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Firenze, Teatro del Maggio – Doktor Faust

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Come Turandot di Giacomo Puccini e Lulu di Alban Berg, Doktor Faust di Ferruccio Busoni (Empoli, 1866 – Berlino, 1924) rientra nel novero delle grandi opere del Novecento rimaste incompiute a causa della morte dell’autore. L’idea e la stesura di questo lavoro accompagnano la vita del compositore a partire dal 1910, anno in cui si trova il primo accenno a lavorare sul mito di Faust, dopo alcuni progetti abortiti riguardanti Dante. Busoni sceglie l’argomento faustiano attingendo non da Goethe, secondo lui inadattabile, così come Dante, bensì dal più antico play di Christopher Marlowe e dagli antichi spettacoli di marionette che lo avevano colpito enormemente nella sua infanzia triestina, diviso sempre tra cultura italiana e tedesca. Su queste basi lo stesso Busoni scrive il libretto nella sua permanenza berlinese tra 1914 e 1915, per poi iniziare a comporre la musica nel suo esilio di Zurigo, dove rimane fino al 1920. Trascinata a lungo la stesura, il vero e proprio finale verrà composto dall’assistente di fiducia Philipp Jarnach e l’opera vedrà la prima a Dresda il 21 maggio 1925, diretta da Fritz Busch.

Sulla base di tante congiunture biografiche si muove Davide Livermore per produrre il nuovo allestimento di Doktor Faust, titolo che ha avuto la sua prima italiana a Firenze nel 1942 e che mancava nelle stagioni del teatro dal 1964. Livermore vede quest’opera come un viaggio psicanalitico all’interno dello stesso Busoni: tutti i personaggi, dai protagonisti ai comprimari, sono sfaccettature del compositore stesso, e portano infatti perennemente appresso una maschera del suo volto. La dicotomia si fa particolarmente interessante soprattutto nella coppia dei protagonisti, i quali si vedono così riflessi l’uno nell’altro: Faust infatti non si fa scrupoli a servirsi del male per i suoi scopi, e Mefistofele vede la sete di conoscenza come un tentativo di avvicinarsi alla potenza del divino. Non è un caso che il patto venga siglato da un bacio tra i due proprio al culmine del loro duetto.
Ad aiutare i giochi di rimandi, contribuiscono le scene di Giò Forma costituite da due pareti specchianti laterali e un grande Led wall a chiudere il fondo del palco: l’ambientazione e molte delle situazioni sovrannaturali previste dal libretto vengono quindi create attraverso i video ad alta definizione, spesso assai azzeccati, ma talvolta eccessivi negli stimoli visivi. Nella regia si riconosce la mano di Livermore, a partire dalla rilettura del dato biografico dell’autore e dall’insistito utilizzo dei Led wall, così come nella sublimazione finale del protagonista circondato dagli altri personaggi, o l’ossessione per i quadri storici proiettati, ma tutto viene usato con un preciso scopo drammaturgico e non come trovata fine a sé stessa. Ne risulta alla fine uno spettacolo coerente e di assoluto impatto, nonostante alcune idee di direzione attoriale non pienamente sviluppate, ma in cui non mancano momenti accattivanti: il già menzionato primo duetto tra Faust e Mefistofele, o tutta la scena alla corte di Parma, dove Faust suona esuberante a un pianoforte mentre un caprone mefistofelico si muove sensualmente per sedurre la Duchessa, fino a quando lei e Faust non vengono sollevati nel cielo stellato insieme allo strumento.

