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Vicenza in Lirica 2022 – Don Giovanni

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Metamorfosi di un capolavoro inafferrabile. Don Giovanni di Mozart non è solo una delle creazioni più alte del genio di Salisburgo, ma incarna anche uno dei pochi archetipi (forse l’unico, insieme a Faust) prodotto dalla modernità. Ogni sua nuova messa in scena, più di altri titoli, suscita riflessioni, interrogativi, offre prospettive inedite. Soprattutto se, come nel caso dell’allestimento di Vicenza in Lirica, l’insieme degli addendi – per dirla con la matematica – genera un risultato superiore a quello atteso.

La linea del Festival diretto da Andrea Castello è da sempre di puntare sui giovani: anche in questo caso, la maggior parte degli interpreti sono ragazzi selezionati attraverso il Concorso “Tullio Serafin”, promosso con la collaborazione di diversi importanti teatri. Giovani, dunque, alcuni dei quali al debutto nei rispettivi ruoli, ma tutti portatori di una passione e di un impegno che hanno sortito l’effetto di una recita ricca di emozioni (ben superiore, nell’esito, rispetto alla semplice somma degli addendi).

L’impareggiabile cornice costituita dal Teatro Olimpico, scenografia griffata Palladio/ Scamozzi, non consente grandi disegni registici e Marina Bianchi (con la sua giovanissima assistente Anna Perrotta) sceglie la linea della sobrietà, puntando sull’espressività gestuale e mimica dei cantanti, e sulla vivace presenza di cinque bravi mimi. I personaggi sono abbigliati con la consueta eleganza da Leila Fteita, fantasiosa costumista, che si occupa anche dei pochi elementi scenici, mentre le belle luci vedono all’opera Cecilia Tacconi. Il bianco è il colore prevalente – in perfetto accordo con il fondale cinquecentesco – ma le maschere a fine primo atto indossano un mantello di un rosso vivo; don Giovanni invece, nel secondo atto, quando scambia il suo abito con Leporello, veste di nero. Come il suo animo, non di semplice seduttore, ma di uomo in costante sfida con il divino (tale è la natura più profonda del “cavaliere estremamente licenzioso”, da Tirso de Molina in poi).

Francesco Samuele Venuti, venticinquenne al debutto, seduttore però lo è: per l’innegabile physique dû rôle, per la disinvoltura con cui si muove, per una certa qual ombra di sinistra supponenza che infonde al suo canto, soprattutto nei recitativi e nei momenti ove emerge la spavalderia cavalleresca. La voce ha un bel colore scuro, è omogenea e ben timbrata; l’interprete, già molto interessante, ha certamente margini di ulteriore crescita. Un ragazzo da tenere d’occhio, insomma. Come il suo alter ego, il Leporello di Giacomo Nanni, chiamato a due giorni dalla prima a sostituire un collega indisposto. Debutto anche per lui, dunque, e felice debutto: Nanni esibisce una naturale empatia con il pubblico e si fa apprezzare per la facilità con cui tiene la scena. Il canto è sempre controllato, ben sostenuto dal fiato, con un colore più chiaro rispetto al protagonista ma proprio per questo a lui perfettamente complementare.
Notevole il materiale vocale delle due primedonne: Yuliya Pogrebnyak (donna Anna), timbro chiaro e nobile portamento, ha grande musicalità; Marily Santoro, donna Elvira di tornita morbidezza e intensa espressività, è prodiga di sfumature. Brillante e maliziosa la Zerlina di Sabrina Sanza, civettuola quanto basta per tenere a bada il Masetto di rustica comunicativa, molto adatta al personaggio, di Gianluca Andreacchi. Molto bene ha fatto Massimo Frigato nei panni di un don Ottavio nobilmente elegante, dalla voce chiara e duttile, utilizzata con squisita sensibilità. Ottimo il Commendatore di Enrico Rinaldo.

Edmondo Mosé Savio, alla guida dell’Orchestra dei Colli Morenici, sceglie un approccio scattante, con sonorità incisive che conferiscono un bel passo teatrale alla narrazione, senza per questo sacrificare la libertà del canto. Apprezzabile il contributo offerto dal Coro Voc’è diretto da Alberto Spadarotto.
Vivissimo successo di pubblico per una recita dove era palpabile l’emozione dei protagonisti, ma pure il loro desiderio di dare il massimo per servire al meglio il genio di Mozart. Che ringrazia.

Vicenza in Lirica 2022
DON GIOVANNI
Dramma giocoso in due atti, K 527
Libretto di Lorenzo Da Ponte
Musica di Wolfgang Amadeus Mozart

Don Giovanni Francesco Samuele Venuti
Il Commendatore Enrico Rinaldo
Donna Anna Yuliya Pogrebnyak
Don Ottavio Massimo Frigato
Donna Elvira Marily Santoro
Leporello Giaocmo Nanni
Masetto Gianluca Andreacchi
Zerlina Sabrina Sanza
Mimi Rebecca Sisti, Luca Rossi, Giambattista Ferro,
Emmanuele Ottaviani, Elia Perrotta

Orchestra dei Colli Morenici
Coro Voc’è, Laboratorio corale classico
Direttore Edmondo Mosè Savio
Maestro del coro Alberto Spadarotto
Regia Marina Bianchi
Assistente alla regia Anna Perrotta
Scene e costumi Leila Fteita
Sarta Kyda Pozza
Maestro alle luci Cecilia Tacconi
Trucco Rosanna Carollo
Parrucco GB parrucchieri

Vicenza, Teatro Olimpico, 8 settembre 2022

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