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Novara, Teatro Coccia – Valigie d’occasione e L’occasione fa il ladro

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Continua e si rinsalda la collaborazione fra il Teatro Coccia e il RossiniLab del Conservatorio Guido Cantelli di Novara, un laboratorio di pensiero e pratica esecutiva rossiniana, ideato e diretto da Giovanni Botta, che ha l’avvallo prezioso del Rossini Opera Festival e della Fondazione Rossini, di docenti e studiosi che si sono radunati quest’anno per preparare i giovani selezionati per l’esecuzione di una delle cinque farse veneziane composte da Rossini per il Teatro di San Moisè. L’anno scorso, fu la volta della Cambiale di matrimonio, oggi de L’occasione fa il ladro abbinata a una nuova composizione, in prima esecuzione assoluta, Valigie d’occasione, su musica di Joe Schittino, opera che viene messa in scena con lo stesso cast e regista, Matteo Mazzoni, al quale è affidato anche l’allestimento della farsa rossiniana.

Il progetto, studiato a tavolino con saggezza drammaturgica coerente e consequenziale, prevede di legare la nuova opera alla seconda senza interruzione, unendo il discorso dal ritrovamento, fatto in una valigia, di uno spartito rossiniano che verrà poi eseguito dagli stessi interpreti che hanno appena dato vita all’opera di Schittino, su soggetto Stefano Valanzuolo e libretto di Vincenzo De Vivo, la quale mette in scena una forma narrativa che funge da prologo per la farsa rossiniana, ne prepara l’andata in scena ripercorrendo consumati ma sempreverdi archetipi del teatro musicale, quali invidie e smanie per la proposizione di una cantata seria, fra fughe e ripensamenti della capricciosa prima donna, sostituzioni, rivalità, ansie risolutive dell’impresario, arrangiamenti da parte del compositore e un padrone di casa e committente molto comprensivo e pratico; sono alcune delle molte inconvenienze teatrali che avevano già caratterizzato diversi modelli di teatro musicale, mettendo in scena le fasi preparatorie di uno spettacolo di committenza privata in un gioco di teatro nel teatro che aveva appunto avuto riferimenti passati di inesauribile ricchezza.

A ripercorrerne l’alfabeto e a metterlo in contatto con quello rossiniano provvedono la musica di Schittino e l’assai ben congegnato libretto di De Vivo. La prima appare da subito, fin dall’ascolto della Sinfonia d’apertura, uno scrigno inesauribile di citazioni musicali che strizzano l’occhio a diversi generi musicali, facendo di questa piacevole partitura un luogo della memoria con molti richiami all’operetta, al musical, alla musica da film degli anni Sessanta, addirittura al varietà, dipanando il discorso musicale alla ricerca di quella particolare tinta Biedermeier al quale l’autore sostiene si richiami una vicenda che evoca ricordi e bizzarrie di un teatro musicale passato rivissuto con leggerezza vaporosa, aprendosi al presente con un linguaggio musicale godibile e ricco d’ironia sottile. Ed ecco, in mezzo al canto di conversazione, l’incedere sornione con cui vengono declinati i brevi pezzi d’assieme, la scena della prima donna Maria (“Tutto è silenzio!…Forse è il mio temperamento”) e il momento in cui all’accomodante padrone di casa gli artisti, da lui ingaggiati, propongono diversa musica atta a concludere la recita rabberciata all’ultimo. Gli vengono presentate diverse proposte, sempre da lui contestate: di Gluck (“per me è una barba…”), di Paisiello o Cimarosa (“certo, ma è sempre la stessa cosa…”), arie da camera di Farinelli…di Gazzaniga (“ma sempre quelle!”), fino a una cantata di Generali (“avete solo cose normali!”, afferma l’indispettito padrone di casa). Ed ecco che lo stesso padrone di casa ricorda, su un bel motivo musicale, che “Pare che a Pesaro ci sia un ragazzo, un tipo allegro, un mezzo pazzo che fa furore con le farsette”. Da una valigia viene tirata fuori una partitura: è L’occasione, una di quelle farse rossiniane evocate. Tutti sono felici per la trovata soluzione, ma prima di eseguire l’opera il padrone di casa desidera che il tutto venga celebrato dinanzi a una lauta mensa per gli artisti. Personaggi e interpreti ben calati nelle parti e vocalmente puntuali sono Chiara Fiorani (Maria), Semyon Basalaev (Giobatta), Maria Grazia Aschei (Lucia), Matteo Torcaso (L’impresario), Tianxuefei Sun (Il maestro di musica) e Davide Lando (Il padrone di casa).

