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Essence – Marina Rebeka, soprano (Prima Classic CD)

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Essence. Questo è il titolo con cui Prima Classic presenta l’album inciso da Marina Rebeka accompagnata dall’Orchestra dell’Opera di Breslavia diretta da Marco Boemi. Il comunicato stampa che presenta il CD annuncia l’intenzione da parte della cantante lettone di cimentarsi con una “selezione delle migliori arie per soprano di sempre”. L’ennesima antologia di arie (troppo) famose raccolte senza criterio? Non è questo il caso.

A parte l’annuncio e il titolo un po’ generici, la scelta del repertorio dell’album ha una logica. Tutti i brani contenuti nella raccolta sono ascrivibili all’opera tardo-romantica e verista. C’è tanto, tantissimo Puccini (Butterfly, Tosca, La bohème, La rondine, Gianni Schicchi), c’è Boito con Mefistofele, e poi Giordano, Catalani, Cilea e Leoncavallo. Non mancano due incursioni nell’Ottocento slavo con Dvořak e Čajkovskij (Rusalka e Pikovaja dama), e così accanto alle hit ci sono anche arie certamente non sconosciute ma comunque di più raro ascolto. L’operazione risulta particolarmente interessante, perché, tra i ruoli da cui sono tratte le arie contenute nel CD, Marina Rebeka non ha interpretato in teatro che Mimì, Musetta e Madama Butterfly, mentre la prossima stagione ancora la vedrà cimentarsi sul palcoscenico con i più navigati ruoli verdiani e belcantistici. Forse allora quest’incisione discografica vuole dichiarare un’intenzione, un biglietto da visita per interpretare in futuro opere di un repertorio più recente.

La raccolta si apre con “Un bel dì vedremo”, da cui già si notano i principali aspetti delle interpretazioni del disco. Rebeka risplende nel registro più acuto dove si muove con leggerezza, mentre nel grave tende un po’ a ispessire la voce (e a risentirne è particolarmente la dizione italiana). La resa dell’aria, va detto, è corretta, ma non particolarmente memorabile – specie se si pensa che è stata scelta come traccia di lancio del disco. Segue la cupa aria del Mefistofele di Boito, “L’altra notte in fondo al mare”. Rebeka si trova più a suo agio nelle ben riuscite colorature di “come il passero nel bosco”, mentre il declamato, in basso, risulta più rigido. Si può dire lo stesso della traccia successiva, “Io son l’umile ancella” da Adriana Lecouvreur, dove è davvero un piacere sentire la voce farsi “un soffio […] che al novo dì morrà”, ma la discesa al grave su “fragile strumento, vassallo della man” appare appesantita.

Nell’aria dalla Dama di picche, “Otkuda eti sloz’”, Rebeka padroneggia bene la grande varietà dinamica richiesta, senza perdere di eleganza nel fraseggio, né di credibilità negli stati d’animo attraversati da Liza. Si tratta certamente di una delle incisioni più riuscite del CD. Ci si aspetterebbe molto invece da “Chi il bel sogno di Doretta” dalla Rondine, ma gli acuti sembrano un po’ stentati e soprattutto la sillabazione delle prime frasi risulta sconnessa, come se la cantante inseguisse il testo invece di padroneggiarlo.

Tocca all’immancabile “Vissi d’arte”. Qui invece c’è tutta la consapevolezza del ruolo di Tosca e del momento dell’opera in cui l’aria appare. Impeccabile è il fraseggio, impeccabili le messe di voce, e un grande finale, che in teatro verrebbe sicuramente salutato da scroscianti applausi. Forse per Marina Rebeka è il momento di accettare di interpretare Tosca (in una recente intervista, il soprano lettone ha rivelato di aver già rifiutato sette volte il ruolo) Si passa a Chénier con “La mamma morta”. Questa volta invece il declamato iniziale convince di più rispetto alle arie precedenti, ma è poi nelle sonorità eteree di “a me venne l’amor” che davvero riconosciamo le ottimi doti vocali del soprano, e viene quindi il turno di Bohème, per cui Rebeka propone sia il valzer di Musetta sia l’aria di sortita di Mimì. Per quanto un po’ penalizzata in entrambe le arie da tempi decisamente lenti, in “Quando m’en vo”, permane sempre una certa rigidità nei gravi, come nella già citata aria di Magda nella Rondine. Molto meglio “Sì, mi chiamano Mimì”, di cui si apprezza il fraseggio, una leggerezza e dolcezza che ben rendono lo spirito della protagonista femminile dell’opera.

Frapposta alle due pagine di Bohème, c’è l’aria di Nedda dai Pagliacci. Se “Qual fiamma” risente sempre dell’eccessivo arrotondamento delle vocali, il canto si libra in volo, proprio come gli uccelli della seconda parte dell’aria. “Stridono lassù” così è aperto e luminoso, e si chiude con un acuto ben riuscito. Veniamo a Dvořák, con “Měsíčku na nebi hlubokém”, il canto di Rusalka alla luna, che Rebeka rende con un bel suono caldo e levigato nelle mezze voci che ha anche il pregio – non banale in un’incisione discografica – di ben integrarsi con le suadenti sonorità orchestrali. Sicuramente è questa la traccia che merita la palma per la miglior interpretazione nell’album. A seguire, un altro irrinunciabile brano del repertorio pucciniano: “O mio babbino caro”, certamente eseguito correttamente ma un po’ senz’anima, prima di concludere con “Ebben! Ne andrò lontana”. Qui è da apprezzare sicuramente il tono elegiaco reso con delle belle mezze voci.

In conclusione, si tratta di un disco piacevole all’ascolto, ma una compilation di arie in gran parte arcinote, e che non mancano di incisioni discografiche, non è sicuramente la più importante novità discografica della stagione. Le qualità vocali di Marina Rebeka sono indubbie, e la direzione di Marco Boemi è centrata, senza esagerazioni di sorta. E se alcune interpretazioni sono sicuramente da lodare, altre sono un po’ anonime, e non si può dire che questo CD sia imperdibile.

Resta comunque interessante il fatto che Marina Rebeka abbia voluto misurarsi con questo repertorio da lei poco frequentato finora. Resta quindi la questione: è pronta ad affrontare i ruoli qui presentati in antologia anche in scena? Per quanto non basti un disco per affermarlo, dall’ascolto si può dire che i momenti di maggior respiro musicale sono certamente convincenti, ma che lasciano ancora un po’ a desiderare il declamato, specie nel registro più grave, e una dizione italiana a volte un po’ impacciata, sbavature che possono ancora costituire un problema nei lunghi dialoghi che il repertorio post-verdiano spesso riserva alle protagoniste delle opere.

ESSENCE
Arie di Puccini, Boito, Cilea, Čajkovskij,
Giordano, Leoncavallo, Dvořák e Catalani

Soprano Marina Rebeka
Orchestra dell’Opera di Breslavia
direttore Marco Boemi

Etichetta: Prima Classic
Formato: CD
Registrazione effettuata presso l’Opera di Breslavia, Polonia
nel mese di agosto 2021

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