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Roma, Auditorium Parco della Musica – Elektra (direttore Antonio Pappano)

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Che la forma di concerto snaturi un po’ l’essenza stessa dell’opera è cosa ormai data per assodata, e ciò vale anche e soprattutto per un titolo come Elektra di Richard Strauss, dove molti dettagli stanno nelle azioni e nei gesti degli interpreti oltre che nella musica. Tuttavia vi sono occasioni in cui si può fare a meno dell’azione scenica se la parte musicale è così dirompente da catapultare lo spettatore nel dramma rappresentato. Così è accaduto con Turandot lo scorso marzo e il miracolo si ripete parzialmente con Elektra che inaugura la nuova stagione di concerti dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia. Il perno rimane sempre il direttore musicale, Antonio Pappano, alla sua ultima inaugurazione in tale veste. Il suo debutto in questa opera doveva avvenire alla Royal Opera House di Londra nel giugno 2020 con una nuova produzione di Christof Loy e Nina Stemme nel ruolo del titolo. La pandemia ha cambiato le carte in tavola e Pappano propone a Roma per la prima volta in assoluto la sua lettura della quarta opera di Strauss.

Anche in questa occasione, Pappano dimostra di essere uno dei migliori direttori attualmente sulla piazza e propone una sua lettura di Elektra tesa ed estremamente teatrale. Grazie a un controllo del ritmo incalzante e perfettamente costruito, emerge un’opera che è vera tragedia classica, pronta a sconfinare spesso nel dionisiaco delle danze, ma che mai diventa bolgia incontrollata e fine a sé stessa. L’Orchestra dell’Accademia di Santa Cecilia asseconda ogni singolo gesto del direttore, mostrandosi compatta e serrata, decisamente in forma: Pappano quindi dosa i piani sonori con grandissima maestria aiutando gli interpreti laddove bisogna, senza per questo frenare troppo il ritmo o il suono.
I temi della partitura vengono messi in evidenza, sottolineandone l’aspetto melodico e la cantabilità, così che alcuni di questi acquistano maggiore rilevanza, mentre altri meno evidenti sembra di ascoltarli per la prima volta. L’attenzione al particolare viene comunque inserita in una visione d’insieme che non viene mai persa di vista: Pappano inserisce perfettamente quest’opera nella poetica di Strauss, in cui la ricerca delle dissonanze serve sempre a sottolineare una alterazione dello stato naturale delle cose, evitando quindi di mostrarla come semplice prolegomena o appendice delle avanguardie novecentesche, cosa che vari e blasonati direttori hanno provato a evidenziare, toccando magari solo quest’opera di tutto il corpus straussiano. Anche se manca in alcuni punti lo scavo cameristico che Strauss predicò per tutta la vita, nella lettura di Pappano si avvertono infatti rimandi alle atmosfere sensuali di Salome così come anticipazioni delle successive Ariadne auf Naxos e Daphne, in una lettura di stampo tardo-romantico che fa comprendere come il passaggio a Rosenkavalier non sia un passo indietro nella sperimentazione ma una passaggio naturale.

Tuttavia le noti dolenti vengono da scelte di cast non esattamente brillanti e che certo non possono soddisfare chi si aspettava una Elektra fatta di voci importanti. Ausrine Stundyte nel ruolo del titolo appare sicuramente più in forma rispetto alle recite salisburghesi, da noi recensite (qui il link), ma rimane l’impressione che il ruolo di Elektra non le appartenga veramente fino in fondo. La scrittura la mette spesso in difficoltà, sia nelle salite agli acuti, che risultano spesso appannati o molto tesi, così come le discese nei gravi piuttosto opachi. Pure quando la tessitura insiste nella zona centrale, la cantante lituana non appare sempre a suo agio, anche se ha modo di dimostrare in varie frasi che il suo è uno strumento veramente interessante, dal timbro molto personale e anche di volume considerevole, cose che in qualche modo le permettono di restare a galla. Tuttavia non si può dire che manchi il personaggio, tutto costruito a colpi di fraseggio e di recitazione intensa negli spazi del palco lasciati liberi dall’orchestra: ne esce una Elektra fragile e umanissima, anche quando lancia le sue varie insinuazioni alla madre e ad Aegisth.
Non brilla nemmeno Elisabet Strid nel ruolo di Chrysothemis. Pur a fronte di una vocalità gradevole, dotata di bel timbro e volume, riesce a emergere nella prima parte dell’opera – anche se non spicca neanche nel monologo “Ich kann nicht sitzen” – , mentre appare poco incisiva quando il ruolo insiste per intere frasi nel registro acuto, come nella parte finale. Petra Lang è una Klytämnestra vecchio stile, che si discosta dalle ultime visioni di questo personaggio di cui Waltraud Meier è stata interprete di riferimento: appare dunque come una anziana signora acida e grottesca, che culmina la sua scena con sguaiate risate, vezzo ormai francamente passato di moda. Lo strumento è corposo ma non è seducente, soprattutto nel registro acuto, mentre i centri e i gravi appaiono più a fuoco. La sua è dunque una interpretazione corretta ma che non lascia molto il segno. Kostas Smoriginas interpreta un Orest monolitico nella vocalità scura e ben tornita, così come nel fraseggio curato. Neal Cooper è un Aegisth vocalmente assai centrato, grazie a una voce chiara e ben espansa, ed evita ogni accenno macchiettistico di cui talvolta è preda questo personaggio.
Tra i comprimari spiccano il giovane servo di Leonardo Cortellazzi per il controllo del ritmo e del fraseggio, e il curato Precettore di Orest di Nicolò Donini, così come la ben timbrata ancella dello strascico di Bruna Tredicine. Tra le ancelle, meritano di essere menzionate Ariana Lucas, prima ancella assai centrata, e gli acuti taglienti di Katrin Adel (quarta ancella).
Al finale dell’ultima delle tre recite si registra un vero trionfo con standing ovation per Stundyte e Pappano, senza dimenticare le ovazioni indirizzate alla Strid. Nonostante tutto, una apertura di stagione sicuramente da ricordare.

Accademia Nazionale di Santa Cecilia – Stagione 2022/23
ELEKTRA
Tragedia in un atto op. 58
Libretto di Hugo von Hofmannsthal dalla tragedia di Sofocle
Musica di Richard Strauss

Elektra Ausrine Stundyte
Klytämnestra Petra Lang
Chrysothemis Elisabet Strid
Orest Kostas Smoriginas
Aegisth Neal Cooper
Der Pfleger des Orest Nicolò Donini
Die Schleppträgerin Bruna Tredicine
Die Vertraute Marta Vulpi
Ein junger Diener Leonardo Cortellazzi
Ein alter Diener Andrea D’Amelio
Die Aufseherin Maura Menghini
Erste Magd Ariana Lucas
Zweite Magd Anne Schuldt
Dritte Magd Monika-Evelin Liiv
Vierte Magd Katrina Adel
Fünfte Magd Alexandra Lowe

Orchestra e Coro dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia
Direttore Antonio Pappano
Maestro del coro Pietro Monti

Roma, 22 ottobre 2022

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