Sul podio troviamo Cornelius Meister che riesce a far emergere i vari temi della partitura convogliandoli in una visione d’insieme di stampo tardo-romantico. Non è un caso che tra i momenti più riusciti ci sia l’aria della Duchessa, in cui Meister distilla un accompagnamento sensuale, torbido, quasi orientaleggiante. L’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino offre una prova in crescendo, compattandosi e diventando più duttile nel corso della serata, mentre il Coro, preparato da Lorenzo Fratini, si conferma una certezza soprattutto nella complessa scena della diatriba universitaria di Wittenberg. Quello che manca a questa direzione tesa e dal bel passo teatrale, è una attenzione maggiore ai bilanciamenti sonori tra buca e palco, dato che in molti momenti i cantanti risultano coperti dall’orchestra, anche quando cantano a voce piena.

Gli interpreti meno convincenti risultano proprio quelli della coppia protagonista. Dietrich Henschel è un veterano del ruolo di Faust, che ha pure inciso con Kent Nagano per la Erato, e certo si nota la dimestichezza con la partitura, ma la voce risulta poco potente, soprattutto per la Sala Grande del teatro fiorentino. Il timbro è da vero baritono e gli manca un po’ di polpa nel registro acuto dove la tessitura del ruolo va spesso a insistere. Si riscatta con una performance attoriale ammirevole, soprattutto per l’impegno fisico a tratti atletico, e un’immedesimazione scenica totale. Convince poco anche il Mefistofele di Daniel Brenna. Il ruolo è tra i più impervi del repertorio tenorile novecentesco (basti pensare che nell’ultimo allestimento di Zurigo era sostenuto da Gregory Kunde), e il tenore almeno all’inizio dimostra di dominare la tessitura con acuti saldi che però perdono smalto con il procedere della serata, pur mantenendo sempre un volume ragguardevole. Nonostante segua perfettamente le indicazioni registiche, al tenore manca poi il giusto carisma per sostenere scenicamente un personaggio del genere.
Wilhelm Schwinghammer offre la sua autorevole voce di basso al doppio ruolo di Wagner e di Maestro di Cerimonie, nel quale esibisce un lato quasi comico, grazie al fraseggio sfaccettato. Olga Bezsmertna è una Duchessa di Parma dotata di buon volume e acuti saldi, che ben valorizza il suo momento solistico “Er ruft mich”, mentre Joseph Dahdah tratteggia con la sua esuberante voce di tenore il doppio ruolo di Soldato e Duca di Parma. Tra i ruoli di contorno, si segnalano il Tenente squillante di Florian Stern e i tre studenti di Cracovia (Martin Piskorski, Marian Pop e Lukas Konieczny).
Il pubblico, non foltissimo, si dimostra comunque assai attento e coinvolto, come testimoniano i prolungati e convinti applausi finali, tra i quali si segnalano punte di entusiasmo per Meister e qualche immeritato e sparuto dissenso per Livermore.

Teatro del Maggio – Stagione 2022/23
Festival di Carnevale dedicato al Faust e Goethe
DOKTOR FAUST
Opera in due prologhi, due intermezzi e tre scene
Libretto e musica di Ferruccio Busoni

Doktor Faust Dietrich Henschel
Mephistopheles Daniel Brenna
Wagner/Der Zeremonienmeister Wilhelm Schwinghammer
Der Herzog von Parma/Soldat Joseph Dahdah
Die Herzogin von Parma Olga Bezsmertna
Ein Leutnant Florian Stern
Drei Studenten aus Krakau Martin Piskorski,
Marian Pop, Lukas Konieczny
Theologe/Gravis Dominic Barberi
Jurist/Levis Marcell Bakonyi
Naturgelehrter/Asmodus Zacahry Wilson
Studenten aus Wittenberg Martin Piskorski, Franz Gürtelschmied,
Marian Pop, Florian Stern, Ewandro Stenzowski
Beelzebuth Franz Gürtelschmied
Megäros Ewandro Stenzowski

Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino
Direttore Cornelius Meister
Maestro del coro Lorenzo Fratini
Regia Davide Livermore
Scene Giò Forma
Costumi Mariana Fracasso
Luci Fiammetta Baldiserri
Video D-Wok

Nuovo allestimento
Firenze, 7 febbraio 2023

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