Questa nuova e godibilissima opera funge dunque da cartone preparatorio per l’opera di Rossini; la stessa messa in scena lo fa comprendere mirabilmente, mostrando la grande cornice di un quadro, elemento scenico fisso per entrambe le opere, dotato di sipario: il medesimo che si aprirà, sulle note della Sinfonia della farsa rossiniana, sull’oscura notte tempestosa nella quale si imbattono Don Parmenione, il suo servo Martino e il Conte Alberto, con la pantomima che li presenta in balia del temporale fino all’ingresso nella locanda nella quale potranno rifocillarsi e dove avverrà lo scambio delle valigie che darà vita all’intreccio e alle “occasioni” che questo scambio determina. La regia di Matteo Mazzoni è lieve ed elegante, sostenuta dalle belle scenografie di Matteo Capobianco e dai costumi in stile ottocentesco davvero ben curati da Silvia Lumes. Si svelano fondali di profumo romantico, con bellissimi quadri pittorici, da quello della locanda a quello con il paesaggio sulla baia di Napoli con vista sul Vesuvio; quest’ultimo si colora a seconda dei momenti della giornata, con morbide luci color pastello, mostrando anche l’eruzione notturna del vulcano.

La riuscita dello spettacolo non si appoggia solo sulla indubbia bellezza del corredo scenico, ma anche sulla capacità che la regia ha nell’intingere la farsa nell’eleganza e, a momenti, nella malinconia. Peraltro la musica stessa di Rossini svela come ne L’occasione fa il ladro l’intreccio, più che farsesco, si colori di quel tono di mezzo carattere per mezzo del quale Rossini dipinge i suoi personaggi, sempre attraversati, nei caratteri, da quel concreto pragmatismo borghese e cinicamente lieve che li caratterizza, con tratti di delicatezza neoclassica che non stentano a farsi strada nelle arie di Berenice e del Conte Alberto. La medesima tinta che il genio pesarese aveva già messo a frutto con approdi stilistici più definitivi ne La pietra del paragone. Certo la gioia centrifuga della ritmicità rossiniana non manca, ma il merito della riuscita di questa esecuzione si appoggia anche sulla sensibilità direttoriale di Marco Alibrando, che prima, alla testa della precisa e sensibile Orchestra Sinfonica Carlo Coccia, sfoggia nell’opera di Schittino freschezza lieve e teatrale, così come, alle prese con la partitura rossiniana, realizza un tracciato musicale intriso di suoni leggeri, morbidi, ricercati nella cura di particolari strumentali che alle mezze tinte uniscono anche la vaporosità di suoni che sanno farsi all’occorrenza incalzanti. Un Rossini, il suo, per nulla ascritto ad una scontata e geometrica ritmicità, ma piegato alle ragioni di una eleganza che viene trasmessa anche ai valenti giovani che sono sul palcoscenico.

Si ammirano il Don Parmenione di Matteo Torcaso, ottimo vocalmente, misurato nell’espressione, addirittura composto ed elegante, qualità distintive anche al canto garbato del tenore Tianxuefei Sun nei panni del Conte Alberto. Il soprano Chiara Fiorani è una Berenice che trova il giusto equilibrio fra la dolcezza degli ariosi (come quello malinconico, “Vicino è il momento”, che la introduce) e la buona carica virtuosistica donata alla cabaletta della seconda aria. Semyon Basalaev, Martino, si disimpegna con onore nell’aria in cui presenta il carattere del suo padrone (“Il mio padron è un uomo), Maria Grazia Aschei è un’Ernestina irresistibile per grazia scenica ed eleganza di stile vocale, Davide Lando, Don Eusebio, appena apre bocca ha il senso del teatro delle parole che intona, come già mirabilmente mostrato nell’opera di Schittino. Insomma, una compagnia ben affiatata, vocalmente puntuale e stilisticamente ben preparata da un RossiniLab che prosegue il suo cammino in stretta sinergia con il teatro cittadino, trovando in esso costruttiva comunione d’intenti. Appuntamento al prossimo anno, per l’andata in scena de L’inganno felice.

Teatro Coccia – Stagione 2022
VALIGIE D’OCCASIONE
Opera in un atto
Soggetto di Stefano Valanzuolo e libretto di Vincenzo De Vivo
Musica di Joe Schittino

Maria Chiara Fiorani
Giobatta Semyon Basalaev
Lucia Maria Grazia Aschei
L’impresario Matteo Torcaso
Il maestro di musica Tianxuefei Sun
Il padrone di casa Davide Lando

L’OCCASIONE FA IL LADRO
Farsa in un atto
Libretto di Luigi Prividali
Musica di Gioachino Rossini

Don Eusebio Davide Lando
Berenice Chiara Fiorani
Conte Alberto Tianxuefei Sun
Don Parmenione Matteo Torcaso
Ernestina Maria Grazia Aschei
Martino Semyon Basalaev

Orchestra Sinfonica Carlo Coccia
Direttore Marco Alibrando
Maestro al cembalo Yirui Weng
Regia Matteo Mazzoni

Allievi selezionati nel progetto RossiniLab-Cantelli
Docente preparatore e direttore del RossiniLab-Cantelli
Giovanni Botta

Scene Matteo Capobianco
Bozzetti dei costumi ideati da
IPSAS Aldrovandi Rubbiani – Sezione Moda
Costumi curati da Silvia Lumes

Produzione Fondazione Teatro Coccia
in collaborazione con il RossiniLab-Cantelli
e con il patrocinio del Rossini Opera Festival,
Fondazione Rossini e European Opera Academy
Novara, 28 ottobre 2022

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