1

Verona, Arena Opera Festival 2022 – Aida

Anche per Aida, secondo titolo dell’Arena Opera Festival 2022, viene ripreso un allestimento firmato Franco Zeffirelli. Uno spettacolo nato nel 2002, ripreso più volte e divenuto ormai un caposaldo dell’edonismo visivo areniano, nel quale il regista e scenografo fiorentino consegna il capolavoro di Verdi a una figuratività prorompente e a una dimensione grandoperistica sui generis. Zeffirelli si prodiga infatti in un dispendio di costumi (Anna Anni), insegne, ori, stendardi colorati e comparse, in linea con i barocchismi delle sue messinscene più tipiche. Un Egitto rutilante e totalmente inventato, estraneo alla filologia e alle nostalgie storico archeologiche.

La concezione di base è un grandioso elemento geometrico semovente, in grado di offrire tecnologica spettacolarità: una piramide circondata da quattro idoli colossali e 14 sfingi, realizzata con tubi di metallo dorato, lamine di rame e d’argento. Ruotando su se stessa, scopre ambienti diversi (la reggia, il tempio, l’aula di giudizio), in una mescolanza di astrazione e realismo, di suggestioni arcaiche e futuribili. Senza dubbio, il monumentale impianto scenico, armoniosamente integrato nello spazio architettonico dell’anfiteatro, è la componente più riuscita della produzione.
Il punto è che la regia, molto tradizionale come in tutti gli allestimenti di Zeffirelli, viene condizionata proprio da questa struttura che, impedendo l’azione in profondità, consente solo generici movimenti geometrici delle masse: da destra a sinistra e viceversa. Di conseguenza la tendenza all’accumulo è a tratti eccessiva e sconfina in un gusto figurativo da kolossal cinematografico anni Cinquanta. È anche vero, però, che quanto si vede è sempre in sintonia con i colori e le atmosfere evocati dalla musica. E quando l’opera si fa intimista e vengono in primo piano i confronti personali e passionali fra i personaggi, la regia e i calibrati giochi di luce si rivelano esemplari, suggestivi. Per quanto questa ripresa non sia troppo accurata, l’effetto è sempre garantito, al pari del consenso del pubblico.

Sul podio ritroviamo Daniel Oren, un punto di riferimento ormai storico per le Aide veronesi. Il maestro israeliano conosce a menadito sia l’opera che lo spazio areniano, dove solitamente riesce a far valere senza problemi la sua concezione di Aida come affresco multiforme, realizzato attraverso una direzione composita e accentuata nei contrasti dinamici e cromatici, attenta alla forza del dramma come al versante lirico e lunare. In questa occasione, tuttavia, non tutto va per il verso giusto: si notano discontinuità nei tempi, improvvise accelerazioni, sparsi scollamenti col palcoscenico e, soprattutto, si intuisce un lavoro di concertazione poco approfondito con le voci. Nel cast ognuno fa quello che può e i risultati, in qualche caso, sono imbarazzanti.

Nelle vesti di Aida, Liudmyla Monastyrska può contare su una importante vocalità da lirico-spinto, capace all’occorrenza di piegarsi a pianissimi e sfumature interessanti. Nondimeno, la sua definizione del personaggio risulta sfocata e incerta: il fraseggio generico, gli accenti poco incisivi, la dizione parecchio confusa e l’impaccio scenico concorrono a dare la sensazione di una sostanziale inerzia espressiva.
Decisamente non in serata Murat Karahan. Quasi irriconoscibile rispetto ad altre apprezzate prove areniane, il tenore delinea un Radamès sbiadito, schiarito nei centri e, per quanto gli acuti risultino sempre sicuri, in difetto di eroicità e spessore drammatico. Relativamente meglio vanno le cose sul versante lirico, ma anche qui l’interprete manca di calore e vero abbandono. Pure nel suo caso, inoltre, la dizione lascia a desiderare.
A dirla tutta, nessuno nel cast ha una reale dimestichezza con la “parola scenica” verdiana, con l’eccezione forse del glorioso Ferruccio Furlanetto che, però, tratteggia un Ramfis vocalmente dissestato. Più attendibile, nel complesso, la prova di Ekaterina Semenchuk. Al netto di sparse emissioni intubate nei gravi e di qualche forzatura in acuto, la sua Amneris vanta una buona tenuta vocale, un bel temperamento e un fraseggio vario che conferiscono giusto risalto sia alle roventi declamazioni, sia ai momenti in cui deve vibrare la corda sentimentale.
Roman Burdenko è un Amonasro di indubbio impatto per timbro e spessore sonoro, centrato anche sotto il profilo espressivo, per quanto nel terzo atto sia incline a qualche effetto di tipo veristico. Autorevole sia sul piano vocale che scenico il Re di Sava Vemić. Puntuale il Messaggero di Carlo Bosi, funzionale la Sacerdotessa di Francesca Maionchi. Pur nell’insieme apprezzabile, il coro brilla meno che in altre occasioni. Non lasciano il segno nemmeno i solisti impegnati nelle coreografie (bruttine) di Vladimir Vasiliev. [Rating:2.5/5]

Arena Opera Festival 2022
AIDA
Opera in quattro atti
Libretto di Antonio Ghislanzoni
Musica di Giuseppe Verdi

Il Re Sava Vemić
Amneris Ekaterina Semenchuk
Aida Liudmyla Monastyrska
Radamès Murat Karahan
Ramfis Ferruccio Furlanetto
Amonasro Roman Burdenko
Un messaggero Carlo Bosi
Sacerdotessa Francesca Maionchi
Primi ballerini Ana Sofia Scheller,
Fernando Montano, Ekaterina Olenik

Orchestra, Coro, Corpo di ballo e Tecnici dell’Arena di Verona
Direttore Daniel Oren
Maestro del coro Ulisse Trabacchin
Regia e scene Franco Zeffirelli
Costumi Anna Anni
Coreografia Vladimir Vasiliev
Coordinatore del Corpo di Ballo Gaetano Petrosino
Allestimento Fondazione Arena di Verona

Verona, 18 giugno 2022