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Milano, Teatro alla Scala – Coppélia

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Altro evento alla Scala. Dopo quella operistica, apre la stagione dedicata alla danza. Ma Tersicore non si accontenta di stipare il teatro proponendo Coppélia, uno dei classici più celebri, amati e programmati del mondo. Fa anche precedere l’inaugurazione da un rito caro agli States collocando sul terrazzo principale della facciata del teatro l’installazione di Angelo Bonello Big Ballerina, una deliziosa ballerina disegnata dalle luci e alta 10 metri. Illuminerà la piazza fino al 7 gennaio. Bonello è un artista non nuovo a queste trovate: ha anche fatto piroettare la sua elegante stilizzazione Big Ballerina nelle acque del lago d’Iseo. L’operazione gode della storica parnership Fondazione Scala-A2A. Un brindisi e via con il balletto. Non già come sempre sotto Natale Lo Schiaccianoci, natalizio per definizione, ma questa Coppélia ou La Fille aux yeux d’émail su libretto dell’archivista Charles Nuitter ispirato al sulfureo racconto di E T A Hoffmann Der Sandmann.

Nata all’Opéra di Parigi nel 1870, pieno Secondo Impero, Coppélia è l’ultimo titolo prima della chiusura dell’Opéra a causa della guerra franco-prussiana. Inoltre, assieme alla morte per colera della giovane protagonista Giuseppina Bozzacchi seguita di poco da quella del coreografo Joseph Mazilier, la danza accademica italo-francese passa il testimone alla stagione tardoromantica russa, la stessa che di questi tempi è diventata a sua volta il nostro modello. La trama del “balletto pantomimico” è apparentemente leggera, ambientata com’è nella piazza di un borgo della Galizia dove nasco i primi amori. I nostri protagonisti si chiamano Swanilda e Franz e si corteggiano tra gelosie e sotterfugi. Intanto una fanciulla misteriosa legge immobile su un terrazzo. Curiosità. Quando il padrone di casa Coppelius, un po’ artigiano e un po’ mago esce, la curiosità spinge i ragazzi a indagare sulla natura della bella misteriosa scoprendo che è una bambola, una delle tenta di quel laboratorio. Al ritorno del padrone tutti fuggono ad eccezione di Swanilda che si sistema al posto della bambola che tanto attrae il suo Franz. Lieto fine con le nozze dei due e gran divertissement finale. Ma Hoffmann e la sue fantasie che non mancarono di suscitare l’interesse di Jung, non si ferma certo qui. Infatti nei 150 e passa anni di riprese in tutti i teatri possibili e immaginabili, il balletto ispirò molte differenti letture. A iniziare da quelle più blasfeme di Roland Petit che da un lato ambienta il tutto in una guarnigione militare e dall’altro, un due tre, un due tre, volteggia in marsina stringendo al petto l’adorato pupazzo. Di gran pregio la partitura, un Delibes che tra una czarda e una mazurka non lesina melodie, armonie, singolari strumentazioni. La musica per balletto, Čajkovskij a parte, in genere non eccelle sebbene non dobbiamo scordare il Gluck di Don Juan, il Mozart di Les Petits Riens e addirittura il Beethoven del Prometeo. Dopo arriverà lo stupore dei Ballets Russes di Diaghilev.

Una coincidenza vuole che oggi alla Scala lavori il coreografo Alexei Ratmansky nato a Leningrado, vissuto a Kiev e forgiato al Bol’soj dove allo scoppio di questa folle guerra stava montando coreografie subito abbandonate. Oggi è “residente” del New York City Ballet. Insomma, onori e glorie mentre crediamo che la Coppélia scaligera abbia tradito un po’ i suoi propositi che da un lato volevano Swanilda femminista e ribelle e dall’altro parlava con dolore di Ucraina. Paese che semmai ritroviamo nei bei costumi di Jérôme Kaplan.
Ben diretta da Paul Connelly è ottima l’orchestra, eccellendo come i ballerini impegnati nella non semplice coreografia. Svettano su tutti i due protagonisti, la deliziosa e bravissima Nicoletta Manni neo-étoile e neo sposa dell’altrettanto magnifico Timofei Andrijashenko.
Una gran serata, un clamoroso successo.

Milano, 18 dicembre 2023

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