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Busseto, Teatro Verdi – Gala verdiano diretto da Riccardo Muti

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Il ritorno a Busseto di Riccardo Muti, dal 1997 cittadino onorario del paese d’origine di Giuseppe Verdi, è stato un trionfo annunciato. Come noto, il concerto è stato voluto dal maestro e dal Ravenna Festival al fine di sensibilizzare in merito alla situazione di Villa Verdi a Sant’Agata, nelle vicine terre piacentine, messa in vendita dagli eredi del compositore. Proprio il giorno prima del concerto, il ministro della cultura Gennaro Sangiuliano ha annunciato l’esproprio per pubblica utilità della villa da parte dello Stato, al fine di farne un museo.

Muti, in gran forma, ha diretto la “sua” Orchestra Giovanile Luigi Cherubini, con il Coro del Teatro Municipale di Piacenza guidato da Corrado Casati, in un programma interamente verdiano. Il gesto preciso, la capacità di sostenere in modo impeccabile il canto, il controllo assoluto di ogni sezione dell’orchestra – alla quale Muti chiede sforzi notevolissimi – hanno sortito una serata ad alto tasso di tensione emotiva. L’abbandono melodico e il ripiegamento lirico hanno fatto da contrappunto a uno slancio ritmico e una vibrante incisività nelle pagine più vigorose, senza mai scadere nell’effetto, ma sempre nel segno di una logica teatralissima e avvincente.

Impetuosa la narrazione impressa alla Sinfonia da La forza del destino, dal suono pieno, compatto, ricco di vibrazioni, che viene come ferito da uno slancio lirico allucinato. Nel Finale dell’Atto I di Macbeth, collocato a fine concerto ed eseguito con la partecipazione di molti solisti (tra loro, anche Riccardo Rados e Vittoria Magnarello), Muti ha saputo restituire perfettamente il senso della nobile, aulica oratoria verdiana sbalzando contrasti dinamici secondo una dialettica di deflagrante portata teatrale e drammatica. Con tutto ciò, il fraseggio orchestrale è sempre ricco, frastagliato, e la necessaria puntigliosità nell’attenzione ai segni espressivi si salda a una potente visione d’insieme. Certamente, nella resa complessiva di questa pagina ha offerto un contributo importante il coro, capace di passare dalla sonorità più eterea a quella più corrusca mantenendo sempre un amalgama privo di sbavature e un timbro intenso e corposo.

Tanti, dicevamo, i solisti. Riccardo Zanellato ha offerto il suo timbro ampio e scuro a un Fiesco dal fraseggio scultoreo e magniloquente, nonché a un Filippo II di personalissimo spessore, ove la finezza espressiva si sposa a una morbidezza di canto d’alta scuola (strepitosa, per inciso, l’introduzione orchestrale). Juliana Grigoryan si è fatta apprezzare per la consistenza timbrica preziosa nei centri e nei gravi, l’accento trepidante e l’elegiaca pateticità de “La Vergine degli angeli”, mentre in “Pace, mio Dio” ha acceso il fraseggio di sottile sensualità. Giovanni Sala affronta con timbro fresco e studiati chiaroscuri “Ah sì, ben mio” da Il trovatore, offrendo il ritratto di un giovane poeta innamorato, per poi trovare accenti più struggenti nell’aria “Ah, la paterna mano” da Macbeth. Elisa Balbo distilla con commossa e austera dolcezza l'”Ave Maria” da Otello, Isabel De Paoli esegue invece con accento rattenuto ed espressivo “Stride la vampa” sulla implacabile e sempre pulsante andatura ritmica impressa dal direttore. Luca Micheletti torna a mostrarsi cantante attore di primo livello: grande fraseggiatore, è un Macbeth cupo, introverso e tormentato, costruito con un fraseggio sottile, articolatissimo. Nel “Credo” di Jago da Otello replica con ancor più scavo espressivo quanto fatto nelle recenti recite piacentine, sostenuto – quasi superfluo scriverlo – da un’orchestra strepitosa, sfondo non secondario al rilievo massimo conferito alla parola e al suo peso drammatico. Resta Rosa Feola, la cui eccellente musicalità e commovente dolcezza d’accenti conferiscono poetico incantamento a quella che forse è la più bella aria scritta da Verdi per voce sopranile: “D’amor sull’ali rosee” da Il trovatore. Le stesse caratteristiche si ritrovano in “Arrigo! Ah parli a un core” da I vespri siciliani, dal legato purissimo.
Alla fine, vivissimo successo per tutti, con insistite richieste di bis, purtroppo non accontentate. Muti ha assicurato che tornerà a Busseto e dirigerà “Va’ pensiero”, del quale ha spiegato la natura di canto sommesso e commosso, dunque “non adatto a essere inno nazionale”.

Ravenna Festival
GALA VERDIANO A BUSSETO
Musiche da: La forza del destino, Simon Boccanegra, Il trovatore,
Macbeth, Otello, Don Carlo, I Vespri siciliani

Con: Elisa Balbo, Isabel De Paoli, Rosa Feola,
Juliana Grigoryan, Vittoria Magnarello, Luca Micheletti,
Riccardo Rados, Giovanni Sala, Riccardo Zanellato

Orchestra Giovanile Luigi Cherubini
Direttore Riccardo Muti
Coro del Teatro Municipale di Piacenza
Maestro del coro Corrado Casati
Maestro di sala Davide Cavalli

Busseto, Teatro Verdi, 23 dicembre 2023

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