Monte-Carlo, Salle Garnier – La traviata

L’Opéra di Monte-Carlo mette in scena La traviata alla Salle Garnier e si registra subito il tutto esaurito per le quattro recite in programma. Per alcune di esse, compresa ovviamente la serata di gala del 17 marzo, avrebbe dovuto esserci Plácido Domingo nella parte di Germont, ma poco importa che l’anziano e ormai sempre più stanco cantante abbia rinunciato a questo impegno barattandolo, in accordo con Cecilia Bartoli, con un concerto programmato il prossimo 21 aprile intitolato “Plácido & Cecilia, a grand opera evening”: il solito concertone nel corso del quale i due divi si esibiranno al fianco degli artisti impegnati in quei giorni sulle scene monegasche nel Barbiere di Siviglia. Ciò che conta veramente è che questa Traviata, con o senza Domingo, abbia riscosso buon successo a conferma, innanzitutto, dell’intelligenza di uno spettacolo che, firmato dalla regia di Jean-Louis Grinda, è congegnato sul filo di un ben meditato flashback narrativo.

Durante le note del preludio, Violetta è in un lurido bordello sotterraneo visitato da un medico che si occupa delle prostitute malate. È qui che la protagonista vive il suo ultimo sogno, si veste elegantemente e viene proiettata nella Parigi mondana dove incontra l’amore vero, al quale sarà costretta a rinunciare per ritrovarsi, questa volta sola e morente a fine opera, nella stessa stanza dove la si era vista all’inizio, con uno specchio che la mette dinanzi al suo tragico destino di donna sfruttata e rifiutata dalla società, perdonata in punto di morte da chi non l’aveva compresa, ma pronta ad andare fieramente incontro a quel mondo che assiste, dietro a una tenda, ai suoi ultimi sospiri, incapace di accettarla veramente, neanche quando la vede accasciarsi a terra. Il quadro più toccante dell’opera è quello della festa in casa di Flora. Qui il balletto delle zingarelle e dei mattadori assume la funzione di importante risvolto drammaturgico dell’opera. Entra in scena una ballerina che danza e viene derisa dai camerieri, poi quasi malmenata da mattadori che sembrano diavoli; infine lasciata a terra, sofferente e coperta di denaro in segno di disprezzo. Tutta malconcia, si alza e lascia la sala non prima di aver incrociato gli sguardi di Violetta, che di lì a poco subirà la stessa sorte di essere offesa da Alfredo. In questa scena, danzata superbamente dalla ballerina Eugénie Andrin con grazia rapinosa ed espressività gestuale senza pari (autrice lei stessa delle geniali coreografie), si percepisce tutta la falsa ipocrisia che attornia la protagonista; un mondo che non perdona chi non si allinea alla morale borghese e crede che col denaro si possa comprare tutto, segnando il destino dei più deboli. Per il resto lo spettacolo, con splendide scenografie di Rudy Sabounghi e costumi altrettanto belli di Jorge Jara, disegna interni di festa lussuosi, mentre, per il quadro del secondo atto, un padiglione ligneo di campagna con grandi finestre affacciate su una foresta di betulle: ambienti figurativamente nel segno della tradizione, senza tuttavia mai incorrere nella banalità, affidandosi a un magistrale gioco di luci.

Se lo spettacolo, già visto e apprezzato su queste scene quando nacque nel 2013, conferma la sua alta qualità, la parte musicale si appoggia sulle raffinate idee musicali della bacchetta di Massimo Zanetti. Alla testa di una Orchestra e di un Coro (quest’ultimo istruito come sempre al meglio da Stefano Visconti) sensibili alle sue sollecitazioni, Zanetti realizza una concertazione equilibrata nei tempi e attentissima alla scena, soprattutto ricca di particolari, sfumature e segni d’espressione richiesti e spesso ottenuti dai cantanti in un gioco di ricercatezze espressive indubbiamente mirabili. La sua idea di Traviata, incastonata in questo continuo sgorgare di finezze che l’orchestra realizza in intesa col canto, non perde mai di concretezza e respiro drammatico, ottenendo risultati capaci di tirare fuori il meglio da una compagnia di canto nella quale, rispetto alla correttezza mostrata da una protagonista forse non all’altezza della sua fama discografica, le sorprese, come vedremo, sono tante.

