Chiudi

Milano, Accademia di Musica Antica – Concerto del controtenore Carlo Vistoli

Condivisioni

L’Accademia di Musica Antica di Milano (A.M.A.MI.), della quale si è già parlato su queste colonne riferendo di un concerto che la primavera scorsa ha visto l’esecuzione del Gloria di Vivaldi messo a confronto con quello assai meno noto di Caldara (vedi link), ha concluso il 12 dicembre la sua stimolante stagione con una serata concertistica, intitolata “Officina Romana”, che ha visto la partecipazione dell’affermato controtenore Carlo Vistoli impegnato in pagine di Alessandro Scarlatti e Georg Friedrich Händel. Il recital, come già il cd pubblicato due anni fa dall’etichetta Arcana con il medesimo titolo di questa serata, intende offrire un interessante spaccato dell’alta tradizione musicale romana del primo Settecento, quella delle corti cardinalizie e principesche che ospitavano aristocratici che da tutta Europa giungevano nell’Urbe (ma anche nelle altre corti italiche) come tappa obbligatoria del Grand Tour, tanto da fare della città dei Papi una vera capitale della musica e della cultura in un tempo in cui i porporati erano impegnati in prima persona in qualità di mecenati delle arti e delle lettere; è il caso della cantata La Lucrezia, composta da Händel, allora in viaggio in Italia, per Firenze e che ebbe come estensore dei versi il cardinale Benedetto Pamphili, lo stesso che fornì al “Caro Sassone” il testo per l’oratorio allegorico Il trionfo del Tempo e del Disinganno.

Carlo Vistoli la propone come pezzo forte di chiusura di una serata durante la quale, accompagnato dai bravissimi Paolo Zanzu al clavicembalo (impeccabile negli interventi clavicembalistici di Domenico Scarlatti e Antonio Caldara) ed Emilia Gliozzi al violoncello, membri dell’ensemble Le Stagioni, esegue anche, di Alessandro Scarlatti, prima la cantata “Infirmata vulnerata” e poi la delicatissima aria “Starò nel mio boschetto” dall’oratorio Il giardino di rose. Gran parte del programma è dedicato ad Händel, con la cantata “Ninfe e pastori”, l’aria di Disinganno “Se la bellezza perde vaghezza” da Il trionfo del Tempo e del Disinganno, la cantata “Fra pensieri quel pensiero” e la già citata Lucrezia; poi un bis, “Lascia la spina”, l’aria di Piacere dal Trionfo del Tempo e del Disinganno nota perché Händel ne riutilizzò la melodia per il celeberrimo “Lascia ch’io pianga” dal Rinaldo.

Scelte raffinatissime, che per di più inducono a riflettere ancora una volta su come la vocalità controtenorile abbia finalmente trovato in Italia, soprattutto in Carlo Vistoli e Raffaele Pe (non dimenticherei di annoverare nella lista dei migliori contraltisti pure Filippo Mineccia), esponenti in grado di competere con controtenori forse più acrobatici ma spesso meno rifiniti e levigati e, soprattutto, poco attenti alla corretta articolazione del testo. Si aggiunga che Vistoli, oltre a essere un fine dicitore, si conferma in questo recital milanese un autentico contraltista per la tornitura delle note gravi e per un registro centrale sonoro e morbido. Quando tocca le note acute il suono non si sfibra perdendo in omogeneità: si mantiene fermo, denso e ben proiettato, mai ricorrendo a note fisse o a forzature indebite, utilizzando ad arte il vibrato. Ciò che rende Vistoli un vero asso del moderno controtenorismo, prima ancora che per il timbro, bello sì ma forse non del tutto singolare, è appunto la chiarezza della dizione e, soprattutto, la capacità di donare ai recitativi un vigore espressivo altamente drammatico, carico di quel pathos che possiede una cantata come La Lucrezia, già di per sé geniale perché Händel regala una successione di recitativi all’interno dei quali si incastonano le arie con un impianto formale libero e cangiante di colori e accenti, dove il recitativo trapassa all’arioso con una sorprendente dinamicità espressiva e una tensione emotiva ricca di ardente enfasi. Il tutto per esprimere lo sdegno della nobildonna romana Lucrezia, moglie di Collatino, che sedotta da Sesto Tarquinio invoca la vendetta degli dei e, prima di togliersi la vita pugnalandosi per preservare il suo onore ferito, passa da momenti di ripiegamento a passi di furore che contraddistinguono l’alta tensione emotiva di una pagina che il falsetto carnoso e pieno di Vistoli dipinge mettendo in luce al meglio i contrasti fra i toni dolenti e le colorature fortemente connotate in senso drammatico, dando quindi alla cantata un’impronta espressiva fortemente teatrale.

Pure il bagaglio del virtuoso, se lo vogliamo commisurare all’utilizzo dei trilli e delle agilità, c’è tutto, ben rifinito nel quadro di un medium elegante e pastoso, dando quindi al canto fiorito, anche minuto, un senso espressivo regolato, in pagine come quelle di Scarlatti, da uno stile sentimentale e galante posto al centro di un’estetica vocale plasmata sull’eleganza, sulle linee melodiche semplici e scorrevoli pur se infarcite di preziosismi belcantistici; uno stile che dietro all’apparente naturalezza nasconde una raffinata sofisticazione. Conferma tutto questo la grazia deliziosa, eppure in Vistoli mai svaporata, con la quale intona l’aria “Starò nel mio boschetto” miniandola con rapide fioriture richiamanti il canto del “dolce rosignuolo” che fanno da eco all’afflitta solitudine di chi canta. Un piccolo capolavoro di retorica vocale barocca fotografata al meglio da un controtenore che per tecnica, stile e intonazione (l’intonazione spesso è un optional in molti falsettisti) è indubbiamente competitivo a livello mondiale.
Grande successo da parte del pubblico che ha affollato la Sala delle Colonne presso il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia di Milano.

Accademia di Musica Antica di Milano (A.M.A.MI.)
Sala delle Colonne, Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia
“Leonardo Da Vinci”

OFFICINA ROMANA
Musiche di Alessandro e Domenico Scarlatti,
Georg Friedrich Händel e Antonio Caldara

Carlo Vistoli, controtenore
Ensemble Le Stagioni
Paolo Zanzu, clavicembalo
Emilia Gliozzi, violoncello

Milano, 12 dicembre 2023

image_print
Connessi all'Opera - Tutti i diritti riservati / Sullo sfondo: National Centre for the Performing Arts, Pechino