Ferrara, Teatro Comunale – Manon Lescaut

Il Teatro Comunale “Claudio Abbado” di Ferrara ha proposto in apertura della Stagione Lirica 2023 una nuova produzione della Manon Lescaut di Giacomo Puccini, in coproduzione con più realtà teatrali e operistiche del Centro-Nord Italia (Lucca, Pisa, Ravenna, Rimini).
Manon Lescaut è opera decisamente poliedrica e, paradossalmente, tale sua caratteristica è confermata dall’antipatia mostrata da Massimo Mila nei confronti del capolavoro pucciniano: secondo l’illustre storico della musica si tratta di opera che “non sta in piedi” perché policentrica, multiforme, lontana da una concezione monolitica, ma, al contrario, esibizione disinvolta di più stili musicali e soluzioni drammaturgiche. La struttura in quattro quadri autonomi, ciascuno dei quali legato ad altrettanti momenti diversi del romanzo dell’Abate Prevost (dando quasi per scontata la conoscenza della diegesi narrativa), si riverbera nella drammaturgia musicale di ciascun atto, dotato di una sua particolare fisionomia, dalla natura scapigliata e scanzonata del primo, alle nostalgie settecentesche del secondo, al realismo quasi gotico del terzo, al dramma romantico “a due” del quarto.

La regia di Aldo Tarabella, piuttosto tradizionale, è senz’altro rispettosa del libretto e si avvale delle scene di Giuliano Spinelli, caratterizzate da estrema essenzialità: al centro del palco troviamo un monumento in stile classicheggiante, con statue e dettagli architettonici, che simboleggia le ambizioni e i sogni di una Manon arrampicatrice sociale e che, con il precipitare della tragedia, viene sostituito successivamente, nel quarto atto, da una formazione rocciosa.
Il primo atto, il più vario dell’opera con la sua folla di studenti nella piazza di Amiens, impegnati a scrivere madrigali in un’atmosfera freschissima che risente delle suggestioni scapigliate, vede un sapiente intrecciarsi di masse corali vivaci e reattive e personaggi solisti. Purtroppo nulla di tutto questo si percepisce in sala: un coro sostanzialmente statico (salvo qualche accenno di danza nelle buone coreografie di Luigia Frattaroli, e qualche movimento necessario all’azione), vestito in modo uniforme, lascia ben poco alla creazione dell’ambiente, che risulta molto astratto e “freddo”. Va sicuramente meglio il secondo atto: l’ambientazione neoclassica settecentesca ha momenti felici e la messa in scena risulta maggiormente curata anche grazie ai costumi credibili, alle coreografie funzionali e a certi risvolti grotteschi. Anche nel momento in cui l’azione procede verso l’arresto di Manon i movimenti di scena risultano appropriati.
Decisamente riuscita l’ambientazione al porto di Le Havre nel terzo atto: qui l’atmosfera lugubre è realizzata con mezzi scenici semplici come il fumo e tonalità scure. La “conta” delle prostitute che procede inesorabile, i commenti beffardi del coro dei borghesi e gli interventi dei solisti risultano efficaci e i movimenti di scena plausibili, creando un effetto sinistro di indubbia presa. Effettivamente, il regista sottolinea il forte impatto emotivo che ha avuto questa scena sulla sua visione generale dell’opera, introducendo il gesto del taglio dei capelli delle donne condannate all’esilio, con un esplicito riferimento a sostegno della lotta delle donne iraniane, offrendo così un forte messaggio allo spettatore. Il quarto atto vede quindi un cambio di scenografia, con l’abbandono della costruzione neoclassica a favore di una gigantesca roccia striata. L’inserimento di comparse distese lungo il palco a sottolineare il senso di abbandono della protagonista è efficace, movimentando e accentuando la potenza emotive e fulminante dell’ultimo atto. I costumi di Rosanna Monti alternano piacevolmente abiti Belle Époque nel primo atto a un abbigliamento gustosamente settecentesco nel secondo; le luci di Marco Minghetti sottolineano con discrezione i momenti salienti del dramma.

Venendo al cast, la protagonista Alessandra Di Giorgio delinea una Manon che dà il meglio nei momenti drammatici (soprattutto nel quarto atto, dove la recitazione e il canto risultano davvero efficaci) più che in quelli seduttivi. La vocalità è buona, anche se a tratti non aiutata dall’orchestra che nel primo atto tende a coprirla. Il Des Grieux di Paolo Lardizzone è sicuramente il personaggio più centrato, caratterizzato da voce potente e da abilità scenica nel corso di tutto lo spettacolo Parte sottotono il Lescaut di Marcello Rosiello, che non riesce a emergere pienamente nel primo atto (complice anche l’orchestra in buca e la regia), ma si risolleva nel secondo e nel terzo. Risultano sacrificati nel primo atto anche due personaggi importanti come Geronte (Alberto Mastromarino) ed Edmondo (Saverio Pugliese): il primo accentua con la voce l’età e la sgradevolezza del personaggio, ma non sempre risulta incisivo; il secondo, che, lo ricordiamo, compare esclusivamente nel primo atto, spesso non riesce a emergere vocalmente perché coperto da coro e orchestra. Buone le prestazioni degli altri interpreti: Marco Innamorati (L’oste, il Sergente degli Arcieri), Cristiano Olivieri (Il maestro di ballo, il lampionaio), Irene Molinari (Un musico).

L’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini, sotto la direzione di Marco Guidarini, offre una buona prova anche se, in alcuni momenti, risulta troppo debordante e, come già accennato, copre spesso le voci. Il direttore stacca per il resto dei tempi efficaci e lo spettacolo scorre deciso. Preparato da Marco Bargagna, il Coro Archè, tendenzialmente statico e poco screziato nel primo atto, si mostra molto più efficace nel secondo e, soprattutto, nel terzo atto.
Buon successo di pubblico, che ha accolto calorosamente tutti gli artisti, in particolare i due protagonisti principali. [Rating:3.5/5]

Teatro Comunale “Claudio Abbado” – Stagione d’opera e balletto 2023
MANON LESCAUT
Dramma lirico in quattro atti 
Libretto di Domenico Oliva e Luigi Illica
Musica di Giacomo Puccini

Manon Lescaut Alessandra Di Giorgio
Lescaut Marcello Rosiello
Renato Des Grieux Paolo Lardizzone
Geronte di Ravoir Alberto Mastromarino
Edmondo Saverio Pugliese
L’oste, il Sergente degli Arcieri Marco Innamorati
Il maestro di ballo, il lampionaio Cristiano Olivieri
Un musico Irene Molinari
Il comandante di marina Alessandro Ceccarini
Un parrucchiere Greta Battistin, Giulia Petrucciani

Orchestra Giovanile Luigi Cherubini
Direttore Marco Guidarini
Coro Archè
Maestro del coro Marco Bargagna
Regia Aldo Tarabella
Scene Giuliano Spinelli
Costumi Rosanna Monti
Luci Marco Minghetti
Coreografie Luigia Frattaroli

Nuovo allestimento del Teatro del Giglio di Lucca in coproduzione con
Teatro Comunale Pavarotti-Freni di Modena, Teatro A. Galli di Rimini,
Teatro Alighieri di Ravenna, Teatro Verdi di Pisa, Teatro Comunale di Ferrara

Ferrara 22 gennaio 2023