La Violetta della giovane e bella Aida Garifullina, infatti, una volta ammirata la sostanziale gradevolezza del timbro, lascia interdetti. Non sì può certo dire che non regga il peso della parte, ma di atto in atto resta fredda, compassata, convenzionalmente chiusa in un canto che nell’aria conclusiva del primo atto la mostra per di più un po’ in difficoltà in acuti fibrosi (rinuncia anche al mi bemolle conclusivo di “Sempre libera”, già messa alle strette da “gioir” alquanto affaticati), mentre nel secondo e nel terzo non trasmette alcuna emozione. È un canto, il suo, poco comunicativo, ascritto a un timbro di buona qualità, espanso in centri ben proiettati che restano comunque quelli luminosi di un soprano, nella sostanza, leggero. Eppure nel primo atto, come detto, non fa faville, e nel resto dell’opera i colori, le smorzature e le intenzioni espressive sono ridotte al minimo sindacale, o almeno non sufficienti per uscire da un quadro interpretativo piuttosto incolore e poco sfaccettato. Una Violetta, a conti fatti, dai tratti troppo gentili, priva di reale palpito e anima drammatica, quindi di ebbrezza, lagrime sudore e morte.

Il cast si innalza sensibilmente di livello dinanzi all’interessante prova del tenore Javier Camarena, solitamente apprezzato nel repertorio rossiniano e nel belcanto del primo ottocento italiano, mentre qui è al suo debutto nei panni di Alfredo. È noto che Camarena possiede acuti facili, e infatti alla fine della cabaletta sfoggia una puntatura acuta a perdifiato indubbiamente inebriante. Per il resto la sua prova lo vede perseguire con eleganza una linea di canto raffinata, che gioca in sottrazione nell’orbitarla fino al punto di contenerne lo sfogo melodico a favore di un finissimo disegno espressivo, continuamente mosso e cangiante, per giungere a un “Parigi, o cara” quasi sussurrato. Lo si ammira, insomma, per l’arte espressiva prima ancora che per un canto realmente fascinoso e libero.
Sorprende, anzi stupisce la prova davvero maiuscola di Massimo Cavalletti (Germont), baritono che possiede certo uno strumento vocale importante ma non sempre, in altre occasioni di ascolto, controllato sul piano dell’emissione. Questa sua prova monegasca fuga ogni dubbio passato. Canta sempre sul fiato, con morbidezza e un gioco di colori quasi miniato in funzione espressiva. Così già avviene nel duetto con Violetta, poi, arrivati all’aria, la intona con dinamiche di infinitesimale varietà, di accenti e sfumature (da ricordare la ripresa in pianissimo della seconda strofa, dove ogni parola assume una carica emozionale davvero toccante), offrendo un saggio di maturazione espressiva che fa ben sperare per gli sviluppi futuri di una carriera già importante, che potrebbe indirizzarlo, se proseguirà su questa strada, verso quei traguardi che fino a oggi mai si erano apprezzati in lui in maniera tanto evidente e artisticamente rifinita.
Ottimo il contributo della restante compagnia, con il Dottor Grenvil perfetto e interpretativamente commosso di Alessandro Spina, come lo è l’altrettanto brava Flora di Loriana Castellano. All’elegante Barone Douphol di Roberto Accurso e alla premurosa Annina di Federica Sardella si sono affiancati i puntualissimi Alejandro Del Angel (Gastone), Fabrice Alibert (Il Marchese D’Obigny), Vincenzo Di Nocera (Giuseppe), Przemyslav Baranek (Un domestico di Flora) e Paolo Marchini (Un commissionario).
Successo finale per tutti. [Rating:3.5/5]

Salle Garnier, Opéra de Monte-Carlo – Stagione 2023
LA TRAVIATA
Melodramma in tre atti
Libretto di Francesco Maria Piave
Musica di Giuseppe Verdi

Violetta Valéry Aida Garifullina
Alfredo Germont Javier Camarena
Giorgio Germont Massimo Cavalletti
Flora Bervoix Loriana Castellano
Annina Federica Sardella
Gastone Alejandro Del Angel
Barone Douphol Roberto Accurso
Marchese d’Obigny Fabrice Alibert
Dottor Grenvil Alessandro Spina
Giuseppe Vincenzo Di Nocera
Un domestico di Flora Przemyslaw Baranek
Un commissionario Paolo Marchini

Orchestre Philharmonique de Monte-Carlo
Direttore Massimo Zanetti
Coro dell’Opéra de Monte-Carlo
Direttore del coro Stefano Visconti
Maestro preparatore dei cantanti Kira Parfeevets
Regia Jean-Louis Grinda
Scene Rudy Sabounghi
Costumi Jorge Jara
Luci Laurent Castaingt
Coreografia e ballerina Eugénie Andrin

Allestimento dell’Opéra di Monte-Carlo
Monte-Carlo, 17 marzo 2023