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Udine, Teatro Nuovo Giovanni da Udine – Le nozze di Figaro

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La città di Udine è, forse, maggiormente nota per la storia della sua industria, che l’ha resa per decenni un modello esemplare di imprenditorialità e un’eccellenza nel settore vitivinicolo, dell’arredamento e del turismo, che per il suo passato teatrale e, nello specifico, musicale. Pure, negli ultimi venticinque anni il Teatro Nuovo Giovanni da Udine si è ritagliato uno spazio importante non solo fra le stagioni regionali, ma, considerata la posizione strategica del comune, fra quelle internazionali, richiamando da subito nomi di assoluto prestigio. Se il primo ricordo di chi scrive è legato ad un’esecuzione scenica di una selezione da Così fan tutte diretto da Claudio Abbado, allora vincitore del premio Nonino, in questi primi venticinque anni di attività, numerosi sono i musicisti e i complessi che si sono esibiti nella magnifica sala da circa 1200 posti: Muti, Harnoncourt, Gergiev, Metha, Harding, l’Orchestra Filarmonica della Scala, l’Orchestra Filarmonica di San Pietroburgo, Martha Argerich, Yuja Wang, Victoria Mullova; solo per citarne alcuni che la memoria mi ripresenta. Se guardiamo al melodramma, il Teatro si è invece mosso con maggiore prudenza, in sordina si direbbe, limitandosi a collaborazioni con il Teatro Verdi di Trieste di cui ha ospitato alcune produzioni.

Le nozze di Figaro di Wolfgang Amadeus Mozart, titolo che da molto tempo mancava dai palcoscenici del Friuli-Venezia Giulia, interamente prodotto dal Giovanni da Udine e andato in scena il 13 febbraio, sembra pertanto annunciare non solo una nuova strada, ma fa benissimo sperare per il futuro del panorama operistico del Nord Est, se si guarda all’esito della serata. La carta vincente è stata aver messo a frutto proprio quelle caratteristiche che si è cercato qui riassumere: industriosità, volontà di ritagliarsi uno spazio nella vita culturale regionale e capacità di richiamare musicisti di solida tradizione e preparazione: se si scorre la locandina, tutto ciò risulta evidente, ad esempio, dallo spazio dato, fra i molti che hanno contribuito, ai maestri collaboratori del Conservatorio di Musica Giuseppe Tartini e agli allievi del progetto PCTO 2022 dell’I.S.I.S. Malignani; si è costruita una solida rete sfruttando i punti di forza del territorio.

Fra i primi artefici del successo dell’iniziativa, il maestro Marco Feruglio, che dall’Orchestra di Padova e del Veneto trae il meglio, ottenendo un buon equilibrio fra le varie sezioni di strumenti, e un suono lieve che non rinuncia tuttavia a sonorità piene e robuste. Stacca tempi, che senza abdicare a un fraseggio curato e allo scavo psicologico della linea melodica, non rallentano il folle ritmo di questa giornata mozartiana, tutta inganni ed equivoci.

Ivan Stefanutti regista, scenografo e costumista, lo asseconda con il supporto delle belle luci di Claudio Schmid, l’aiuto di Filippo Tadolini alla regia e scenografia e di Stefano Nicolao ai costumi, e realizza uno spettacolo raffinato, intelligente che affonda le proprie radici nella tradizione, senza declinare, tuttavia, l’invito a ridisegnare dei personaggi guardano al nostro mondo. La sua regia ha la lieve profondità del testo di Da Ponte e della musica del Genio salisburghese, coniuga spontaneità e profonda conoscenza del teatro, gestisce perfettamente i tempi scenici coniugandoli con quelli della partitura. Le scene costruite con pochi elementi – quattro porte fisse alle quinte laterali, mentre il fondale cambia nel corso dei quattro atti: un mobile per la biancheria, un letto, un salottino, un gazebo ricoperto di foglie dietro cui si staglia una luna piena – colgono ciò che dell’ambiente è essenziale all’azione, armonizzandolo con il gusto del colore che contraddistingue le sue produzioni. Nel gioco scenico pensato da Stefanutti emerge con quasi inaspettata naturalezza un elemento di grande attualità insito nel libretto e che riequilibra gli accenti marcatamente misogini di un’epoca al riguardo contraddittoria come quella dei lumi: dalle sue simmetriche, mai scontate, disposizioni dei personaggi nello spazio, dalla gestualità che crea per essi e per Susanna in particolare, il personaggio di quest’ultima assume i tratti che ne fanno il contraltare di quella antichissima tradizione del servus currens che ha in Figaro il suo epigono. Sono proprio quelli gli anni in cui si affermano i primi timidi tentativi di imbastire un discorso sul riconoscimento del ruolo della donna nella società: più che i caratteri rivoluzionari che il sovrano francese Luigi XVI avrebbe ravvisato già nel Figaro di Beaumarchais, qui a risaltare è la rivoluzione di Susanna, la cui astuzia assume tratti moderni ergendosi quasi al livello di Figaro, il servo ingegnoso, da sempre alter ego del drammaturgo; a guardare questa Susanna che incarna il primo tentativo della donna di ritagliarsi il suo spazio di diritti, il pensiero, sul piano della Storia, è pertanto tentato di correre alla “Dichiarazione dei Diritti della donna e della cittadina” di Olympe de Gouges che avrebbe visto la luce cinque anni dopo la prima del capolavoro mozartiano.

