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Stresa Festival 2022 – Sinfonieorchester Basel diretta da Ivor Bolton, violino Akiko Suwanai

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Dopo un’inaugurazione in chiave pasoliniana, con l’esecuzione della Matthäus-Passion di Bach (qui la nostra recensione), lo Stresa Festival punta, in chiusura di kermesse, su di una rassicurante tradizione, proponendo un concerto con, in programma, tre significative pagine del repertorio classico di due fra i massimi compositori. La serata, andata in scena al Palazzo dei Congressi di Stresa, è l’occasione per il debutto, nella prestigiosa manifestazione, della Sinfonieorchester Basel, compagine musicale svizzera fra le più antiche del Paese, fondata nel 1876 e qui guidata dal suo direttore musicale, Ivor Bolton. Filo conduttore dei tre brani è l’affinità con la danza.

In apertura ascoltiamo l’Ouverture dal balletto in tre atti Die Geschöpfe des Prometheus (Le creature di Prometeo) op. 43, musicato da Ludwig van Beethoven. Unica partitura beethoveniana per balletto, Le creature di Prometeo fu commissionata dal coreografo Salvatore Viganò, nipote di Luigi Boccherini e direttore della Ballettcompagnie di Vienna; debuttò al Burgtheater il 28 marzo 1801. Prima di undici Ouvertures drammatiche nate dall’estro del genio di Bonn, da subito la pagina oggi proposta a Stresa fu spesso eseguita nei concerti come pezzo autonomo, a sé stante. Sin dall’inizio, emergono tutte le qualità dell’Orchestra Sinfonica di Basilea: un suono caldo e avvolgente, di consistenza cangiante e vibrante, crepitante e vigoroso specialmente negli strumenti ad arco e a percussione. Dal podio, il maestro inglese dà vita, con gesto ampio e sinuoso, a una lettura luminosa e vibratile, ricca di accenti e atmosfere, cesellata con gusto nei colori senza, però, scadere nel lezioso o nel manierato.

Si prosegue con lo sperimentalismo di Wolfgang Amadeus Mozart, e con il suo Concerto per violino e orchestra n. 5 in la maggiore KV 219, composto a Salisburgo nel 1775 da un Mozart diciannovenne. Come solista si impone la giapponese Akiko Suwanai, la più giovane vincitrice, nel 1990, dell’International Tchaikovsky Competition, a oggi esibitasi sui più prestigiosi palcoscenici, dal Lucerne Festival ai BBC Proms. La violinista nipponica brilla per la solida musicalità, la tecnica di ferro e un virtuosismo funambolico e sferzante, impeccabile e privo di sbavature, di algida bellezza, affrontato con aplomb misurato ed espressività controllata e impassibile. Tali qualità si apprezzano, soprattutto, nell’ultimo movimento (Rondò. Tempo di Minuetto), la cui musica esotica, intrisa di stilemi di sapore turco, proviene dalla partitura del balletto Le gelosie del serraglio, abbozzata ma mai utilizzata nell’opera seria Lucio Silla. Nell’Allegro aperto iniziale il violino di Suwanai offre una melodia distesa e dolce, declinato nel successivo Adagio in una chiave contemplativa di limpido sinfonismo. La solista è accompagnata e sorretta con raffinatezza dal Mozart ovattato, dalle morbide tinte pastello, di Ivor Bolton, dalle sonorità ariose sbalzate con politezza e garbo: un Mozart sfumato e terso, fluido e soffice come la seta, abbellito da preziosismi madreperlacei. Accolta da calorosi e ripetuti applausi, Akiko Suwanai propone anche un bis, la Gigue dalla Partita n. 2 in re minore per violino solo, BWV 1004 di Johann Sebastian Bach, esempio di danza popolare (probabilmente di origini inglesi), resa con spigliata destrezza e con un virtuosismo puntuto, di chirurgica precisione e inappuntabile.

Dopo l’intervallo, sui leggii troviamo un’altra composizione beethoveniana, l’«apoteosi della danza», come fu definita da un giovanissimo Richard Wagner, la Sinfonia n. 7 in la magg. op. 92. Quella di Bolton è una lettura solida, scorrevole e disinvolta, attenta alle dinamiche e ai colori, dall’agogica brillante e spedita, di forte presa sull’ascoltatore. Alla vigoria rilucente e festosa dell’iniziale Poco sostenuto – Vivace, segue un Allegretto rifinito con eleganza. Il successivo Presto è improntato a un andamento sbarazzino e tripudiante, non inficiato da qualche imprecisione negli ottoni e da sparuti suoni perfettibili. Nel conclusivo Allegro con brio, nel quale il maestro inglese adotta con intelligenza dinamiche incalzanti inframmezzate da apprezzabili stacchi e pause, emerge a tuttotondo il clima rutilante, pulsante e brioso che permea la sinfonia, il tutto reso sempre con un suono vellutato.
Serata sold-out e, al termine, festante e prolungato successo da parte di un pubblico, invero, eccessivamente prodigo di applausi (come dimostrato dai battimani dopo l’Allegro aperto mozartiano e tra il primo e il secondo movimento della Settima). Bolton e la Sinfonieorchester Basel si esibiscono anche in un gradito bis, una vera rarità, l’atmosferico Nocturne dalla Shylock Suite op. 57 di Gabriel Fauré, affrontato con delicatezza, intimismo e leggiadre tonalità elegiache.

Stresa Festival 2022
CONCERTO DI CHIUSURA
Musiche di Ludwig van Beethoven e Wolfgang Amadeus Mozart

Sinfonieorchester Basel
Direttore Ivor Bolton
Violino Akiko Suwanai
Stresa, Palazzo dei Congressi, 9 settembre 2022

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