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Genova, Teatro Carlo Felice – Tosca

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Non è una Erinni vendicativa, ma una donna sull’orlo di una crisi di nervi la Tosca che assassina Scarpia nella bella versione genovese del supremo capolavoro operistico di Giacomo Puccini. Allestimento creato nel 2014 da Davide Livermore proprio per il Teatro Carlo Felice di Genova e felicemente riproposto ora da Alessandra Premoli, questa Tosca è stata accolta con grandi applausi da un pubblico gremito e caloroso come raramente capita nella città ligure, decretando un vero trionfo per tutti gli interpreti, in particolare per il possente Scarpia cantato da Amartuvshin Enkhbat. Questo baritono, nato in Mongolia, si sta affermando come uno dei migliori cantanti oggi disponibili, soprattutto nel repertorio verdiano, principalmente in virtù di una voce ricca di armonici, benissimo emessa, dal colore bronzeo e accattivante, tecnicamente ineccepibile. Se qualcosa gli si può rimproverare è una certa genericità di fraseggio (la dizione è invece correttissima) che, a volte, non gli permette di raggiungere pienamente gli altissimi vertici ai quali pare predestinato. In questa Tosca genovese, Enkhbat impressiona per una esecuzione del Te Deum che chiude il primo atto magnifica: la voce galleggia sui marosi orchestrali senza fatica o patteggiamenti, la blasfema invettiva “Tosca, mi fai dimenticare Iddio!” è cantata e non urlata, come capita sovente. Le scene di conversazione del secondo atto lo trovano interprete suadente, anche se un poco generico. Quello che gli manca, forse, è il lato libidinoso e belluino di Scarpia. Ce ne accorgiamo nel momento in cui dovrebbe prorompere il suo irrefrenabile desiderio sessuale. “Agil qual leopardo ti avvinghiasti all’amante” manca dunque di credibilità, ma pur con questi limiti il suo resta forse il miglior Scarpia che si possa ascoltare oggi sui palcoscenici italiani.

Al suo fianco vi è una Maria Josè Siri ormai completamente calata nel ruolo di Tosca. Il soprano uruguaiano non possiede il physique che ha reso celebri alcune Tosche del recente passato (Kabaivanska in testa), ma ha il grande merito di averne tutte le note, compreso il sempre periglioso do acuto della “lama”. La sua è una Tosca a tratti quasi fanciullesca e sincera nel primo duetto con Cavaradossi, poi terrorizzata e incapace di controllare il proprio tremito interiore nel terribile scontro con Scarpia del secondo atto. La Siri esegue una bella “messa di voce” al “Egli vede ch’io piango!” e canta con grande trasporto il “Vissi d’arte”, che grazie alla solerte direzione d’orchestra di Pier Giorgio Morandi non dà per nulla la sensazione di essere una sorta di aria concertistica rallentante l’azione, ma resta anzi saldamente ancorata al divenire della vicenda. Alcune splendide frasi della partitura sono cantate con grande sensibilità e partecipazione (“Gli occhi ti chiuderò con mille baci e mille ti dirò nomi d’amor..”), altre (quelle da vera tragédienne che fecero la gloria di Maria Callas) andrebbero invece approfondite.
Riccardo Massi, infine, è un Mario Cavaradossi bellissimo a vedersi e gradevole ad ascoltarsi. Nonostante all’inizio in “Recondita armonia” appaia un poco arruffato e insicuro, il tenore italiano prende subito quota in seguito siglando un “La vita mi costasse, vi salverò!” impressionante per potenza e durata e cantando le molte frasi d’amore per la sua Tosca con affetto sincero. Il celeberrimo “E lucevan le stelle” è eseguito con slancio, le mezze voci di “O dolci mani mansuete e pure” andrebbero invece meglio sottolineate. Colore e squillo sono comunque ragguardevoli.
Lodati senza riserva l’Angelotti di Dongho Kim, il Sagrestano di Matteo Peirone, lo Spoletta di Manuel Pierattalli e lo Sciarrone di Claudio Ottino, si deve rendere giustizia alla pregevole e sensibile direzione d’orchestra di Pier Giorgio Morandi, attento alle esigenze del canto, distillatore di belle sonorità e creatore di magiche atmosfere “impressioniste” nei momenti in cui la partitura lo consente. Ottimi l’Orchestra e il Coro del teatro genovese.

La regia di Davide Livermore, come dicevamo, si riconferma astutissima nell’evidenziare tutte le potenzialità presenti nel libretto di Illica e Giacosa. Questa “prima versione” di Tosca di Livermore è, registicamente parlando, ben superiore all’asfissiante e sovraccarica edizione scaligera da lui firmata pochi anni fa, dove le invadenti invenzione tecniche (definite “realtà aumentata”) dello studio Giò Forma, inquinavano la pulizia narrativa e spegnevano il pathos. A Genova, invece, in scena soltanto un gigantesco praticabile ruotante che, a seconda delle diverse angolazioni e illuminazioni, suggerisce e crea i diversi momenti della vicenda e, soprattutto, un colpo di scena finale (che non sveleremo) notevolissimo.
Si replica fino a domenica 5 marzo.

Teatro Carlo Felice di Genova – Stagione lirica 2022/23
TOSCA
Melodramma in tre atti
Libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa
Musica di Giacomo Puccini

Floria Tosca Maria José Siri
Mario Cavaradossi Riccardo Massi
Il barone Scarpia Amartuvshin Enkhbat
Cesare Angelotti Dongho Kim
Il Sagrestano Matteo Peirone
Spoletta Manuel Pierattalli
Sciarrone Claudio Ottino
Un carceriere Franco Rios Castro
Un pastore Maria Guano

Orchestra, Coro e Coro di voci bianche del Teatro Carlo Felice di Genova
Direttore Pier Giorgio Morandi
Maestro del coro Claudio Marino Moretti
Maestro del Coro di voci bianche Gino Tanasini
Regia, scene e luci Davide Livermore
Regia ripresa da Alessandra Premoli
Costumi Gianluca Falaschi

Allestimento Fondazione Carlo Felice di Genova
Genova 24 febbraio 2023

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