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Tosti: le liriche sui testi di D’Annunzio – Michele Pertusi, basso (Tactus CD)

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L’etichetta Tactus pubblica un doppio CD dedicato alle romanze da salotto di Francesco Paolo Tosti (Ortona 1846- Roma 1916) su testi di Gabriele D’Annunzio, con cui il compositore abruzzese strinse non solo una duratura amicizia, ma anche un lungo e proficuo sodalizio artistico dal 1880 al 1916. A dare voce a queste liriche, parte di una ben più ampia produzione di circa 500 romanze, il basso parmense Michele Pertusi accompagnato al pianoforte dal maestro Raffaele Cortesi.

Con le sue romanze Tosti ha raggiunto in vita un’enorme fama, non solo nei salotti europei, ma anche nei borghi italiani dove le principali melodie del compositore, grazie alla loro immediatezza e in alcuni casi l’ispirazione popolare o persino agreste, si sono diffuse con facilità. Più problematico invece il rapporto con la critica che spesso ha declassato con ferocia e diciamo, con snobismo, la musica da camera di Tosti a motivetti di serie B privi di ogni interesse e adatti solo per frivoli salotti Belle Époque. Ora, la musica di Tosti non è sempre eccelsa a livello compositivo, ma ha un’immediatezza comunicativa e una disarmante eleganza nonostante l’economia dei mezzi impiegati, che quando trova interpreti di valore, diventa puro charme, a simbolo di un’intera epoca. È questo il caso della registrazione in questione. Tra l’altro l’incisione di Pertusi si inserisce in un trend discografico che segnala un rinnovato interesse per questa produzione di romanze e liriche da camera, basti citare alcune incisioni recenti come il CD “Arcano” di Franco Vassallo con Giulio Zappa per Prima Classic e “Songs from far away” per Illiria con Vittorio Prato e Vincenzo Scalera (quest’ultimo dedicato alle canzoni inglesi composte oltremanica). Le romanze su testi di Gabriele D’Annunzio erano state incise tra l’altro dal baritono Renato Bruson nel 1991. Non dimentichiamo poi Carlo Bergonzi che aveva dedicato un’intera incisione a Tosti con l’Orchestra da Camera di Roma. Ben prima dei cantanti citati, le romanze del principe della melodia italiana erano diventate parte del repertorio di famosissimi cantanti del calibro di Caruso, Melba, Scotti e Tetrazzini.

Formatosi in violino e composizione al Conservatorio di San Pietro a Majella di Napoli sotto Saverio Mercadante, Tosti è stato tenore ma soprattutto compositore, nonché tra i maestri di canto più in voga negli ambienti aristocratici europei. Viene scelto dalla Principessa Margherita di Savoia e dopo la sua trasferta londinese, anche dalla regina Vittoria che gli affiderà l’educazione musicale delle figlie Beatrix e Mary. Tra le sue allieve anche le regine di Spagna, Norvegia, Svezia e Romania. A Londra, dove risiederà per circa un trentennio, diventa un’istituzione musicale a servizio della corona e dell’alta società inglese (dopo Vittoria, lavorerà anche sotto re Edoardo VII e Giorgio V), diventando professore alla Royal Academy of Music e nel 1908 verrà anche insignito del titolo di “Sir”, dopo esser divenuto cittadino britannico.
Un compositore atipico per l’epoca che non si cimentò mai con l’opera (evitando in qualche modo la competizione con Puccini e altri compositori della scuola verista) e che invece animò i salotti dove accompagnava egli stesso al pianoforte, talvolta cantando con la sua voce tenorile.

La collaborazione tra Tosti e D’Annunzio, entrambi conterranei d’Abruzzo, si può dividere in due periodi, un primo che va dal 1880 al 1892 e un secondo a seguire dal 1907 al 1916, dopo quindici anni di silenzio. I due si conoscono nel 1880 nell’antico convento francescano di Santa Maria del Gesù a Francavilla al mare in Abruzzo, trasformato in abitazione oltre che cenacolo artistico dal pittore Francesco Paolo Michetti e divenuto punto d’incontro di letterati e artisti. Tosti è già celebre in tutta Europa mentre D’Annunzio è appena diciasettenne. Nasce quindi un rapporto di amicizia e un’alchimia artistica tra paroliere e compositore, anche grazie alla naturale predisposizione del Vate alla musicalità della parola, peraltro poi evidente nella sua produzione letteraria successiva, dove la parola si fa spesso suono.
Sono pagine quelle della collaborazione tra Tosti-D’Annunzio dove si alternano languore, sensualità, pene d’amore, malinconia, sofferenza, amarezza e dolcezza. Le parole stesse di D’Annunzio sulla Tribuna del 1888 ricordano quel binomio artistico strettissimo con l’amico compositore: “Paolo Tosti, quando era in vena, faceva musica per ore e ore, senza stancarsi, obliandosi d’innanzi al pianoforte, talvolta improvvisando, con una foga e con una felicità d’ispirazione veramente singolare…La musica ci aveva chiusi in un circolo magico. Dopo due mesi di quella consuetudine, le nostre sensazioni erano così affinate, che ogni urto della vita esteriore ci affliggeva e ci turbava”.

