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Stresa Festival 2022 – Passione secondo Matteo

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Cento anni fa, il 5 marzo 1922, nasceva uno degli artisti italiani forse più discussi, tormentati, visionari e divisivi del XX secolo: Pier Paolo Pasolini. Per commemorare questo importante anniversario, fortemente caldeggiato dal suo direttore artistico Mario Brunello, lo Stresa Festival, giunto alla 61ª edizione, ha proposto, in apertura della seconda parte della kermesse dedicata al repertorio classico, una composizione di uno dei musicisti più congeniali al regista, drammaturgo, scrittore e intellettuale nativo di Bologna, Johann Sebastian Bach.

Affascinato sin dagli esordi dalla musica bachiana, a metà anni ’40 Pasolini scrisse un saggio, di natura estetica, dal titolo Studi sullo stile di Bach (limitatamente alle sei sonate per violino solo). Numerose sono, poi, le creazioni di Bach utilizzate come colonna sonora di celebri pellicole pasoliniane. In Accattone troviamo, per esempio, stralci dalla Matthäus-Passion e dal Concerto Brandeburghese n. 2; Il Vangelo secondo Matteo inanella brani dalla Matthäus-Passion, dalla Messa in Si minore BWV 232 e da alcuni concerti; la Pastorale in Fa maggiore BWV 590 è suonata alla fisarmonica in una scena dello scandaloso Salò o le 120 giornate di Sodoma, ultimo film di Pasolini, presentato postumo a Parigi a venti giorni dalla sua brutale morte.

La serata è andata in scena nell’auditorium del Palazzo dei Congressi di Stresa, completamente rinnovato nell’acustica; sui leggii, troviamo una delle partiture caposaldo della musica barocca tedesca, la Passio Domini nostri Jesu Christi secundum Evangelistam Mattheum (Matthäus-Passion) BWV 244, nell’arrangiamento del 2022 per Soli, due Cori, Soprano in ripieno e un’orchestra del musicologo e compositore Dominique Sourisse. La Passione secondo Matteo mancava da Stresa dal 1970; il suo debutto assoluto si ebbe l’11 aprile 1727, Venerdì Santo, nella Thomaskirche di Lipsia. Bisognerà, però, attendere l’epoca romantica, con la rappresentazione berlinese alla Singakademie dell’11 marzo 1829, a opera di Felix Mendelssohn Bartholdy, perché la composizione venga tratta dall’oblio e consegnata nuovamente al patrimonio concertistico della nostra tradizione.

Eseguita integralmente, per circa due ore e tre quarti di musica, la Matthäus-Passion è affidata alla validissima orchestra barocca Accademia dell’Annunciata, fondata nel 2009 presso un convento rinascimentale di Abbiategrasso. Alla guida di giovani e talentuosi musicisti, il maestro Riccardo Doni, con una gestualità incisiva, opta per una lettura incalzante e dinamica, cesellata con politezza, variegando l’agogica dei tempi e i colori. A momenti di tersa dolcezza, quale il coro finale “Wir setzen uns mit Tränen nieder”, simile a una cullante, rasserenante ninnananna di serica bellezza, se ne alternano altri di maggior vigore e penetranza come il processo a Gesù, o altri ancora di accorata meditazione (il celeberrimo coro “Ich will hier bei dir stehen”, ripreso più volte nel corso dell’oratorio e modulato). Doni, che affronta anche gli accompagnamenti al clavicembalo, resi con pungente vitalità, ottiene dall’ensemble un suono crepitante e pulito, lontano dalle sonorità secche e asciutte che caratterizzano molteplici orchestre di musica antica. Tra le prime parti, citiamo almeno il violinista Carlo Lazzaroni, distintosi nell’appassionato accompagnamento dell’aria “Erbarme dich, meine Gott”.

Encomiabili i numerosi interventi dell’Ars Cantica Choir, nato a Milano nel 1988, diretto con precisione, dedizione e trasporto dal maestro Marco Berrini. Vero e proprio co-protagonista della Passione, dialoga con i vari personaggi della narrazione. Tra i brani più significativi e icastici della serata, menzioniamo per esempio “Wenn ich einmal soll scheiden”, intriso di un afflato dolente e cantato quasi a fior di labbra, oppure l’iniziale “Kommt, ihr Töchter, helft mir klagen”, dall’andamento austero e contristato, oppure ancora l’energico “Er ist des Todes schuldig!” (“È reo di morte!”). Amalgamandosi tra di loro con fluidità e naturalezza, la musica dell’Accademia dell’Annunciata e le voci dell’Ars Cantica Choir sbalzano a tuttotondo lo spirito teologico e il forte legame tra umano e divino presenti nella partitura.

