Eleonora Boaretto
Marcello Simone Alberghini
Schaunard Italo Proferisce
Colline Abramo Rosalen
Benoît /Alcindoro Matteo Mollica
Parpignol Zheng Hui (Accademia AMO)

Orchestra Filarmonica Italiana
Coro As.Li.Co e Coro delle voci bianche
e del Teatro Sociale di Como
Direttore José Luis Gomez
Maestro del coro Massimo Fiocchi Malaspina
Assistente al Maestro del coro Martino Ruggero Dondi

Regia Marco Gandini
Scene Italo Grassi
Costumi Anna Biagiotti
Luci Ivan Pastrovicchio

Allestimento del Teatro del Giglio di Lucca
Novara, 15 dicembre 2023

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