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Rossini & Donizetti: French Bel Canto Arias – Lisette Oropesa, soprano (Pentatone CD)

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Dopo un debutto discografico all’insegna delle arie da concerto mozartiane e una registrazione integrale della  Traviata, il soprano Lisette Oropesa è protagonista, sempre per l’etichetta Pentatone, di un nuovo album dal titolo French Bel Canto Arias. La registrazione comprende una selezione di arie belcantistiche tratte dalle opere francesi di Rossini (Le Siège de Corinthe, Guillaume Tell, Le Comte Ory) e Donizetti (Les martyrs, Lucie de Lammermoor e La fille du régiment), proposte in ordine prevalentemente cronologico secondo un arco temporale che va dal 1826 al 1840. Con questa registrazione, che include arie note ad altre eseguite più di rado, Oropesa coniuga il suo amore per la lingua francese e i compositori belcantistici italiani, che la cantante frequenta spesso, anche se nelle opere del belcanto italiano. Oropesa è accompagnata con grande sintonia e comunione di intenti da Corrado Rovaris, alla guida della Dresdner Philharmonie.

Prima di passare in rassegna le tracce di questo prodotto discografico vanno spese due parole sulla cantante Oropesa, che tra i soprani della sua generazione si sta affermando sempre più come stella del belcanto, capace anche di evolvere e perfezionarsi grazie a un approccio evidentemente serio che cela studio metodico e disciplina. Con il suo timbro chiaro e luminoso e dal vibrato distintivo ma ben controllato, canta con gusto, colore e musicalità spiccata. La linea di canto è curatissima nel legato e la coloratura fluida, precisa e non aspirata, i trilli stretti fino quasi a diventare un tutt’uno con il vibrato. Oropesa controlla bene il suo strumento e canta senza sforzi. Il registro centrale ha poi acquisito tinte scure che le consentono di padroneggiare una buona estensione e una buona palette di colori. Insomma, non è il classico sopranino vuoto al centro, anzi. Qualche sovracuto talvolta assottigliato non impatta su una performance che anche in questa registrazione è di livello molto alto. La dizione francese è poi ottima e si coglie un’attenzione nel dare un senso a ciascuna nota o abbellimento.

Veniamo alle tracce. Si parte con il pesarese, arrivato a Parigi nel 1824, anno in cui assume la direzione del Théâtre-Italien di Parigi. Nel 1826 Rossini, incaricato di comporre una nuova opera per l’Acádemie royale de musique riprende il Maometto II andato in scena a Napoli nel 1820; Luigi Balocchi e Alexandre Soumet ne rifanno il libretto mentre la partitura viene ripensata in modo sostanziale: nasce Le Siège de Corinthe. L’incisione si apre con “Que vais-je devenir” dal secondo atto. Oropesa declama con eleganza il maestoso “Ô patrie, ò patrie infortunée” per poi rendere espressivamente i passaggi più floridi di coloratura con un buon controllo del fiato e senza effetti meccanici. Lega, sfuma e abbellisce con classe il cantabile “Du séjour de la lumière” che termina nella cabaletta con coro “Mais après un long orage” (adattamento di “E d’un trono la speranza” da Maometto II) resa con grande precisione, pulizia e trascinante musicalità. Si conclude con la toccante preghiera “Juste ciel”, che all’inizio non ammalia come dovrebbe, mentre sul finale si apprezza per sensibilità e morbidezza, dove Oropesa sale in acuto salvo poi risolvere con una fluida scala discendente. Sarebbe interessante se Oropesa potesse un giorno affrontare il ruolo di Pamira per intero.

È poi la volta del Guillaume Tell (1829), opera dopo la quale si apre il periodo della “grande rinuncia” in cui Rossini non comporrà più lavori operistici. Oropesa si cimenta con la parte di Mathilde che la cantante americana intende anche debuttare in una produzione per il teatro. È un ruolo, questo, che dopo essere stato interpretato per lungo tempo da voci decisamente più grandi, sta divenendo oggetto di esecuzione da parte di cantanti più leggere, ma specialiste del belcanto. “Sombre forêt” viene cantata con ottimo legato e fluidità, con grandi arcate di fiato e particolare cura della cadenza finale.
Anche se composta e rappresentata un anno prima del Guillaume Tell, spetta a Le Comte Ory (1828) chiudere la rassegna delle arie rossiniane. In “En proie à la tristesse…Céleste providence” Oropesa sembra molto focalizzata a restituirci i fuochi d’artificio rossiniani con le loro difficoltà tecniche e la resa è vocalmente notevole (al netto di qualche minimo scivolamento sulle volate di colorature finali, peraltro vertiginose), anche se manca un po’ di verve comica nell’interpretazione del ruolo della Contessa Adele e nel giocare con le pieghe del fraseggio.