Veniamo all’interprete. Michele Pertusi, come se ci fosse bisogno di ricordarlo, è un cantante di gran classe che sa sempre plasmare una linea di canto raffinata dove l’emissione morbida e omogenea va di pari passo con un’espressione mai debordante e invece sempre pertinente. La parola italiana scorre nitida con naturalezza e senza forzature. La voce sempre centrata e a suo agio, complice una tessitura che non si spinge troppo in acuto, le mezzevoci morbide e fascinose. Pertusi ha poi il grande pregio di rimanere composto tenendosi alla larga dal sentimentalismo melenso, dalla fastidiosa leziosità o dagli ammiccamenti gigioneschi e caricaturali. Ecco che una musica apparentemente semplice può diventare nobile, come il suo pubblico originario.

Le tracce presenti nel doppio CD sono disposte in ordine cronologico (1880-1916). Il CD n.1 si apre con il primo brano frutto della collaborazione tra i due artisti, “Visione!”, nata pochi mesi dopo il loro incontro e che prevede anche l’accompagnamento del violoncello oltre a quello del pianoforte. La resa di Pertusi è ispirata ed evocativa con un canto dal respiro ampio e dalle dinamiche curate. Il talento interpretativo emerge invece in pagine come “Buon capo” e “Vuol note o banconote” entrambe ben caratterizzate, o in “Vorrei” dal seducente trasporto amoroso.
Nel cd troviamo poi Malinconia, poema di cinque liriche del 1887 e poi il ciclo forse più famoso, ovvero le Quattro Canzoni di Amaranta (1907) dove Amaranta è uno pseudonimo per la contessa Giuseppina Mancini, una delle molte amanti di D’Annunzio con cui la passione sfociò in rottura conducendo la donna alla follia. Pertusi coglie con profondità le pieghe sensuali del testo d’annunziano ma anche l’angoscia e la desolazione di un amore che si fa morte. Particolarmente belle le inflessioni del canto della quarta canzone, “Che dici, o parola del saggio”. Nel cd non poteva mancare A vucchella (Arietta di Posillipo), pagina in dialetto napoletano resa celebre da Caruso e interpretata da Pertusi con caldo lirismo senza eccessi caricaturali.

Il secondo CD si apre con una dolce Ninna nanna e con Non basta più, dall’elegante slancio amoroso, per poi concentrarsi su due cicli di liriche composti nel 1916, anno della scomparsa del compositore nel suo appartamento all’Hotel Excelsior di Roma. Si tratta dei poemetti La sera e Consolazione. In queste composizioni, che sanciscono la fine del sodalizio artistico tra Tosti e D’Annunzio, la parola viene particolarmente esaltata ed è un piacere ascoltare la chiarezza con cui Pertusi articola il testo, impreziosito da suoni chiaroscurati e da eleganti accenti e rubati. Facendo un balzo indietro a livello cronologico, la registrazione si chiude con una pagina in francese del 1882 dal titolo En hamac, a tempo di valzer.

Il pianista Raffaele Cortesi, che ben conosce il repertorio vocale cameristico, fornisce un accompagnamento raffinato che asseconda l’elegante linea di canto di Pertusi. Con discrezione e sensibilità, unite alla leggerezza del tocco e capacità di valorizzare i colori espressivi di questi brevi testi poetici, Cortesi dimostra un’ottima intesa con il proprio compagno di registrazione sia a livello di dinamiche che di fraseggio.

Il doppio CD che comprende 39 tracce per un ascolto di 1 ora e 40 minuti circa è corredato da un testo musicologico firmato da Giuseppe Martini. La copertina rimanda ad atmosfere agresti che furono di chiara ispirazione per Tosti. Nonostante la musica in sé non abbia una estrema varietà per una registrazione così lunga, il fascino della melodia è innegabile nella sua elegante semplicità poetica e, in questo caso, la qualità degli interpreti fa sicuramente la differenza. Pertusi e Cortesi rendono infatti l’ascolto molto piacevole e ben colgono le atmosfere di un’epoca di scambi tra musica e poesia, ma anche tra musica popolare e salotti.

FRANCESCO PAOLO TOSTI – LE LIRICHE SUI TESTI DI D’ANNUNZIO

Michele Pertusi basso
Raffaele Cortesi pianoforte
Etichetta: Tactus
Formato: CD

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