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Bergamo, Donizetti Opera 2023 – Alfredo il Grande

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Il progetto #donizetti200, che consiste nel rappresentare in ogni edizione del Festival Donizetti un’opera composta dall’illustre bergamasco nello stesso anno, ma due secoli prima, porta in dote alla kermesse di quest’anno Alfredo il Grande. Si tratta della prima ripresa moderna del titolo con il quale il ventiseienne compositore debuttò, nel 1823, sul prestigioso palco del Teatro San Carlo di Napoli. Il libretto si deve all’abate Andrea Leone Tottola, già librettista di molti lavori rossiniani, che riprende quello scritto a Roma, cinque anni prima, da Bartolomeo Merelli (il futuro impresario che commissionerà Nabucco a Verdi) per Giovanni Simone Mayr, l’amatissimo maestro di Donizetti. Protagonista fu il celebre baritenore, anche lui bergamasco, Andrea Nozzari, a capo di una prestigiosa compagnia di canto. Nonostante ciò, l’opera non ebbe successo e fu presto dimenticata. Quali le motivazioni?

Certamente, un primo motivo di debolezza è costituito dal libretto, di fatto inconsistente sotto il profilo drammaturgico. L’intreccio racconta la storia di un sovrano fondamentale della storia inglese, vissuto nel IX secolo: studioso, intellettuale, condottiero, addirittura santo, Alfredo fu colui che mise mano al primo codice di leggi della nazione e fece compilare il primo libro di storia inglese, le “Cronache anglosassoni”. Tottola si concentra sull’episodio della sconfitta subita dai danesi per mano di Alfredo nella battaglia di Ethandum (878), dopo la quale il sovrano fece un gesto di grande lungimiranza: offrì un territorio ai vinti, a patto che si convertissero al Cristianesimo.

Alfredo il Grande è un’opera di formazione, generosa sul fronte melodico ma diseguale nella scrittura, con momenti piuttosto convenzionali e altri dove invece si fa spazio una certa originalità. Come ad esempio accade con la presenza di una banda in palcoscenico, per la quale il compositore in persona scrisse la musica (all’epoca, questa incombenza era spesso demandata a collaboratori). Nella partitura predominano tre “colori”: il bucolico pastorale, il marziale e il sentimentale. Prendono consistenza in pagine dove spesso è evidente il rimando al modello rossiniano, ma declinato già secondo un peculiare sensibilità che potremmo definire “padana”.

La nitida scrittura orchestrale ha trovato degna restituzione nella lettura di Corrado Rovaris, caratterizzata da tenuta ritmica precisa, da vivacità e varietà di colori e da una duttile articolazione dinamica. Scrupoloso, poi, l’accompagnamento sia al canto che al recitativo.

Ottimo, nel complesso, il cast. A cominciare da Antonino Siragusa, protagonista solido nel canto e sicuro nella presenza scenica, che conferma una volta di più quanto la sua voce – per linea, gusto ed espressività, sia nei recitativi che nella coloratura – sia perfetta per il repertorio italiano di inizio Ottocento. Lo stesso dicasi di Gilda Fiume, impegnata con esiti pregevolissimi nel ruolo della regina inglese Amalia, caratterizzato da una difficile scrittura virtuosistica risolta con classe e proprietà stilistica. La voce è ampia, di bel colore chiaro, l’accento sempre incisivo, la musicalità eccellente. Notevoli pure le voci gravi. Anzitutto, il bravissimo Lodovico Filippo Ravizza nella parte del generale inglese Eduardo (voce davvero interessante, la sua, per ampiezza, morbidezza e legato). Allo stesso modo, ha brillato il basso Adolfo Corrado nel ruolo del nemico danese Atkins, dotato di uno strumento capace di una linea morbida e fluida, valorizzata da un bel gioco di chiaroscuri. Valeria Girardello mette a servizio del ruolo di Enrichetta la sapienza acquisita con la frequentazione di ruoli rossiniani. Bene figurano pure gli altri interpreti: la brillante Floriana Cicìo (Margherita), il validissimo Antonio Gares (Guglielmo), l’apprezzabile Andrés Agudelo (Rivers).

La regia sobria ed essenziale di Stefano Simone Pintor fa leva sull’impianto scenico di Gregorio Zurla, ovvero un grande libro che di fatto occupa tutto il palco e che rimanda da un lato al profilo intellettuale del sovrano, dall’altro al valore della cultura come baluardo di resistenza ad ogni guerra e violenza. Un collegamento con l’attualità si coglie nelle immagini dell’assalto a Capitol Hill del gennaio 2021, con il manifestante vestito proprio da vichingo, coperto di pelli e con in testa un elmo con le corna. Sono questi i tratti distintivi dei costumi di Giada Masi per i personaggi che li indossano sopra abiti da sera, come a marcare sempre la distanza tra finzione e realtà. Lo stesso coro – l’ottima compagine della Radio Ungherese, diretta da Zoltán Pad – si presenta in scena vestito come in concerto, leggendo la musica su uno spartito che esternamente riproduce la bandiera inglese o quella danese. Encomiabile il lavoro della light designer Fiammetta Baldiserri e del video designer Virginio Levrio.
Alla fine, vivo successo per tutti.

Donizetti Opera 2023
ALFREDO IL GRANDE
Dramma per musica di Andrea Leone Tottola
Musica di Gaetano Donizetti
Prima esecuzione: Napoli, Real Teatro di San Carlo, 2 luglio 1823
Edizione critica a cura di Edoardo Cavalli
© Fondazione Teatro Donizetti

Progetto #donizetti200

Alfredo Antonino Siragusa
Amalia Gilda Fiume
Eduardo Lodovico Filippo Ravizza
Atkins Adolfo Corrado
Enrichetta Valeria Girardello
Margherita Floriana Cicìo*
Guglielmo Antonio Gares
Rivers Andrés Agudelo
*Allieva della Bottega Donizetti

Orchestra Donizetti Opera
Direttore Corrado Rovaris
Coro della Radio Ungherese
Maestro del coro Zoltán Pad
Regia Stefano Simone Pintor
Scene Gregorio Zurla
Costumi Giada Masi
Light designer Fiammetta Baldiserri
Video designer Virginio Levrio
Assistente regia Veronica Bolognani

Nuova produzione della Fondazione Teatro Donizetti
Bergamo, Teatro Donizetti, 19 novembre 2023

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