Lasciamo Rossini per arrivare a Donizetti, che a Parigi arriva e si afferma una volta che Rossini è già uscito di scena come compositore operistico. Del compositore di Bergamo viene dapprima proposta l’aria di Pauline “Ô ma mère, ma mère…qu’ici ta main glacée bénisse ton enfant” da Les martyrs (1840), adattamento di Poliuto per l’Académie Royale de Musique. Il brano è sicuramente ben cantato ma passa forse in secondo piano rispetto alle altre tracce. I brani da Lucie di Lammermoor (riadattamento in francese della Lucia di Lammermoor per il Théâtre de la Renaissance del 1839) sono splendidamente eseguite e a nostro avviso rappresentano la vera gemma di questa incisione. Viene eseguita l’aria d’entrata di Lucie “Que n’avons nous des ailes”, a sostituzione della celebre “Regnava nel silenzio” della versione italiana e rivisitazione di “Perché non ho del vento” da Rosmonda d’Inghilterra. Come nota Oropesa nel libretto l’aria differisce da “Regnava nel silenzio” da Lucia di Lammermoor per testo, significato e atmosfera. Oropesa rende eccellentemente le ornamentazioni del cantabile iniziale e fiorisce con grande pulizia e classe la cabaletta “Toi par qui mon coeur rayonne” dove incastona agilità, staccati, scale e un re sovracuto finale ben centrato. La musica è splendida e la versione francese di Lucia meriterebbe di essere rappresentata più di frequente.
Ultimo titolo incluso in questa registrazione è La fille du régiment (1840) composta per l’Opéra Comique e inizialmente un insuccesso (nota la stroncatura di Berlioz) salvo poi rivelarsi un successo di botteghino in Francia per i decenni a venire, con un migliaio di riprese fino ai primi de ‘900. Oropesa interpreta la nostalgica “Il faur partir” con sensibilità e varietà di sfumature essendo molto credibile nei panni di Marie che dice addio al reggimento. Splendida anche la resa di “C’est donc fair”. Alla celeberrima “Salut à la France” viene lasciato il compito di chiudere la registrazione e non ci poteva essere scelta migliore. Qui Oropesa appare pienamente coinvolta a livello di interpretazione e il suo canto fa andare di pari passo tecnica, ironia e brio musicale. L’ascoltatore termina così l’ascolto appagato e di buon umore.

La Dresdner Philharmonie diretta da Corrado Rovaris suona con morbidezza, sensibilità e pulizia, ma anche con il giusto piglio musicale quando serve. Rovaris aveva già collaborato con Oropesa e si nota un’ottima comprensione delle esigenze del canto e buona sintonia in termini di tempi e abbandoni lirici. Ben curati i soli strumentali. Puntuale il supporto del Sächsischer Staatsopernchor Dresden con alcuni membri del coro in veste di solisti impegnati negli interventi da pertichino. Da notare che anche se l’ingegneria acustica dell’incisione non è sempre ottimale, questo è dovuto ai requisiti di distanziamento durante la registrazione, effettuata ad aprile 2021 a pandemia ancora in corso.

Con 1h/5m di musica, questa registrazione è ben riuscita e concepita in modo pienamente coerente. Le arie proposte comprendono un variegato spettro di caratteristiche tecniche ed espressive, un po’ per tutti i gusti insomma. Il musicologo Francesco Izzo firma le note al cd, esaurienti e chiare nel delineare le peculiarità di questi titoli francesi di Rossini e Donizetti, dettagliando le differenze apportate rispetto ai lavori composti in precedenza dai due autori italiani.
Non resta ora che attendere una nuova registrazione, magari con un’antologia di arie belcantistiche italiane o, chissà, altri progetti sono in cantiere (magari un’integrale di Puritani?) Vedremo, nel frattempo attendiamo il debutto il prossimo novembre alla ROH come Alcina, mentre riferiremo presto della nuova registrazione di Theodora di Händel, dove Oropesa interpreta il ruolo del titolo.

ROSSINI & DONIZETTI – FRENCH BEL CANTO ARIAS

Lisette Oropesa soprano
Corrado Rovaris direttore
Dresdner Philharmonie
Sächsischer Staatsopernchor Dresden

Etichetta: Pentatone
Formato: CD
Registrazione effettuata nell’aprile 2021 al Kulturpalast di Dresda – Germania

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