In questa lettura inedita e potentemente drammatica del capolavoro bachiano, la parte dell’Evangelista non è interpretata, come da tradizione, da un tenore, ma da un artista poliedrico, multiforme e sfaccettato come il danzatore e cantante partenopeo Vincenzo Capezzuto. Ex solista del Corpo di Ballo del Teatro San Carlo di Napoli, si è esibito con prestigiose compagnie quali l’English National Ballet e Aterballetto di Mauro Bigonzetti; il suo repertorio canoro spazia dalla musica sei e settecentesca (a fianco, soprattutto, dell’ensemble L’Arpeggiata di Christina Pluhar), alla canzone napoletana e al pop. In possesso di una vocalità fresca, assai malleabile e acuta, quasi sopranile ma di difficile definizione, dalla timbrica immacolata e luminosa, dolce come il miele, Capezzuto impersona con convinzione il cantore popolare degli ultimi, dei diseredati, degli umili, in un’esegesi cara alla poetica di Pasolini. L’artista, che canta scalzo e amplificato, non sta fermo come gli altri solisti, ma si muove continuamente spostandosi da un lato all’altro della scena, spesso anche sedendosi o sdraiandosi sui gradini; il suo è un Evangelista schietto e comunicativo, di sapore mediterraneo, che gioca molto su una cocente espressività della recitazione, un fraseggiare saporoso e una gestualità estroversa.

Il baritono cileno Christian Senn è un Jesus dallo strumento vocale di puro smalto, brunito e pastoso, di grana scura, dalla cavata ampia e solido nell’emissione, emerso per una dizione pregnante e scavata nella pietra, l’autorevolezza scenica, l’interpretazione sobria e misurata, l’efficace rifinitezza nel porgere la parola. Musicale, profonda e melodiosa la resa dell’aria “Mache dich, mein Herze, rein”.
Già presente in locandina, e chiamata all’ultimo a sostenere pure la parte (Testis 1) di un’indisposta Sara Mingardo, troviamo la giovanissima Isabella De Massis. In possesso di una voce mezzosopranile nel complesso omogenea, di tinta ambrata e, nell’insieme, di buon peso, chiara e svettante nel registro acuto, ben appoggiata in quello grave, De Massis leviga con eleganza e intensità il fraseggio; convincenti l’attesa aria “Erbarme dich, meine Gott”, il recitativo “Ach, Golgatha, unsel’ges Golgatha” e l’aria con coro “Sehet, Jesus hat die Hand uns zu fassen ausgespannt”. Vocalità avvolgente, morbida nell’emissione e di seducente colore scuro, fresca e sufficientemente profonda, il baritono Giacomo Nanni impersona via via con disinvoltura e signorilità i ruoli di Giuda, Pietro, Caifa, Pilato, grazie anche a una tecnica ferrea, una linea di canto salda e la recitazione controllata. Risolta con musicalità e determinazione l’aria “Gebt mir meinen Jesum wieder!”.
Massimo Lombardi esibisce uno strumento vocale caldo ed esteso, dal metallo tenorile squillante, ben proiettato e sfavillante, emesso con omogeneità, sorretto da una buona tenuta dei fiati e da varietà di accenti. Le arie “Ich will bei meinem Jesu wachen” e “Geduld, wenn mich falsche Zungen” vengono affrontate con vigoria e brillantezza. Il soprano Carlotta Colombo spicca per una voce piena, limpida e melodiosa, garbata e aggraziata nell’emissione, che ha il suo punto di forza in note alte luminose e corpose. Delicata e nitida la resa dell’aria “Aus Liebe will mein Heiland sterben”.
Al termine, festante successo di pubblico, con dieci minuti di prolungati e calorosi applausi per tutti gli interpreti.

 Stresa Festival 2022
PASSIO DOMINI NOSTRI JESU CHRISTI SECUNDUM
EVANGELISTAM MATTHEUM (MATTHÄUS-PASSION) BWV 244
Musica di Johann Sebastian Bach
Arrangiamento per Soli, due Cori, Soprano in ripieno e un’orchestra di Dominique Sourisse (2022)

Evangelista Vincenzo Capezzuto
Jesus Christian Senn
Testis 1/Alto Isabella De Massis
Soprano Carlotta Colombo
Tenore Massimo Lombardi
Basso Giacomo Nanni

Accademia dell’Annunciata
Clavicembalo e direzione musicale Riccardo Doni
Ars Cantica Choir
Direttore del coro Marco Berrini
Stresa, Palazzo dei Congressi, 20 agosto 2022

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