Il cast radunato per questo evento si contraddistingue per l’omogeneità del livello dei singoli artisti. Markus Werba è un Figaro musicalmente e scenicamente inappuntabile: bel timbro baritonale scuro, vanta una ricchezza di accenti che non va mai a discapito nella linea musicale; brioso, sornione, garbato beffeggiatore, tratteggia un personaggio a tutto tondo, maturo e umanissimo. Nel ruolo di Susanna Anna Prohaska si fa apprezzare per il suo timbro luminoso, l’elegante elasticità del fraseggio, oltre che per l’interpretazione vivace e arguta che non trascende mai la misura. Ottima anche la coppia di Almaviva: nobile nel portamento e nell’emissione, Anett Fritsch disegna una contessa intrisa di malinconia anche nei momenti in cui si lascia coinvolgere dagli intrighi di Susanna e Figaro; convince appieno nelle sue arie, in particolare “Dove sono i bei momenti” che si segnala per il contegnoso rimpianto di una giovinezza innamorata che musicalmente dovrà aspettare un altro genio, quello di Rossini, per essere rivelata. Andrei Bondarenko ha un bel timbro ricco di armonici, meno brunito e graffiante di quello di Werba di cui è il perfetto contraltare; bel controllo del suo strumento vocale, disegna un Conte sobrio, credibile nel suo contegno di uomo annoiato dal matrimonio. Perno dell’azione è Cherubino interpretato da Serena Malfi che fa sfoggio di un corposo timbro di mezzosoprano, omogeneo in tutta l’estensione, morbido nell’emissione: affronta le celeberrime pagine a lei riservate con buone dinamiche che restituiscono tutta l’ambiguità e il fascino di un personaggio variegato quanto l’età di passaggio in cui è colto. Maurizio Muraro è un Don Bartolo sopraffino, spassoso senza mai scadere in effetti esteriori o volgari, tanto nella recitazione che nel canto. Timbro di autentico basso, offre una prestazione che ne fa il degno erede di una lunga e preziosa tradizione di buffi. Perfetta nella parte di Marcellina anche Alessia Nadin, voce dotata di un bel timbro che avremmo voluto ascoltare nell’aria “Il capro e la capretta” tagliata come prassi. Completavano degnissimamente il cast di ottimo livello Federico Lepre, adulatorio e untuoso nel doppio ruolo di Don Basilio e Don Curzio, Marcos Fink, spassosissimo Antonio, la brava Giulia Della Peruta che riconferma le sue doti nel ruolo di Barbarina e Kamilla Karginova e Fabiana Polli che prestano voce a due giovani. Positive anche le prove del Coro del Friuli Venezia Giulia diretto dal Maestro Cristiano Dell’Oste e del Maestro Silvano Zabeo, imprescindibile al fortepiano.
Festosi applausi del numeroso pubblico che ha riempito tutti gli ordini del Teatro e numerose chiamate degli artisti tutti al proscenio hanno salutato una prova brillante e una produzione che ha l’unico difetto di non prevedere, speriamo solo al momento, repliche.

Teatro Nuovo Giovanni da Udine
LE NOZZE DI FIGARO
Libretto di Lorenzo Da Ponte
Musica di Wolfgang Amadeus Mozart

Figaro Markus Werba
Susanna Anna Prohaska
Il Conte di Almaviva Andrei Bondarenko
La Contessa di Almaviva Anett Fritsch
Cherubino Serena Malfi
Don Bartolo Maurizio Muraro
Marcellina Alessia Nadin
Don Basilio/ Don Curzio Federico Lepre
Antonio Marcos Fink
Barbarina Giulia Della Peruta
Due giovani Kamilla Karginova, Fabiana Polli

Orchestra di Padova e del Veneto
Coro del Friuli Venezia Giulia
Direttore Marco Feruglio
Maestro del coro Cristiano Dell’Oste
Maestro al fortepiano Silvano Zabeo

Regia, scene e costumi Ivan Stefanutti
Luci Claudio Schmid
Assistente alla regia e scenografia Filippo Tadolini
Assistente ai costumi Stefano Nicolao
Costumi Nicolao Atelier (Venezia)
Scene L’Atelier di Elio
Maestri collaboratori Conservatorio di Musica “Giuseppe Tartini” – Trieste,
Conservatorio di Musica “Jacopo Tomadini” – Udine

Udine, 13 febbraio 2022

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